Cristina Mazzotti
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Gli agenti della Squadra Mobile di Milano hanno fermato Giuseppe Calabrò, condannato all’ergastolo per il rapimento e l’omicidio di Cristina Mazzotti. Indagato anche per infiltrazioni della ’ndrangheta nel tifo organizzato, stava per fuggire in Calabria
MILANO – La Squadra Mobile di Milano ha fermato nella notte, tra venerdì 6 e sabato 7 febbraio 2026, Giuseppe Calabrò, figura di spicco con legami nella criminalità calabrese, già condannato all’ergastolo per il sequestro e l’omicidio di Cristina Mazzotti. L’uomo, originario di San Luca (RC), era a piede libero dopo la sentenza di condanna in primo grado emessa il 4 febbraio scorso dalla Corte d’Assise di Como.
GIUSEPPE CALABRÒ CONDANNATO PER IL RAPIMENTO E OMICIDIO DI CRISTINA MAZZOTTI
La giovane Mazzotti fu rapita il 1° luglio del 1975 a Eupilio, in provincia di Como, e trovò la morte dopo giorni di prigionia in una buca sotterranea a Castelletto Ticino, nel Novarese. Secondo gli inquirenti, il commando – di cui faceva parte anche Calabrò – la tenne segregata “in condizioni disumane”, somministrandole dosi massive di tranquillanti che ne causarono la morte.
Gli agenti milanesi hanno agito su disposizione dei pm Paolo Storari, Pasquale Addesso e Stefano Ammendola, che hanno ritenuto concreto e attuale il pericolo di fuga. Secondo il decreto di fermo, Calabrò aveva prenotato un volo per Reggio Calabria alle 8:35 del giorno successivo.
CALABRÒ, LA ‘NDRANGHETA, IL RAPIMENTO MAZZOTTI E L’INCHIESTA DOPPIA CURVA
Le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano – nell’inchiesta “Doppia Curva” – hanno inoltre svelato i rapporti di Calabrò con esponenti di primo piano della ’ndrangheta radicati nel Nord Italia. Gli investigatori lo descrivono come una figura capace di interloquire “da una posizione di sovraordinazione” con i referenti delle cosche, confermando il radicamento di reti criminali calabresi anche nei circuiti del tifo organizzato di squadre lombarde come Inter e Milan.
GLI APPOGGI DI CALABRÒ
Gli inquirenti ritengono che Calabrò possa contare su una fitta rete di appoggi logistici e patrimoniali, sia al Nord che in Calabria, in grado di garantirgli latitanza e protezione. Un elemento che, unito alla sua storia criminale, ha spinto la magistratura milanese a intervenire tempestivamente per impedirne la fuga e assicurarlo nuovamente alla giustizia.
LA STORIA DEL RAPIMENTO MAZZOTTI
Dopo 50 anni due condanne ergastolo per la morte di Cristina Mazzotti. Un sequestro “commissionato” dalla ‘ndrangheta quello della diciottenne Cristina Mazzotti, figlia di Elio Mazzotti, noto imprenditore nel ramo cerealicolo, la prima donna vittima dei sequestri di “mafia”.
LA CONDANNA DI CALABRÒ
La Corte d’assise del tribunale di Como ha condannato all’ergastolo Giuseppe Calabrò, 74 anni originario di San Luca (Reggio Calabria) e Demetrio Latella, 71 anni, detto “Luciano”, anche lui originario di Reggio ma residente in provincia di Novara, per il concorso nell’omicidio volontario aggravato della giovane.
LE PRESCRIZIONI
Per i due imputati è invece prescritto e dunque estinto il reato di concorso in sequestro di persona a scopo di estorsione. Assolto per non avere commesso il fatto il terzo imputato, Antonio Talia, 73 anni di Africo. Calabrò e Latella condannati anche al pagamento di una provvisionale di 600mila euro a favore di ciascuno dei due fratelli di Cristina, Vittorio e Marina Mazzotti.
L’omicidio volontario pluriaggravato, alla base della condanna, è stato contestato non per avere ucciso materialmente ma per avere accettato il rischio che il sequestro potesse concludersi con la morte dell’ostaggio, come poi avvenne.
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