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ROMA – Il Governo non impugnerà le leggi sui lidi balneari calabresi in materia di demanio marittimo licenziate dal Consiglio regionale calabrese lo scorso maggio (LEGGI). Lo ha deliberato il Consiglio dei ministri nell’ultima seduta. Una decisione non scontata, perché lo spauracchio dell’impugnativa davanti alla Corte Costituzionale era stato agitato più volte. Passa quindi la “soluzione calabrese” alla direttiva Bolkestein, la norma che consente la proroga delle concessioni balneari.
La legge assegna ai Comuni costieri la valutazione sulla “scarsità della risorsa spiaggia” e sull’eventuale “interesse transfrontaliero certo”. Solo in presenza di queste condizioni scatterebbe l’obbligo di gare pubbliche per le concessioni. In caso contrario, gli enti locali possono prorogare le concessioni esistenti.
Nessuna impugnativa anche per l’altra legge in materia, riservata ai balneari calabresi che hanno subito danni ai propri lidi e stabilimenti durante gli eventi estremi che hanno sferzato la Calabria lo scorso inverno. A loro si offre la possibilità di ottenere una licenza suppletiva e dislocare l’attività, per la stagione 2026, in altra area demaniale.
Ma perché si temeva un’impugnativa del Governo? Perché il tema è stato già oggetto di scontro tra Regione e Governo in passato. Due anni fa, quando il presidente Occhiuto, in quel caso con delibera di Giunta, autorizzò la disapplicazione della direttiva europea facendo leva proprio sul principio della (non) scarsità della risorsa spiaggia in Calabria, il ministro Salvini replicò che quella era una questione nazionale e non regionale. «Non può essere una singola regione a bloccare la Bolkestein» disse. La replica di Occhiuto non si fece attendere. «Sui balneari abbiamo semplicemente affermato che siccome, a differenza che in altre regioni del Nord, la risorsa spiaggia da noi non è scarsa, e la Corte di Giustizia europea e il Consiglio di Stato hanno già chiarito che la quantificazione della risorsa va fatta a livello territoriale e non nazionale, in Calabria i vincoli della normativa comunitaria sono già pienamente rispettati – spiegava il governatore – almeno in questa occasione, prendiamo a prestito il motto del fondatore della Lega: padroni a casa nostra».
Peraltro sulla materia la Regione stavolta ha giocato in attacco e non in difesa, perché nelle scorse settimane è stata la Cittadella a portare il Governo in giudizio davanti alla Corte Costituzionale. La Giunta ha deciso di impugnare davanti alla Consulta l’articolo 8 del decreto legge commissari che detta disposizioni per i futuri bandi da cui passerà l’assegnazione delle spiagge.
La Calabria ha contestato l’attribuzione al Governo di poteri che incidono su materie riconducibili alla competenza regionale, residuale e concorrente, in materia di gestione del demanio marittimo, ma anche di turismo e valorizzazione delle coste.
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