La Nazionale Sacerdoti e mister Buccianti
INDICE DEI CONTENUTI
- 1 LA NAZIONALE ITALIANA SACERDOTI A ISOLA CAPO RIZZUTO IL 23 APRILE
- 2 IL RACCONTO DI MISTER MORENO BUCCIANTI, ALLENATORE DELLA NAZIONALE DEI SACERDOTI
- 3 UNA PARTITA AMICHEVOLE IN ONORE DEI FESTEGGIAMENTI PER LA MADONNA GRECA
- 4 IL NOTEVOLE DIVARIO TECNICO TRA US ISOLA E NAZIONALE DEI SACERDOTI
- 5 LA SQUADRA NASCE PER FINI BENEFICI
- 6 NAZIONALE SACERDOTI, L’ETÀ MEDIA DEI GIOCATORI PIUTTOSTO ALTA
- 7 LA VITA E LA CARRIERA DI MISTER MORENO BUCCIANTI
- 8 DAL SETTORE GIOVANILE A FOLLONICA ALLA NAZIONALE DEI SACERDOTI
- 9 LA CRITICA AL SISTEMA CALCIO
- 10 LE DIFFICOLTÀ DELLA NAZIONALE ITALIANA
- 11 «LA NOSTRA NAZIONALE GIOCA DA DIO»
A Isola Capo Rizzuto la Nazionale Sacerdoti scende in campo contro l’Us Isola per un’amichevole benefica inserita nelle celebrazioni della Madonna Greca. Età media over 50, rosa di 87 sacerdoti e partite in tutto il mondo: l’avventura benefica della squadra di mister Buccianti arriva in Calabria il 23 aprile.
ISOLA CAPO RIZZUTO – «Da piccolino volevo diventare calciatore professionista e non ci sono riuscito; da allenatore volevo allenare in Serie A e non ci sono riuscito; con queste nazionali di religiosi speriamo, almeno, di aver guadagnato il paradiso». Queste le parole, ironiche, di Moreno Buccianti, mister delle nazionali dei sacerdoti e di quella delle suore.
LA NAZIONALE ITALIANA SACERDOTI A ISOLA CAPO RIZZUTO IL 23 APRILE
La Nazionale Italiana Sacerdoti il prossimo 23 aprile alle ore 16.30, farà tappa in Calabria, per la precisione allo stadio “S. Antonio” di Isola Capo Rizzuto, in un appuntamento in cui il calcio diventa soprattutto solidarietà, sfidando l’Us Isola, formazione di Eccellenza, per un’amichevole dal forte valore simbolico.
La partita è inserita nel programma delle celebrazioni dedicate alla Madonna Greca e promossa dall’associazione “Madonna Greca Aps Cultura e Territorio”.
IL RACCONTO DI MISTER MORENO BUCCIANTI, ALLENATORE DELLA NAZIONALE DEI SACERDOTI
Raggiunto telefonicamente, il presidente allenatore Moreno Buccianti, aggiunge: «L’associazione nasce nel 2005 ed è composta da sacerdoti accomunati dalla passione per il calcio. Il nostro scopo è portare il Vangelo attraverso un pallone e allo stesso tempo fare solidarietà. Siamo un’associazione no profit: con le nostre presenze e con le partite che disputiamo riusciamo a raccogliere piccole donazioni da destinare a diversi progetti».
Il meccanismo è semplice: si organizza l’evento insieme a parrocchie, associazioni o amministrazioni locali, si definisce un progetto da sostenere e l’incasso della giornata – tra biglietti, offerte e sponsor – viene destinato a iniziative caritative.
UNA PARTITA AMICHEVOLE IN ONORE DEI FESTEGGIAMENTI PER LA MADONNA GRECA
«La nostra presenza a Isola – chiarisce Buccianti – è a sostegno della festa della Madonna Greca. Siamo stati invitati da Giancarlo Affatato, che ho conosciuto l’anno scorso a Bassano Romano, durante la Juvi Leon Cup. Mi ha promesso che avrebbe organizzato qualcosa in Calabria. Negli anni al Sud abbiamo fatto qualche evento, uno, tra l’altro, allo stadio Ezio Scida a Crotone, per un triangolare con le forze dell’ordine, ma non molti rispetto al resto d’Italia: per noi è una gioia portare la squadra qui».
IL NOTEVOLE DIVARIO TECNICO TRA US ISOLA E NAZIONALE DEI SACERDOTI
Sulla carta, il divario tecnico con l’Us Isola è notevole. Ma Buccianti invita a leggere la gara con le lenti giuste: «Di solito riusciamo a scegliere avversari con valori tecnici simili ai nostri. Stavolta, contro una squadra di Eccellenza, saremo un po’ la Croce Rossa- commenta con autoironia – però quando si gioca per beneficenza non contano categoria e tasso tecnico: mi auguro che i giocatori dall’altra parte capiscano lo scopo della giornata e vivano la partita con lo spirito giusto. Se poi ci faranno anche qualche favore in campo, meglio» aggiunge ridendo.
LA SQUADRA NASCE PER FINI BENEFICI
La Nazionale Sacerdoti non partecipa a campionati: «La squadra – sottolinea – nasce per fini benefici, non potremmo sostenere un calendario fisso. L’impegno pastorale dei preti viene prima di tutto. Oggi abbiamo una rosa complessiva di circa 87 sacerdoti, provenienti da tutta Italia e di nazionalità diverse. Quando si organizza un evento apro le convocazioni, raccolgo le disponibilità e formo il gruppo. La formazione cambia continuamente e fino all’ultimo non so chi scenderà in campo: spesso, la mattina stessa, arrivano messaggi di qualche sacerdote costretto a rinunciare per un funerale, un’emergenza in parrocchia, un’improvvisa indisposizione. È la vita del prete, e noi ci adattiamo».
NAZIONALE SACERDOTI, L’ETÀ MEDIA DEI GIOCATORI PIUTTOSTO ALTA
Anche l’età media racconta che non siamo di fronte a una squadra di giovanissimi: «Andiamo dai 40 ai 55 60 anni – dice Buccianti -. Diciamo che è una squadra che gioca da Dio e il portiere fa i miracoli, almeno ci proviamo». Al di là delle battute, ovunque la Nazionale Sacerdoti suscita curiosità e simpatia.
«In questi 21 anni – ricorda – Isola Capo Rizzuto sarà all’incirca la nostra partita numero 759. Abbiamo calcato campi in tutta Italia, ma anche all’estero. Nel 2010, ad esempio, abbiamo giocato a Betlemme contro la nazionale palestinese: in quell’occasione ci siamo sentiti davvero messaggeri di pace, prima che le guerre tornassero a insanguinare quella terra. Per noi sono esperienze che restano nel cuore».
LA VITA E LA CARRIERA DI MISTER MORENO BUCCIANTI
La creatività di Buccianti non si è fermata alla squadra dei sacerdoti. «Nel 2021- racconta con una punta di orgoglio – ho “partorito” anche la prima Nazionale di suore al mondo che giocano a calcio. Ho dato vita sia al versante maschile che a quello femminile». Una scelta che nasce dalla sua storia personale: ex calciatore con trent’anni di esperienza, è allenatore abilitato Figc sia nel calcio a 11 (fino alla Serie D) che nel calcio a 5 (fino alla Serie A).
DAL SETTORE GIOVANILE A FOLLONICA ALLA NAZIONALE DEI SACERDOTI
«Allenavo già il settore giovanile e la prima squadra nella mia Follonica – ricorda – quando il parroco mi disse: “Ho saputo che fai l’allenatore, ti mando tre preti, vogliono giocare a calcio, dagli una mano”. All’epoca ero sommerso di impegni e gli risposi: “Don Enzo, per favore, lascia perdere”. Invece, quasi per forza, mi ritrovai a seguirli. Da allora è iniziato questo “delirio” meraviglioso: da bambino volevo diventare calciatore professionista e non ci sono riuscito, da allenatore sognavo la Serie A e non ci sono arrivato, ma con queste nazionali mi sono guadagnato il paradiso». Nel corso dell’intervista Buccianti allarga lo sguardo al calcio italiano, forte anche di un’esperienza pluriennale nello scouting per club professionistici. Ricorda di aver presentato alla Figc e ad alcune squadre di Serie A un progetto legato agli oratori, luoghi in cui storicamente nascevano molti talenti.
LA CRITICA AL SISTEMA CALCIO
«Con la Nazionale Sacerdoti e quella di suore – spiega – avevamo in mente di rilanciare l’oratorio come culla del calcio di base, un posto dove il bambino gioca, cresce, sbaglia e impara senza l’assillo di schemi e risultati. Oggi, invece, vedo pulcini che fanno diagonali e sovrapposizioni, bambini che urlano in campo come se fossero in finale di Champions, genitori e procuratori che li vivono come piccoli professionisti. A 12 anni c’è già il procuratore: così non va».
Da qui nasce la sua critica a un sistema che, a suo giudizio, ha dimenticato lo spirito del gioco: «Bisogna tornare ai campi polverosi di una volta – insiste – dove il prete con la tonaca tirava due calci al pallone. Oggi una famiglia arriva a spendere 600 euro l’anno per iscrivere un figlio alla scuola calcio: i bambini dovrebbero giocare gratis o quasi, divertirsi, non essere una voce di bilancio. La federazione dovrebbe investire di più sul settore giovanile, aiutare le società a fare formazione, non costringerle a fare business per sopravvivere».
LE DIFFICOLTÀ DELLA NAZIONALE ITALIANA
Il discorso scivola inevitabilmente sulle difficoltà della Nazionale maggiore, rimasta fuori dai Mondiali per tre edizioni. Buccianti non usa giri di parole: «Se non ricominciamo dalle basi, dai ragazzi italiani, sarà difficile tornare ai vertici. In Serie A spesso vediamo squadre con pochissimi italiani in campo. Non credo che da noi manchino i talenti, ma ci vuole tempo e coraggio per farli crescere. E intanto abbiamo già perso dieci anni».
«LA NOSTRA NAZIONALE GIOCA DA DIO»
In questo scenario, l’esperienza della Nazionale Sacerdoti appare quasi come un controcanto: un calcio che si ostina a restare popolare, formativo, legato alle comunità. «La nostra missione – sintetizza Buccianti – è stare vicino ai parroci, usare il pallone come strumento di incontro e di evangelizzazione. Io faccio un po’ di tutto: presidente, allenatore, magazziniere, fisioterapista, lavo le maglie».
E da buon “toscanaccio” conclude: «Comunque, la nostra nazionale “gioca da Dio” e “il portiere fa i miracoli”. Però, speriamo sempre che gli avversari abbiano “Misericordia” di noi».
COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA