Il minuto di silenzio in Consiglio regionale in ricordo dei braccianti uccisi ad Amendolara
INDICE DEI CONTENUTI
- 1 OCCHIUTO: NON DIMENTICHIAMO AMENDOLARA, MA NON DIMENTICHIAMO CUTRO
- 2 BRUNO “CHIAMA” LA COMMISSIONE ANTI ‘NDRANGHETA
- 3 LE PROPOSTE DELLA MINORANZA
- 4 MADEO (PD): NON SIAMO TUTTI UGUALI
- 5 ROSA (NOI MODERATI): «NON SI GETTINO OMBRE SULLA NOSTRA AGRICOLTURA»
- 6 FALCOMATÀ (PD): AVETE LE MANI SPORCHE DI SANGUE
Nel Consiglio regionale dedicato al tema della lotta al caporalato dopo la strage dei braccianti ad Amendolara, il presidente Occhiuto ha detto che la Regione vuol farsi carico delle spese di viaggio dei familiari che saranno chiamati a venire in Italia per riconoscere i corpi e quelle per il rimpatrio delle salme. Serve però una norma: il Consiglio potrebbe votare un emendamento alla prossima variazione di bilancio. Falcomatà all’attacco: «Avete le mani sporche di sangue»
La Regione Calabria è pronta a farsi carico delle spese per il rimpatrio delle salme dei quattro braccianti stranieri arsi vivi ad Amendolara, ‘puniti’ per essersi ribellati ai propri sfruttatori. E ancora prima dei costi del viaggio dei familiari, che potranno essere chiamati in Italia per procedere con il formale riconoscimento dei corpi.
Per farlo, però, serve una norma. Il presidente della Regione Roberto Occhiuto ha proposto oggi (8 giugno 2026) all’aula, impegnata nella discussione sul tema del contrasto al caporalato, di preparare un emendamento, che potrebbe essere portato al prossimo Consiglio, insieme a una variazione di bilancio destinata al voto. «Si tratterà di poche migliaia di euro, ma è una cosa, un piccolo gesto che, a mio avviso, merita di essere compiuto da una Regione che, ancora una volta, vuole dimostrare il proprio livello di civiltà e di attenzione verso la sofferenza di chi è venuto in Calabria alla ricerca di una vita migliore» dice il presidente nel suo intervento.
OCCHIUTO: NON DIMENTICHIAMO AMENDOLARA, MA NON DIMENTICHIAMO CUTRO
Intervento che aveva cercato di tenere insieme questi due piani: non minimizziamo quello che è successo, ma non ci autoflagelliamo. «Non dimentichiamo Amendolara. Ma non dimentichiamo neanche Cutro. La Calabria è sempre la regione che dopo quel terribile naufragio fu d’esempio all’Italia come terra solidale e d’accoglienza» spiega.
Occhiuto dice di aver apprezzato il tono del dibattito e anche «quasi» tutti gli interventi della minoranza. E rivendica l’impegno della Regione, che molte cose «le aveva già fatte prima di Amendolara» o sono comunque in corso. Dall’impegno per smantellare la tendopoli-ghetto di San Ferdinando ai fondi riprogrammati per il social housing ai bandi per l’acquisto di van da destinare al trasporto dei braccianti.
«Le norme oggi prevedono sanzioni per le aziende agricole coinvolte che arrivano fino alla confisca dei terreni. E questo agisce in tanti casi da deterrente. Le dinamiche dello sfruttamento – spiega il governatore – si sono spostate altrove: trasporti, alloggi, si lucra addirittura sul panino e la bibita del pranzo che arrivano a costare per i braccianti 10/15 euro. Per questo dobbiamo intervenire su questi aspetti. E dobbiamo intervenire sull’integrazione, perché il solo lavoro, da offrire ai migranti che arrivano nel nostro Paese, può diventare terreno di speculazione dei caporali».
Respinge poi la tesi che la sua Regione non sia impegnata nel contrasto alla ‘ndrangheta. «Noi la contrastiamo dal primo giorno. Collaboriamo con le Procure, la Guardia di Finanza, tutte le forze di Polizia e abbiamo aperto le nostre banche dati alla Dia» replica.
Nel corso del dibattito – aperto da un minuto di silenzio per le vittime – qualche punto di convergenza tra i banchi di maggioranza e minoranza si è registrato: sul fatto ad esempio che le norme esistano (quella nazionale dal 2016, quella regionale dal 2018) ma che vadano fatte rispettare. Le distinzioni ci sono state sul diverso grado di responsabilità del livello politico e del comparto agroalimentare calabrese. Il centrodestra, sul secondo punto, è stato molto più prudente.
BRUNO “CHIAMA” LA COMMISSIONE ANTI ‘NDRANGHETA
«Davanti a tragedie del genere il Consiglio regionale deve fare la propria parte» dice il capogruppo di “Tridico presidente” Enzo Bruno, che ha chiesto la convocazione della commissione anti ndrangheta e l’avvio di un ciclo di audizioni.
«Quando migliaia di persone vivono in una zona grigia fatta di precarietà, lavoro irregolare, assenza di tutele e condizioni abitative spesso indegne di un Paese civile, non siamo soltanto di fronte a una questione sociale. Siamo di fronte a un contesto che può diventare terreno fertile per forme di sfruttamento e di condizionamento da parte della ‘ndrangheta, che prospera proprio nelle aree dove i diritti arretrano e la presenza dello Stato si indebolisce».
La richiesta, in aula, è stata accolta dal presidente della commissione Marco Polimeni.
LE PROPOSTE DELLA MINORANZA
Si fa presto a parlare di controlli, quando mancano gli ispettori del lavoro. «Una carenza di 3.600/3.900 in tutta Italia» fa notare Ferdinando Laghi (Tridico Presidente). E non basta fare concorsi, ma serve anche pagarli di più perché molti «si dimettono». In Calabria insiste su trasporti e mediatori culturali, suggerendo di coinvolgere il terzo settore: nella Sibaritide ci sono già esperienze positive come la Cives a Cassano. Filomena Greco (Italia Viva) mette sul tavolo la questione alloggi. «Leggo di dormitori, magari nelle aziende. Ma non si sostituiscono i ghetti con ghetti più belli – dice – Si investa su beni pubblici inutilizzati, beni confiscati, housing social». Confessa poi di non esser andata alla manifestazione di Amendolara perché «penso che la politica le risposte le debba dare nelle istituzioni e mi sentivo male ad andare lì, sapendo che ci sono leggi e strumenti e che non riusciamo a farli applicare».
MADEO (PD): NON SIAMO TUTTI UGUALI
La collega dem Rosellina Madeo sul punto dissente. «Io sono fiera di aver partecipato alla manifestazione, non è vero che abbiamo tutti le stesse responsabilità – spiega – Appartengo a quella parte politica che non ha mai fatto finta di non vedere, tanto che da tempo si chiede l’abolizione della Bossi Fini e la riscrittura di una legge che finalmente preveda la riapertura di canali di ingresso legali ed equi, contrastando lo sfruttamento e il lavoro nero».
Elisa Scutellà (M5s) sposta l’attenzione sul ruolo delle aziende: «Quando andiamo alle fiere agroalimentari e mettiamo in mostra i nostri prodotti, ci chiediamo se lungo la filiera le norme siano state rispettate?».
ROSA (NOI MODERATI): «NON SI GETTINO OMBRE SULLA NOSTRA AGRICOLTURA»
Sul punto Riccardo Rosa (Noi Moderati) alza le barricate. «Il fatto è successo ad Amendolara, ma non lavoravano in Calabria. Si faccia più attenzione quando si fanno certi riferimenti, anche alla nostra promozione: per ora dalle indagini non emergono riferimenti all’agricoltura calabrese» dice. I quattro braccianti – e i coinquilini che vivevano con loro ammassati in un unico appartamento a Villapiana – erano impegnati nella raccolta delle fragole, eccellenza lucana, a Scanzano, è vero. Ma l’agricoltura vive di stagioni e di campagne. Quei van che ora viaggiano in direzione metapontino, nei mesi scorsi magari erano nella Sibaritide per le arance e fra qualche settimana andranno verso la Puglia, per i pomodori.
FALCOMATÀ (PD): AVETE LE MANI SPORCHE DI SANGUE
Anche Falcomatà (Pd), come Madeo, non ci sta a farsi tirare dentro il “siamo tutti responsabili”. «C’è una legge regionale del 2018, prevedeva l’istituzione di presidi sanitari mobili, il trasporto dei lavoratori, distribuzione di acqua e viveri per il lavoratori stagionali. È rimasta sulla carta. Nel 2022 veniva previsto un tavolo tecnico dall’assessore Minasi che avrebbe dovuto rappresentare un passaggio decisivo per il contrasto al caporalato.
Un altro tavolo è stato istituito meno di due mesi dall’assessore Straface, ora ne avete previsto un altro in VI commissione. Abbiamo più tavoli dell’Ikea – dice – I l punto è che le misure esistono, la gestione è ferma, riflesso di un Paese e di un Governo che discute in maniera ossessiva di immigrazione e mai di sfruttamento, straparla quando si parla di sbarchi e non di schiavitù, si indigna degli eccidi e non della retribuzione del lavoro a tre euro all’ora. Cosa avete fatto in questi anni? Avete le mani sporche di sangue, perché questa era una tragedia che si poteva evitare».
Gli replica Daniele Iiriti (Fratelli d’Italia). «Non mi pare che lei in questi anni non abbia avuto ruoli. Conosce la situazione nella Piana, conosce la situazione di San Ferdinando. Lei è stato sindaco della città metropolitana, non può dire che non avesse responsabilità – dice – Non possono esserci steccati ideologici su queste questioni, tutti dobbiamo interrogarci se qualcosa non ha funzionato».
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