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Sanità, una scommessa in tre anni per consolidare la Calabria. I dettagli del nuovo piano di rientro 2026-2028. Il ruolo centrale di Azienda zero e i limiti attuali del sistema. Dai debiti ai conti, passando per screening, 118 e personale.
Un triennio per chiudere anni di gestione straordinaria. È la scommessa della Regione contenuta nel nuovo Piano di rientro 2026-2028. Una “promessa” che dovrà convincere prima di tutto i calabresi e poi i ministeri vigilanti, che ancora oggi attendono la chiusura di una parte degli obiettivi fissati nell’ormai lontano 2009. Quasi settanta pagine per superare le logiche del contenimento dei costi e i problemi strutturali che si porta dietro anche per colpa del commissariamento. Si parte, però, da alcune certezze: come l’incremento di oltre 41 punti nei Livelli essenziali di assistenza.
Il cuore del nuovo piano è la centralizzazione. Azienda zero è l’ente che dovrà governare sostanzialmente questa transizione, a partire dal creare un sistema digitale centralizzato per l’intero sistema ospedaliero. Centralizzazione che, come è noto, riguarda anche la gestione del personale. Tra il 2010 e il 2021, la sanità calabrese ha subito un taglio del personale del 24%, a fronte di una media nazionale del -4%. C’è stato poi il reclutamento cubano ma oggi serve uscire dalla fase di emergenza, più un migliaio di nuovi ingressi nel giro di pochi anni. Il punto è una piattaforma unica regionale per il reclutamento, alimentata dai piani assunzionali di ogni azienda. Le facoltà calabresi in ambito sanitario sono centrali in questo processo.
PREVENZIONE E RETE TERRITORIALE: PNRR E SCREENING
La prevenzione collettiva è l’area che necessita del maggior recupero. Con i fondi del Piano Nazionale Equità (16,3 milioni), la Calabria punta ad allinearsi ai target nazionali di screening oncologici entro il 2027. La strategia prevede anche l’acquisto di mezzi mobili per raggiungere le aree interne e un coinvolgimento sistematico di medici di base e farmacie. Poi il Pnrr: 62 Case della Comunità e 20 Ospedali di Comunità. Questa trasformazione strutturale richiederà un incremento del costo del personale di 19,5 milioni di euro, con la necessità di inserire circa 504 nuovi infermieri (al lordo dei recuperi di personale già in servizio). Altro capitolo quello dell’innovazione. Il Piano prevede la creazione di una rete regionale per superare le difficoltà di reperimento di professionisti e il teleconsulto extraregionale, ovvero l’attivazione di convenzioni con almeno tre centri di riferimento nazionali per ridurre la mobilità passiva.
SANITÀ IN CALABRIA, EMERGENZA-URGENZA
Il tasto dolente resta il sistema 118 e il numero unico 112. Sono attualmente attive 75 postazioni di emergenza territoriale e l’obiettivo di aggiungerne altre 5 nel biennio 2026-2027. Il problema, però, è mettere a regime. Il personale resta carente ed è uno dei grandi obiettivi del triennio, oltre al potenziamento del volo notturno e alla formazione degli operatori sulle patologie tempo-dipendenti come Stroke e infarto. Per migliorare i reparti di emergenza ospedalieri, sono state attivate misure specifiche: l’utilizzo di medici specializzandi con contratti di 8 ore settimanali per il trattamento dei codici bianchi e verdi e infermieri a fare da ponte tra le aree operative e le sale di attesa per informare costantemente i familiari dei pazienti.
I CONTI DA RISANARE
L’obiettivo chiave di un piano di rientro resta l’aspetto economico. La Calabria punta alla certificabilità dei bilanci. Nel piano si elenca quanto fatto, a partire dalla ricognizione del debito pregresso al 31 dicembre 2020 pari a 873 milioni di euro. L’89% è già stato chiuso, il restante, si legge, è in contenzioso. Le tasse saranno comunque alte. E quelle “eccedenze” previste per il 2028 (circa 116,6 milioni di euro) saranno utilizzate per ripianare i fondi di dotazione negativi delle Asp di Reggio Calabria e Vibo Valentia, garantendo un definitivo riequilibrio patrimoniale del sistema. Gli obiettivi sono l’equilibrio finanziario, con Il fondo sanitario Regionale (Fsr) previsto in crescita (4,5% nel 2026; 5,4% nel 2027; 6% nel 2028); tempestività dei Pagamenti centralizzando la liquidità in un unico sistema di gestione, sempre monitorato da Azienda zero, per ridurre gli interessi di mora.
SANITÀ IN CALABRIA, LA FUGA DEI PAZIENTI
Circa 50.000 ricoveri ordinari all’anno è la cifra monstre attuale. La strategia calabrese prevede la sottoscrizione di accordi obbligatori con le regioni di “fuga” (Lombardia, Emilia-Romagna, Sicilia e Puglia) per governare i tetti di spesa del privato accreditato. L’obiettivo economico è il recupero di 15 milioni di euro annui a regime dal 2028, puntando sul rientro degli interventi di media complessità che possono essere trattati con qualità nelle strutture regionali. Il ragionamento è che portare qui ciò che oggi viene pagato ad altre regioni ha certamente costi maggiori. Impossibile stimarne adesso l’effetto puramente economico.
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