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(Immagine generata con l'utilizzo di IA)

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La crescita degli autori sintetici, si corre il rischio di diventare consumatori passivi di scrittura artificiale postumana generata da sistemi di IA


L’invenzione della scrittura ha permesso agli esseri umani di compiere un salto evolutivo straordinario. Da quanto ci dicono gli studiosi, gli umani iniziarono a scrivere per scopi contabili e commerciali poco più di 5.000 anni fa, intorno al 3.500 a. C. Da allora, nonostante le perplessità che al tempo della Grecia antica Platone fa dire a Socrate nel Fedro, la scrittura è stata uno strumento formidabile per esprimere, conservare ed elaborare il sapere umano.

Oggi, dopo oltre cinque millenni nei quali le diverse civiltà umane hanno trovato nella loro capacità di scrivere un grande alleato, l’essere umano non è più l’unico soggetto capace di comporre testi usando linguaggi sofisticati che le culture del mondo hanno saputo sviluppare e utilizzare con grande efficacia. I dispositivi digitali per il tramite dei loro algoritmi sono diventati abili scrivani, talvolta più capaci, e sicuramente più veloci, degli umani.

I sistemi di IA generativa producono continuamente gigantesche quantità di testi, e poiché questa tendenza non sembra arrestarsi, tra poco tempo saranno i principali produttori di contenuti scritti. Così, per quanto questo possa apparire paradossale, le scritture umane diventeranno sempre più rare e preziose. Saranno testi minoritari che potranno subire lo stesso destino che hanno avuto le scritture degli amanuensi dopo la larghissima diffusione della stampa inventata da Gutemberg. Andranno conservate e protette dal diluvio delle scritture artificiali che non sono il prodotto diretto degli umani ma un inedito derivato delle scritture antropiche, ottenuto per ricombinazioni automatiche di queste.

SCRITTURA ARTIFICIALE E IA, LO STUDIO DEL 2025

Uno studio del 2025 ha accertato che il 74% delle pagine web create negli ultimi anni sono state generate in tutto o in parte da strumenti di IA. Mentre sui social media circa il 40% dei post pubblicati sono generati da sistemi di IA e una percentuale significativa degli account sono gestiti direttamente da chatbot senza alcun umano coinvolto nella pubblicazione e nell’interazione con altri utenti.

Su piattaforme social come Instagram e TikTok, il volume di immagini e video generati o profondamente manipolati dall’IA è aumentato del 300% rispetto al 2024. Gartner ha stimato che entro la fine del 2026, il 25% del traffico internet si sposterà dai motori di ricerca tradizionali verso i chatbot, che generano risposte sintetiche “al volo” invece di restituire contenuti creati da umani.

Sebbene sia praticamente impossibile stabilire un numero esatto, le stime attuali sulla percentuale di produzione di testi da parte dell’IA che sono pubblicati sul web per la fine 2026 sono impressionanti e potrebbero raggiungere il 90%, delineando un cambiamento epocale nella natura della scrittura. Queste stime si stanno rivelando molto vicine alla realtà, specialmente se consideriamo i contenuti ‘ibridi’, cioè testi scritti da umani ma corretti/rielaborati/estesi da sistemi di IA, o immagini create o ritoccate con sistemi artificiali generativi.

OLTRE UN MILIARDO DI PERSONE NEL MONDO USANO I MODELLI DI IA

A tutto questo vanno aggiunte le scritture che quotidianamente sono prodotte, su richiesta umana, da sistemi come ChatGPT, Gemini, DeepSeek o Claude durante il lavoro quotidiano di oltre un miliardo di persone che nel mondo usano questi strumenti software.

I sistemi artificiali generativi oggi, infatti, preparano email (circa l’80% delle email aziendali sono elaborate tramite l’IA), documenti, report economici e scientifici, articoli, addirittura interi libri, traduzioni, arringhe, sentenze, omelie, compiti scolastici e quanto altro è loro richiesto da persone in carne e ossa che si intestano opere documentali che invece hanno un’origine artificiale.

Il mondo della comunicazione è quello che sta subendo la trasformazione più radicale. Il 94% dei professionisti del marketing dichiarano di usare regolarmente strumenti di IA per la creazione di contenuti. Solo due anni fa, il 65% non la usava affatto, mentre oggi quella cifra è scesa al 6%. L’uso dell’intelligenza artificiale ha ridotto del 55% il tempo necessario per completare task creativi e di scrittura, permettendo una produzione di massa che gli esseri umani da soli non potrebbero sostenere.

SI VIAGGIA VERSO UN DIALOGO TRA MACCHINE CHE ESCLUDE LE PERSONE

Questo massiccio afflusso di contenuti artificiali spinge verso un approdo che è quello di un dialogo tra macchine dal quale sono escluse le persone. Cioè l’IA che scrive per l’IA. Innumerevoli siti web, account di social media e ambienti di IA professionali scrivono e pubblicano articoli generati da sistemi di IA che vengono indicizzati da motori di ricerca che, a loro volta, usano l’IA per riassumerli e spiegarli. Il traffico web generato da agenti di IA e chatbot, che leggono e sintetizzano contenuti per noi, è cresciuto del 7.851% nell’ultimo anno.

Ciò significa che i sistemi software non soltanto scrivono i contenuti, ma sono anche i principali lettori e lo saranno ancor di più nel prossimo futuro. Infatti, mentre già oggi nei forum e nei commenti dei social, la percentuale di interazioni generate da chatbot basati su LLM è stimata tra intorno al 40%, abbiamo già social media esclusivi per chatbot artificiali come Moltbook, un social network nel quale milioni di bot scrivono e interagiscono tra loro senza permettere a nessun umano di intervenire nei loro dialoghi.

Tra le tante questioni che genera questo scenario, va considerato il problema della qualità e della fiducia. Questa saturazione di scritture artificiali sta banalizzando l’opera dello scrivere e il contenuto di quello che viene generato. Allo stesso tempo cresce l’esigenza di strumenti per il ‘watermarking’ (una filigrana digitale che certifichi l’origine di un contenuto) e la certificazione del contenuto umano. La sfida di domani non è soltanto creare contenuti che abbiamo origine umana, ma dimostrare che sono stati creati da una persona!

IA E SCRITTURA ARTIFICIALE, SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO

Dunque, il panorama dei contenuti prodotti con strumenti digitali ha superato il punto di non ritorno. I numeri attuali e ancor di più le tendenze non indicano soltanto una crescita, ma una vera e propria sostituzione dei processi di creazione umana con quelli sintetici e questa sostituzione costituisce un fenomeno di valenza storica. Dopo oltre 5.000 anni di scritture umane entriamo nella fase della scrittura postumana che marginalizza l’autore biologico e crea nuove forme linguistiche e quindi nuovi linguaggi sulla base di potentissime combinazioni algoritmiche di lemmi, espressioni e frasi.
Mentre la quantità di contenuti artificiali esplode, il costo della creazione è sceso quasi a zero. Di conseguenza, il valore della scrittura è cambiato.

Nel prossimo futuro un contenuto che può dimostrare di non essere stato elaborato in nessun modo da un sistema di IA avrà un valore superiore rispetto ad uno scritto sintetico.

Dunque, se come dicono molti studi nei prossimi anni il 90% del contenuto sarà generato dall’IA, il restante 10% creato da uomini e donne in carne ed ossa acquisirà un valore di professionale e culturale immensamente più alto, fino a rischiare di diventare un bene di lusso.

SIAMO DAVANTI AD UNA MUTAZIONE PROFONDA DELL’ESPERIENZA UMANA

Passare il testimone della scrittura ai sistemi automatici non è soltanto un cambio di strumento, ma una mutazione profonda dell’esperienza umana. Insieme ad altri, l’antropologo e filosofo Walter J. Ong ha spiegato nel suo saggio “Oralità e scrittura” come il passaggio dalla comunicazione orale alla scrittura ha permesso all’uomo di passare da un pensiero che lui chiama “aggregativo” (fondamentalmente basato sulla memoria e sulla ripetizione) a un pensiero analitico, astratto e introspettivo. Secondo Ong, senza la scrittura l’uomo non avrebbe potuto sviluppare la logica moderna o la coscienza di sé come individuo particolare all’interno di un gruppo sociale.

La scrittura è dunque una tecnologia che si è mostrata strategica per gli esseri umani. Ma non possiamo credere sia soltanto una questione tecnica perdere il dominio della scrittura, perché dietro ogni scrittura di valore c’è il pensiero umano. Quindi è reale il rischio di diventare consumatori passivi di scritture generate da sistemi artificiali, perdendo il controllo sul pensare e sul descrivere il nostro senso del mondo. Una sfida cruciale sarà quindi decidere quali spazi di scrittura proteggere come esercizio di civiltà e di umanità.

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