ILa conferenza stampa con il procuratore Nicola Gratteri

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CROTONE – Nuovo blitz contro le cosche del crotonese. La Guardia di finanza ha eseguito questa mattina un provvedimento di fermo (e un sequestro da oltre 30 milioni di euro) emesso dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Catanzaro nei confronti di 35 persone ritenute a vario titolo presunte appartenenti alle cosche di ‘ndrangheta di Crotone. In particolare, i 35 fermi sono equamente distribuiti tra San Leonardo di Cutro, dove è stata smantellata la cosca Mannolo, e trafficanti di droga di Crotone.

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Le accuse nei confronti dei fermati nell’ambito dell’operazione denominata Malapianta, sono, a vario titolo, associazione per delinquere di stampo mafioso, traffico di droga, estorsione, usura, porto illegale di armi e intestazione fittizia di beni.

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Secondo la ricostruzione degli investigatori, coordinati dal procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, è stata smantellata una “potentissima locale di ‘ndrangheta”. Tra i fermati ci sono anche esponenti provenienti da altri territori della Calabria oltre che dalla provincia di Crotone. Per eseguire i provvedimenti sono stati impiegati oltre 250 militari delle Fiamme gialle di Crotone, degli altri reparti della Calabria e dello Scico.

ECCO COME È PARTITA L’INDAGINE MALAPIANTA

Gratteri associato a Falcone

Molto forti le intercettazioni captate dagli inquirenti rispetto al procuratore Nicola Gratteri, definito «un morto che cammina», al punto da essere associato a Giovanni Falcone a sua volta colpito per avere «superato il limite». Una frase definita dagli inquirenti come «criptica ma carica di significato». 

L’intercettazione risale al 23 gennaio 2018, quando discutono Remo Mannolo, figlio del boss Alfonso, e Franco Falcone. Alla conversazione partecipa anche una terza persona che, però, non è indagata, ed un’altra non identificata. I quattro discutono dell’operato della magistratura e nello specifico la direzione del procuratore capo Gratteri, apostrofato con locuzioni ingiuriose («questo è un figlio di puttana»), responsabile dell’incisiva azione giudiziaria.

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I quattro associano la figura di Gratteri a quella di Giovanni Falcone, definendolo «morto che cammina», ossia un uomo consapevole dei pericoli insiti nella propria attività. Secondo gli inquirenti, «si tratta di considerazioni che non attenevano ad alcun concreto progetto omicidiario. Dalla disamina delle stesse emergeva più una timorosa reverenza».

Nell’intercettazione finisce persino il domicilio di Gratteri: «Ma questo dove abita…? a Catanzaro?», afferma uno di loro, «ma questo ha tutti posti segreti», risponde un altro, fino a chiosare «vabbè, volendo lo scoprono!».

Si tratta, comunque, ribadiscono gli inquirenti, non di una volontà di compiere un attentato, ma «della considerazione che il magistrato aveva intrapreso una incisiva azione repressiva di carattere giudiziario e, per tale ragione, inviso alle associazioni criminali». 

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Gratteri: controllavano tutto il territorio

«Alcune famiglie di ‘ndrangheta controllavano il respiro di un intero territorio della provincia di Crotone, l’indagine ha svelato i loro interessi». Queste le parole con cui Nicola Gratteri al Gr1 di Radio Rai ha illustrato i risultati dell’operazione Malapianta. «Avevano controllo assoluto sul territorio – ha aggiunto Gratteri – e chiedevano la tangente a tutti gli operatori turistici di quell’area, sottoponendoli anche ad usura; rilevavano tutte le attività commerciali al punto che oggi abbiamo sequestrato diversi distributori di benzina, alberghi, ristoranti e bar; vendevano cocaina in cinque regioni d’Italia e all’estero».

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Il Procuratore di Catanzaro ha evidenziato «che l’indagine ha preso il via grazie al coraggio di alcuni imprenditori che si sono ribellati alla ‘ndrangheta».

Il commento del Ministro dell’Interno Matteo Salvini

«Trentacinque arresti per ‘Ndrangheta a Crotone: grazie alle guardia di finanza, che ha messo in campo più di 250 uomini. Continua la pulizia, contro clan e delinquenti vari. E presto, col decreto Sicurezza bis, avremo nuovi strumenti per combattere scafisti, mafiosi e delinquenti che aggrediscono le forze dell’ordine. Dalle parole ai fatti». Questo il commento a caldo del ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Don Luigi Ciotti e i cittadini

«L’operazione contro la ‘ndrangheta fatta a Crotone rappresenta un bel segnale». Lo ha detto il fondatore di Libera, don Luigi Ciotti, commentando a Cassano allo Jonio l’operazione della Dda di Catanzaro contro la ‘ndrangheta denominata “Malapianta”.

«Da una parte – aggiunto don Ciotti – esprimo tutta la mia stima nei confronti degli organi investigativi e della magistratura, che devono essere potenziati per consentirgli di essere più efficaci e veloci. Dall’altra dico, ancora una volta, che come cittadini dobbiamo assumere un ruolo più attivo. La democrazia ha bisogno delle Istituzioni, ma anche che ognuno di noi faccia di più la sua parte. Basta con la rassegnazione, la delega, l’indifferenza o la neutralità. Soprattutto basta anche con i mormoranti, quelli che stanno sempre zitti ma poi quando sono in giro pettegolano, giudicano, etichettano. Dobbiamo fare un salto di qualità, oggi più che mai necessario per migliorare un Paese che dalla ricerca del Censis resa nota oggi é emerso come impaurito e ingessato. C’è bisogno di uno scatto ancora più forte nel contrasto alle varie forme di violenza, illegalità, corruzione e di mafia. Solo con il lavoro, la scuola, le politiche sociali e i servizi si può portare un contributo al cambiamento».

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