Roberto Occhiuto
2 minuti per la letturaI rilievi della Corte dei conti sull’uscita dal Commissariamento della Sanità Calabrese non preoccupano il presidente Roberto Occhiuto che annuncia l’avvio dell’attività da assessore e non più da commissario
ROMA – La questione dell’uscita della Calabria dal commissariamento della Sanità non sembra essere una partita chiusa. La Corte dei Conti vuole vederci chiaro. In particolare i magistrati contabili si concentrano sul decreto licenziato dal Consiglio dei ministri il 22 aprile che ha sancito l’uscita dal regime commissariale. C’è da dire che il governatore Occhiuto non mostra alcuna preoccupazione. E a margine dell’incontro “Il coraggio di innovare” a Roma – riporta l’agenzia di stampa Italpress – il presidente della Regione Calabria, ha preso posizione sulla situazione. Per Occhiuto quanto accaduto riguarda «il rapporto che in questi mesi la Corte dei conti e il governo stanno avendo. Ma credo sia già risolto da qualche ora. Domani (oggi ndr) farò le prime delibere che hanno a che fare con la sanità. E le farò da assessore alla Sanità e non da commissario».
La vicenda, però, ha scatenato le opposizioni fuori e dentro l’aula del consiglio regionale della Calabria. Per il Partito democratico calabrese «i rilievi della Corte dei conti hanno sconfessato la propaganda fasulla di Giorgia Meloni e Roberto Occhiuto, che sulla sanità calabrese continuano a produrre disastri». Tutto questo dopo che «Per mesi – continuano i dem – il centrodestra ha raccontato ai calabresi una favola totalmente inventata. Durante la campagna elettorale per le Regionali calabresi, la presidente del Consiglio aveva annunciato l’uscita della Calabria dal commissariamento sanitario. Negli ultimi giorni, il presidente della Regione aveva a sua volta anticipato l’imminente registrazione del relativo Dpcm e aveva convinto l’opinione pubblica che la procedura fosse già conclusa».
Secondo il capogruppo di Tridico Presidente in consiglio regionale, Enzo Bruno, la revoca del commissariamento è stata presentata come una svolta storica senza che vi fossero le condizioni sostanziali per considerarla tale. «Abbiamo sempre sostenuto che si trattasse di un’operazione prevalentemente propagandistica. Utile a costruire l’immagine di una sanità finalmente liberata dai vincoli del passato. Nella realtà continuano a permanere tutte le criticità che cittadini e operatori vivono quotidianamente».
COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA