La sala del Consiglio regionale della Calabria
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Nel Consiglio regionale della Calabria, il centrodestra apre alle elezioni a distanza: si al voto online ma fa muro sulle videocall in commissione
DA un lato pionieri, dall’altro conservatori. È un Consiglio regionale a doppia velocità quello che si è visto ieri durante i lavori della prima Commissione, deputata a occuparsi di Affari istituzionali, riforme, norme elettorali. La maggioranza di centrodestra si è mostrata pronta a fare la rivoluzione sul voto, supportando il progetto di legge del presidente di commissione Orlandino Greco, che propone di introdurre la modalità telematica per consentire ai calabresi residenti all’estero di poter esercitare il proprio diritto di voto.
Quando però si è trattato di discutere la modifica di regolamento proposta da Ferdinando Laghi per introdurre la possibilità nelle commissioni di audizioni a distanza, così da ampliare la partecipazione, il centrodestra ha mostrato più di un’obiezione. Chi assiste dall’esterno non può che cogliere il paradosso: se si è pronti a ricorrere alle innovazioni in un ambito delicato come quello elettorale – che coinvolge segretezza del voto, affidabilità delle piattaforme e sicurezza informatica – perché si fa resistenza su una pratica che, dalla pandemia in poi, è diventata comune in molte assemblee istituzionali, Parlamento compreso?
IL VOTO TELEMATICO
La proposta di Orlandino Greco vuole agire soprattutto da pungolo per aprire una discussione nelle altre regioni e a livello centrale, dal momento che – lo dice lo stesso presidente aprendo i lavori della commissione – si tratta di materia statale. «Esistono larghi margini per dare il giusto input» ha detto Greco.
Il progetto di legge prevede la possibilità per i calabresi residenti all’estero e iscritti all’Aire di votare accedendo a una piattaforma telematica (da realizzare) «tramite sistemi di identità digitale certificati», come Spid o Cie. Il sistema dovrà garantire «segretezza del voto, unicità, protezione da attacchi informatici». L’istituzione della piattaforma, gli strumenti di accesso, le modalità di scrutinio saranno regolamentate – delega la proposta – dalla Giunta regionale.
Per arrivare in aula, però, il testo avrà bisogno di un robusto intervento di rielaborazione, perché sono diversi i rilievi mossi dal Settore assistenza giuridica del Consiglio regionale, condivisi dallo stesso presidente Greco. A partire dalla necessità di interloquire con il Viminale, perché le Regioni hanno sì competenza sul sistema elettorale ma non hanno la facoltà di differenziare le modalità di esercizio del diritto di voto per categoria di elettori, che è di stretta competenza statale. L’ufficio legislativo, inoltre, segnala come criticità il rinvio a regolamenti di Giunta per la definizione dei mezzi che dovranno garantire la segretezza e l’unicità del voto. Meglio che a disciplinarli sia la legge, soprattutto se statale.
Le obiezioni dell’opposizione
Numerose anche le obiezioni dell’opposizione, in aula con Enzo Bruno (Tridico presidente). Dal rischio incostituzionalità ai dubbi sulla copertura finanziaria, dall’opportunità di introdurre questa innovazione con una legge autonoma anziché con una modifica alla legge elettorale della regione, fino alla disparità di trattamento che si potrebbe determinare con studenti e lavoratori fuori sede ai quali non verrebbe garantita la possibilità di accedere al voto telematico. «Esistono, dunque, oltre ai rilievi del Settore Assistenza Giuridica, ostacoli da rimuovere – ha concluso Bruno – Rimane, comunque, la funzione positiva che è quella di fare da stimolo all’azione del Governo».
Greco ha concordato sull’opportunità di allargare il voto telematico ai fuori sede. «Grazie per i suggerimenti, io credo che il voto elettronico sia nell’ordine delle cose. L’obiettivo è pervenire alla stesura di una proposta condivisa» ha concluso, aggiornando il prosieguo della discussione a una prossima seduta.
LE AUDIZIONI ON LINE
Chiusa (per ora) la discussione sul voto telematico, la commissione è passata a esaminare la proposta di provvedimento amministrativo depositata da Ferdinando Laghi (Tridico presidente) che mira a introdurre una modifica al regolamento interno del Consiglio regionale, che introduce la possibilità di tenere le audizioni degli esterni anche da remoto, nei casi in cui fossero impossibilitati a partecipare.
«Uno strumento di buon senso, altre Regioni si sono già adeguate» ha commentato, a supporto, il collega di gruppo Enzo Bruno. La proposta di Laghi prevede che l’audizione da remoto possa essere richiesta in circostanze specifiche – impedimenti di salute o ragioni di sicurezza pubblica – e che ad autorizzarla sia il presidente di Commissione. «Questa modalità è già prevista per le sedute dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale – ha ricordato Laghi – La proposta trae spunto da esigenze emerse quali, ad esempio, la necessità di audire i testimoni di giustizia nelle sedute della Commissione contro la ‘ndrangheta».
L’accoglienza del centrodestra è stata, diciamo così, tiepida. Per Marco Polimeni (Forza Italia) serve «una definizione più puntuale» dei casi in cui può essere richiesta l’audizione da remoto «per evitare margini di discrezionalità» e scongiurare «il rischio di perdita di centralità delle Commissioni». Più netta la contrarietà di Riccardo Rosa (Noi Moderati). «Si snatura il funzionamento delle commissioni e non si garantisce riservatezza» ha detto. «Il provvedimento è in linea con la normativa sulla privacy, come certificato dalla relazione del garante dell’Unical. Le osservazioni mi sembrano superabili» ha replicato Laghi, che proporrà degli emendamenti per arrivare a una versione più condivisa della proposta. Sarà allora che si misurerà la volontà politica del centrodestra.
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