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Celebrati a Crotone i funerali di Francesca Anastasio madre del piccolo Dodò Gabriele ucciso dalla mafia a soli 11 anni


Grande partecipazione e profonda commozione ai funerali di Francesca Anastasio, madre di Domenico “Dodò” Gabriele, il bambino di 11 anni ucciso dalla ’ndrangheta mentre giocava a pallone. Le esequie si sono svolte questa mattina nella chiesa di Santa Rita a Crotone, davanti a una folla di cittadini, rappresentanti delle istituzioni e del mondo dell’associazionismo.

Accanto al feretro, il marito Giovanni Gabriele, visibilmente provato, ha stretto fino all’ultimo la mano della moglie, compagna di una battaglia di legalità e memoria portata avanti insieme per Libera in nome del figlio.

Le autorità presenti ai funerali di Francesca Anastasio, madre del piccolo Dodò

Alla cerimonia hanno preso parte numerose autorità civili, militari e religiose: il procuratore della DDA, Salvatore Curcio, il prefetto di Crotone Franca Ferraro, il prefetto di Salerno Vincenzo Panico, il questore Renato Panvino, il comandante provinciale dei carabinieri Raffaele Giovinazzo, e il colonnello della Guardia di finanza Pierfrancesco Bertini. Presenti anche il sindaco di Crotone Vincenzo Voce, quello di Crucoli Cataldo Librandi, rappresentanti dell’associazione “Dodò Gabriele” e numerosi cittadini che hanno voluto tributare l’ultimo saluto a Francesca.

L’omelia dell’arcivescovo Torriani: “Il coraggio della fede”

A concelebrare le esequie l’arcivescovo di Crotone-Santa Severina, monsignor Alberto Torriani, insieme a don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, e al parroco don Tommaso Mazzei. Nell’omelia, monsignor Torriani ha riflettuto sul senso della fede di fronte al dolore, ricordando che “non è un anestetico, ma la forza di interrogare Dio anche nel silenzio”. Ha poi invitato la comunità a non lasciare solo il marito Giovanni, domandando chi saprà ora sostenere la sua speranza.

Il presule ha indicato nella vita di Francesca un esempio di “parresìa”, quel coraggio spirituale che rifiuta la rassegnazione imposta dalla criminalità: «Ha trasformato una ferita profonda in una testimonianza che interroga le coscienze». Infine, l’esortazione: «Non abituiamoci al male, custodiamo la memoria come una coscienza viva che ci ricorda da che parte stare».

Le parole di don Luigi Ciotti: “Francesca, seme caduto in terra buona”

Commovente anche il ricordo di don Luigi Ciotti, che ha salutato Francesca ricordando il legame con il marito: «Se n’è andata con le carezze di Giovanni. Ho sempre pensato che mentre il respiro diventava leggero, la sua anima respirasse libertà». Nel suo intervento, don Ciotti ha definito Dodò “un gigante buono”, simbolo della purezza e dei sogni spezzati dalla violenza mafiosa, e ha lanciato un duro monito: «Non chiamiamola cultura: la ’ndrangheta è ignoranza, sopraffazione, vigliaccheria, violenza».

Ha poi ricordato la forza dei genitori di Dodò, capaci di trasformare il dolore in impegno civile, e rivolto ai giovani un invito alla responsabilità: «Ogni volta che incontrate un’ingiustizia non giratevi dall’altra parte. Ricordatevi di Dodò e dite: io scelgo la vita, scelgo la giustizia, scelgo l’amore».

Il suo ultimo saluto è stato un augurio di speranza: «Francesca, donna coraggiosa, madre nel dolore, testimone di vita, riposa in pace. Il tuo seme caduto in terra buona darà frutto».

I funerali di Francesca Anastasio: L’addio tra palloncini e una canzone d’amore per la madre di Dodò

All’uscita del feretro dalla chiesa, la comunità di Crotone ha salutato Francesca con un lungo applauso e con la canzone di Luca Barbarossa, “Portami a ballare”, accompagnata dal volo di tanti palloncini bianchi liberati nel cielo. Un gesto semplice e intenso, a siglare il saluto a una madre simbolo di coraggio e dignità, che insieme a suo marito ha trasformato una tragedia personale in un atto d’amore verso la vita, la giustizia e la memoria.

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