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COSENZA – Nicola Cosentino è un giovane scrittore. Ha ventotto anni e due libri alle spalle (“Cristina d’ingiusta bellezza”, Rubbettino e “Vita e morte delle aragoste”, Voland). Negli ultimi due anni ha fatto su e giù tra Milano e il capoluogo bruzio, ma da circa quindici giorni si è stabilito in Lombardia, dove vive con la ragazza, tra un trasloco e l’altro. Aspetta di capire quando potrà tornare in Unical per discutere la sua tesi di dottorato sul tema – ironia della sorte – “Scenari distopici e apocalittici nel romanzo”.

«Stiamo vivendo giorni emotivamente forti – racconta – respiriamo il turbamento che c’è nell’atmosfera. Milano è un po’ diversa dal solito, ma offre ancora tanto, nonostante sia un po’ più desolata. Ha gli strumenti per reagire presto. In Calabria non ci sono gli stessi strumenti, la crisi che c’è qui avrebbe una portata drammatica. Per questo sentiamo la responsabilità civile e sociale di non tornare a casa».

Sì perché Nicola e la ragazza avevano in mano i biglietti aerei per Lamezia Terme. Andata il 27 febbraio e ritorno l’1 marzo, acquistati prima di Natale. «Abbiamo seguito i consigli e già la scorsa settimana abbiamo deciso di restare qui». In una città dove, soprattutto nelle ultime ore, è diventato difficile respirare la normalità. «Usciamo pochissimo. La mia ragazza, grazie allo smart working messo a disposizione dall’azienda, resta tutto il giorno a casa, io vado a fare la spesa. Lavoro nel mondo dell’editoria e della cultura, un settore messo in grave crisi dall’emergenza, con incontri, presentazioni ed eventi annullati. Quando sono a casa leggo e scrivo, probabilmente il mio lavoro è il più adatto per affrontare questa situazione. Ma ci sentiamo un po’ come dei marziani, anche se siamo fortunati ad essere in coppia. Qui tutti hanno la sensazione che la crisi potrebbe durare a lungo. Si è un po’ più ostili nei confronti del passante, nei supermercati c’è tensione, ma non ho mai assistito a psicosi collettive. Sono sereno, nella storia è accaduto anche di peggio. Certo, mi fa strano vedere ancora tante persone anziane per strada».

Nicola fa parte di una piccola comunità di cosentini “di stanza” a Milano. Ma in questi giorni i rapporti si limitano alla corrispondenza telefonica. «Siamo tutti rimasti qui. I parenti hanno capito e accettato la nostra scelta. Abbiamo sentimenti comuni a chi vuole vedere la famiglia, a chi in questi momenti difficili vuole sentirsi a casa. Ma è un sacrificio che bisogna assolutamente fare. Abbiamo rinunciato a malincuore ai nostri voli prenotati, sono qui con un bagaglio a mano da gennaio. Da un punto di vista emotivo, posso capire chi è partito sabato notte. Non apprezzo questa condanna trasversale nei loro confronti, ognuno ha una storia a sé. La semplificazione non aiuta. Ma penso comunque che quanto successo sia grave. Andava evitato questo esodo, per rispetto di chi è a casa. Lo Stato serve anche a prevenire e forse, in questo caso, non si è fatta abbastanza prevenzione».

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