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Il sindaco Falcomatà a Villa San Giovanni per sbloccare la vertenza

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VILLA SAN GIOVANNI (REGGIO CALABRIA) – Oltre 24 ore interminabili, dense di incertezza, rabbia, paura e momenti di tensione Gli attori di uno tra gli atti più estenuanti della pandemia mondiale (e dei suoi disagi locali), sul palco del piazzale dell’Anas, nel cuore di una città fredda e piovosa, sono tanti.

Da una parte un centinaio di “pendolari” (44 auto con 95 persone a bordo, tra cui gestanti e una ventina di minori, di diverse età, tra cui una neonata), giunti a Villa da ogni dove per imbarcarsi alla volta della Sicilia, ma bloccati dopo una serie di controlli da parte delle forze dell’ordine, sino alla tarda serata di ieri; dall’altra i cittadini villesi, che temono per la propria salute in seguito alla sosta prolungata dei soggetti rimasti bloccati a Villa (che in molti avrebbero visto aggirarsi in città e nei due supermercati vicini) e che auspicano a gran voce un’imminente sanificazione del territorio, per evitare potenziali contagi.

Da un lato, ancora, le forze dell’ordine in tenuta antisommossa di fronte alla rabbia dei protestanti, dall’altro gli autotrasportatori di merci di prima necessità, “bloccati” dagli stessi “bloccati”. E poi ancora, i sindaci locali: Maria Grazia Richichi, facente funzioni di Villa San Giovanni, sul posto sin dalla mattina, che «capisce perfettamente le ragioni del sindaco di Messina Cateno De Luca (intenzionato, sin dalla sera prima a “bloccare l’attraversamento indiscriminato dello Stretto” per proteggere in suo territorio, ndc), le ragioni del presidente della Regione Sicilia Musumeci, ma la situazione su Villa non può durare e persistere così, non bisogna assolutamente distruggere o mettere a disagio un’intera città»; e ancora Cateno De Luca che, in diretta con Barbara D’Urso verso le sei sembra cedere e consentire lo sbarco a Messina. E infine anche Giuseppe Falcomatà.

È lo stesso sindaco metropolitano che attorno alle undici di sera comunica l’intervento della politica nazionale nella vicenda e la sua parziale risoluzione: «Sto scortando personalmente con l’ausilio della polizia municipale, della polizia metropolitana, della guardia costiera e della questura di Reggio Calabria le prime 150 persone, tutte residenti in Sicilia, che rientreranno a casa dal porto di Reggio per motivi di sicurezza. Finalmente questa assurda situazione si è sbloccata grazie all’intervento dei ministri Lamorgese, De Micheli, Boccia e del presidente dell’anci Decaro». E poi c’è il governatore siciliano Musumeci, che aveva persino avanzato la proposta di pagare la quarantena in Calabria per i siciliani, proposta respinta al mittente da Santelli. Ma il lieto fine non è per tutti e non è certo privo di polemiche: «Trovo vergognoso che ancora rimangano 80 persone in Calabria perché chi di dovere non è capace di assumersi la responsabilità di decidere. Le persone non si respingono come pacchi. Finalmente sblocchiamo una situazione che ha messo in discussione la dignità di ogni essere umano. Non è possibile che più di 200 persone (le persone e i mezzi, col passare delle ore, hanno subito un incremento, ndc) siano lasciate per quasi 36 ore su una banchina portuale, senza possibilità di andare in bagno, senza viveri, ostaggio di istituzioni incapaci di far rispettare i loro decreti».

La corsa precedente, quella delle 18, ha permesso lo spostamento di soli due mezzi con a bordo gestanti. Il giudizio è spaccato. C’è chi, come il senatore villese Marco Siclari, si schiera dalla parte dei protagonisti dell’esodo: «parliamo di famiglie che lavoravano al nord e che sono state costrette a tornare in Sicilia perché hanno perso il lavoro e anche la casa a causa dell’emergenza: si sono messo in viaggio quando era in vigore il vecchio decreto che consentiva il rientro alle proprie abitazioni e sono arrivate a Villa San Giovanni con un nuovo decreto che, di fatto, impedisce loro di rientrare a casa».
C’è chi, come i garanti per l’infanzia Antonio Marziale ed Emanuele Mattia, stigmatizza «l’irresponsabilità degli adulti di riferimento dei minori coinvolti, incapaci di rispettare le disposizioni in un momento così drammatico». Il resto dei pendolari (la maggior parte) passerà la notte nel piazzale per partire domani mattina, i posti nelle strutture alberghiere reggine non bastano per tutti.

Le circa cento persone rimaste in quarantena in Calabria, perché non in regola con le disposizioni dettate dal governo per il contenimento del contagio del coronavirus, sono state ospitate a un hotel di Reggio Calabria. Alcuni di loro hanno chiesto tuttavia di fare la quarantena nel loro comune di residenza e sono ancora alla stazione di Villa San Giovanni in attesa di notizie.

Come Gianna Simonte, che protesta: «Mi vergogno di essere italiana – dice – siamo praticamente sequestrati da ieri e nessuno fa niente. Ero diretta a Marsala con mio marito siamo qui in una saletta senza avere cibo, coperte e assistenza nell’attesa che si decida se possiamo attraversare lo Stretto».

«Ieri – prosegue – ci hanno comunicato che potevamo scegliere se fare la quarantena in un hotel a Reggio Calabria o se imbarcarci per fare la quarantena nella nostra residenza in Sicilia. Noi abbiamo scelto la seconda ipotesi anche perché già abbiamo fatto una quarantena nella nave da Crociera dove lavoriamo. Siamo scesi a Civitavecchia dove ci hanno detto che saremmo potuti arrivare in Sicilia. Siamo qui da ieri pomeriggio chiusi in una stanza di con altre 11 persone senza distanza di sicurezza e senza assistenza».

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