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Gli inquirenti che condussero l'operazione Malapianta

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Sconti nell’appello bis del processo Malapianta contro il clan Mannolo di San Leonardo di Cutro per racket sul turismo e narcotraffico.


CUTRO – Lievi sconti di pena nel processo d’appello bis scaturito dall’inchiesta che portò alle operazioni Malapianta e Infectio, con cui la Dda di Catanzaro inflisse un duro colpo al clan Mannolo di San Leonardo di Cutro. È ormai riconosciuta, col sigillo della Cassazione, l’operatività della cosca dedita al racket ai villaggi turistici e al narcotraffico. Riconosciuta anche l’organizzazione criminale finalizzata al narcotraffico. Ed è già divenuta definitiva, tra le altre, la pena di 30 anni di carcere per l’anziano boss Alfonso Mannolo, ritenuto al vertice dell’omonima consorteria mafiosa stanziata a San Leonardo di Cutro e proiettata nel Catanzarese e in Umbria.

GLI ANNULLAMENTI CON RINVIO

Ma al vaglio della Corte d’Appello di Catanzaro, in diversa composizione, erano approdate le posizioni di diversi imputati le cui condanne erano state annullate con rinvio limitatamente ad alcune delle accuse. Ecco come la Corte presieduta da Antonio Battaglia, con due distinti provvedimenti, si è pronunciata sia nei confronti degli imputati che hanno scelto il rito ordinario che il rito abbreviato.

RITO ORDINARIO

Era stata annullata con rinvio, limitatamente a due intestazioni fittizie, e confermata per il resto, la condanna a 19 anni comminata a Remo Mannolo, figlio del boss. Nei suoi confronti la Corte ha eliminato la pena di 1 anno. Assolti gli umbri Roberto Fusari e Renzo Tiburzi, che nel primo appello erano stati condannati rispettivamente a 2 anni e 6 mesi e 2 anni. Rideterminate le pene per Mario Cicerone, di Rieti, a 4 anni e 6 mesi; per Giuseppe Benincasa, di Cerenzia, a 7 anni; per Annunziato Profiti, di Vibo Valentia, a 2 anni e 8 mesi; per Paolo Menicucci, di Corciano, a 3 anni.

RITO ABBREVIATO

Assolto Mario Falcone, di Cutro, e contestualmente confisca revocata. Ci sono anche alcune pene rideterminate in seguito ad assoluzioni parziali o all’esclusione dell’aggravante mafiosa in relazione al narcotraffico. Sherif Arapi, albanese residente a Bastia Umbra, passa da 3 anni e 4 mesi a 2 anni. Antonio Barbaro, di Careri, passa da 14 anni a 10 anni e 8 mesi. Domenico Basile, di Guardavalle, da 4 anni e 8 mesi a 4 anni e 4 mesi.

Antonio Bevilacqua, di Crotone, da 10 anni a 8 anni e 8 mesi. Fabrizio Conti, di Perugia, da 3 anni a 1 anno e 4 mesi. Mario Cutrì, di Locri, da 14 anni e 10 anni e 8 mesi. Cosimo Manetta, di Crotone, da 11 anni e 5 mesi a 8 anni e 8 mesi. Daniela Mannolo, di Cutro, da 2 anni e 10 mesi a 2 anni. Leonardo Passalacqua, di Crotone, da 11 anni e 8 mesi a 8 anni e 8 mesi. Alessandro Perini, di Crotone, da 11 anni e 8 mesi a 8 anni e 4 mesi. Gregorio Procopio, di Botricello, da 10 anni a 8 anni e 4 mesi. Luigi Raso, di Isola Capo Rizzuto, da 12 anni a 8 anni e 8 mesi. Emiliano Regni, di Perugia, da 3 anni e 8 mesi a 1 anno e 6 mesi. Natale Ribecco, di Cutro, da 6 anni e 8 mesi a 3 anni.

STATUIZIONI CIVILI

Confermate le statuizioni civili disposte in favore della Regione Calabria, del Comune di Cutro (difeso dall’avvocato Salvatore Rossi) del gruppo Maresca, di Banca Unicredit. In favore, anche, di Alberghi del Mediterraneo srl – società che gestisce il villaggio turistico Porto Kaleo – e dell’imprenditore proprietario del villaggio stesso, vessato per anni dalla cosca Mannolo, il testimone di giustizia lametino Giovanni Notarianni, assistito, come anche la società, dall’avvocato Michele Gigliotti. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Nuccio Barbuto, Vincenzo Cicino, Paolo Carnuccio, Luigi Colacino, Luigi Falcone, Pietro Funaro, Salvatore Iannone, Pietro Pitari, Tiziano Saporito, Gregorio Viscomi e altri.

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