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3 giugno: regione che vai, regole che trovi. La Sicilia, ad esempio, non vuole neanche parlare di Fase 3. Il governatore Nello Musumeci preferisce chiamarla Fase 2 e mezzo, che significa – per la sua regione – stop alla quarantena per chi arriva da fuori, ma sorveglianza sanitaria e un’app di monitoraggio che permetterà al sistema di tenere sotto controllo – anche grazie a 80 medici neo assunti – la salute del turista e l’area in cui si muove.

In Puglia è caduto l’obbligo della quarantena, ma sarà necessario segnalare la propria presenza e prendere nota, per un mese, dei luoghi visitati e dei contatti avvenuti. Il governatore della Sardegna, Christian Solinas, in assenza dell’invocato passaporto sanitario, ha previsto l’obbligo di registrazione e il controllo della temperatura all’arrivo in porti e aeroporti: da 37 e mezzo in su scatteranno i controlli anti Covid. Controllo della temperatura ed eventuale tampone anche per chi arriva nel Lazio.

E la Calabria? È «free», come ha detto la governatrice Santelli. Quasi uno spot, in vista della stagione turistica: «Lombardi venite in Calabria», era il suo invito nei giorni della polemica tra Solinas e il sindaco di Milano Beppe Sala. Chi arriva dovrà solo registrarsi sul sito della Regione, ha ricordato stamattina su RaiNews24 (LEGGI). Intervenendo poi a Tagadà, su La7, e rispondendo alle domande di Tiziana Panella ha aggiunto che ci sarà però anche la misurazione della febbre all’arrivo nelle stazioni. Sull’efficacia dei controlli all’arrivo, comunque, continua a dirsi scettica.

«I test li abbiamo già provati altre volte, abbiamo tentato di capire se si potevano fare e non si possono fare. Facciamo un tampone, ci vuole un giorno e mezzo per avere il risultato, e in quel giorno e mezzo la persona che magari era negativa è andata in taxi o da qualche altra parte e si è contagiata, io che ne so? – aveva detto a “Un giorno da pecora” – Noi abbiamo avuto moltissima attenzione, e penso che i controlli vadano fatti alla partenza, non all’arrivo, le blindature, i controlli di salute, spero che il ministero li faccia soprattutto nelle zone che possono essere complicate».

Stessa posizione ribadita oggi a Tagadà: «Le cose vanno tenute sotto controllo soprattutto in partenza, sarà la Lombardia a dover fare uno sforzo grosso. Mi auguro che chi arriva, arrivi tranquillo». Se siano più efficaci (o sensati) i controlli in partenza o all’arrivo – essendo spesso variabili incognite sia il momento del contagio sia, a quel punto, il periodo d’incubazione – è questione dibattuta tra gli esperti.

Una risposta oggi è arrivata da Massimo Galli, primario di Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano. «Tamponi a chi parte? Inutili. Per essere sicuri bisognava aspettare luglio per riaprire i confini» ha detto al Messaggero. «Nessun test dà il cento per cento di garanzia della non infettività di un soggetto. Se una persona si fosse infettata tre giorni fa e facesse il tampone oggi, con buona probabilità sarebbe negativo e tra tre giorni positivo. Quindi non si avrebbe alcuna certezza assoluta» ha spiegato. Poco praticabili, però, sono anche i tamponi all’arrivo, sostiene. La soluzione? Per Galli «arrivare con maggiore vicinanza alle persone grazie a un servizio sanitario attivo sul territorio».

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