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La Cittadella regionale

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Pubblicata sul Burc la richiesta di referendum presentata ad aprile dalla minoranza: per la Regione Calabria un atto obbligato dopo la pronuncia della Corte d’Appello e la sospensiva negata dal Tar. La Cittadella, però, confida nella prossima udienza del 2 settembre


SUL bollettino ufficiale della Regione Calabria è stata pubblicata la richiesta di referendum popolare sulla legge di revisione statutaria che ha introdotto i sottosegretari e ampliato la Giunta a nove componenti, depositata dai consiglieri di minoranza lo scorso 28 aprile. Si tratta di uno degli adempimenti dell’iter che dovrebbe portare (ma il condizionale è d’obbligo) alla celebrazione della consultazione.

Perché la pubblicazione sul Burc arriva solo ora? Perché era ormai un atto obbligato, dopo l’ordinanza dell’ufficio centrale per il referendum della Corte d’Appello che ha dichiarato ammissibile il referendum e il decreto del Tar Calabria con cui è stata rigettata la richiesta di sospensiva chiesta dall’avvocatura regionale.

Questo non significa, naturalmente, che il referendum alla fine si terrà. Il ricorso contro la pronuncia della Corte d’Appello è ancora pendente davanti al Tar e per il 2 settembre è fissata la Camera di Consiglio per la trattazione collegiale.

SOTTOSEGRETARI, COSA PREVEDE L’ITER PER IL REFERENDUM IN CALABRIA

Nell’attesa, però, la Regione deve procedere secondo il cronoprogramma scandito dalla legge 45 del 2025, la normativa che disciplina il referendum popolare sullo statuto. Cosa troviamo scritto sul Burc? Innanzitutto un brevissimo riepilogo delle tappe della vicenda: la presentazione della richiesta di referendum (28 aprile scorso), l’ordinanza dell’ufficio centrale della Corte d’Appello che lo ha dichiarato ammissibile (2 luglio), infine la pronuncia del Tar che, in sede monocratica, ha rigettato la richiesta di sospensiva.

Segue il quesito, in cui si chiede di dichiararsi favorevoli o meno alla legge di revisione statutaria dello scorso gennaio. Quali sono i prossimi passi? Posto che la verifica della regolarità della richiesta da parte del segretario possiamo darla per svolta (c’è stato anche già il ricorso alla Corte d’Appello e la relativa pronuncia) a questo punto la palla passerebbe al presidente. La legge dice che ha quindici giorni per indire il referendum. Può fissare la data «in una domenica compresa tra il sessantesimo e il centoventesimo giorno successivo all’emanazione del decreto stesso». Di tempo, insomma, ce n’è per attendere i tempi del ricorso, prima di arrivare al voto.

In ogni caso, se la Regione dovesse perdere anche davanti alla giustizia amministrativa, il referendum difficilmente si terrà. Il presidente Occhiuto su questo è stato chiaro. Se i ricorsi dovessero andar male per la Regione, si provvederà a modificare la legge, abrogando la parte in cui si istituiscono i sottosegretari.

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