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REGGIO CALABRIA – Una maxi operazione interforze, denominata “Terramara – Closed” che ha coinvolto Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria è stata messa a segno alle prime ore dell’alba contro 48 persone (44 in carcere e 4 ai domiciliari) accusate di associazione mafiosa, estorsione, danneggiamento, trasferimento fraudolento di valori, procurata inosservanza di pena e porto illegale di armi, commessi con l’aggravante del ricorso al metodo mafioso, ovvero al fine di agevolare la ‘ndrangheta.

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Oltre alle 48 ordinanze di custodia cautealre, le forze dell’ordine hanno posto sotto sequestro beni per un valore di circa 25 milioni di euro.

Secondo quanto chiarito dagli stessi inquirenti le cosche della ‘ndrangheta si erano infiltrate nel Comune di Taurianova negli appalti per le opere pubbliche. In particolare i fatti non si riferiscono all’amministrazione in carica, eletta nel 2015 dopo un periodo di commissariamento seguito al terzo scioglimento dell’Ente. L’inchiesta, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, sviluppata nell’arco temporale 2012-2016 con distinte indagini della polizia e dei carabinieri, ha delineato gli assetti e l’operatività delle cosche Avignone-Zagari-Fazzalari-Viola cui sono collegati, con autonomia funzionale, i gruppi Sposato-Tallarida e Maio-Cianci attivi nell’area di Taurianova.

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In particolare, sono state documentate intimidazioni ed estorsioni, il condizionamento nel campo edile e in quello alimentare, il controllo delle intermediazioni immobiliari, delle produzioni serricole e delle energie rinnovabili. Individuati anche i soggetti che hanno favorito la ventennale latitanza di Ernesto Fazzalari (SCOPRI CHI È) catturato dai carabinieri il 26 giugno 2016 (LEGGI e QUI IL COMMENTO DEL PROCURATORE DE RAHO).

Arrestati l’ex sindaco ed un ex assessore

Tra i 48 arrestati nell’abito dell’operazione “Terramara – Closed’’ figura Domenico Romeo, già sindaco di Taurianova, in carica dal giugno 2007 al 5 gennaio del 2009 e dal maggio del 2011 al luglio del 2013, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, per aver favorito le cosche di Taurianova con la concessione di autorizzazioni atte a beneficiare imprese riconducibili alle cosche.

Tra gli arrestati c’è anche Francesco Sposato, ex assessore allo Sport, Turismo e spettacolo nella prima giunta del sindaco Romeo, di cui era uomo di fiducia e consigliere di minoranza nella seconda giunta. Sposato è accusato di partecipazione ad associazione mafiosa (gruppo Sposato-Tallarida aderente al cartello Zagari-Viola-Fazzalari), con il ruolo di far acquisire, con azioni corruttive, abusando della sua qualifica di pubblico ufficiale, il controllo degli appalti pubblici di Taurianova alla cosca di appartenenza.

Le indagini hanno consentito di rilevare che la rottura degli equilibri tra i due uomini politici si era registrata nel momento in cui il sindaco si era opposto alla realizzazione del progetto imprenditoriale della famiglia Sposato, finalizzato all’acquisizione del controllo e gestione del cimitero di Iatrinoli di Taurianova. L’inchiesta svela come quella amministrazione comunale avesse improntato la propria azione politico-amministrativa a soddisfare gli interessi e le istanze provenienti delle cosche della ‘ndrangheta.

 Sindaco e referente della ‘ndrangheta

 Secondo le accuse, l’ex sindaco di Taurianova Domenico Romeo era il «referente politico» delle cosche essendo stato eletto con i voti della ‘ndrangheta ed essendosi attivato, una volta in carica, per favorire la concessione di autorizzazioni edilizie a favore di imprese del settore fotovoltaico riconducibili alle stesse ‘ndrine.

Dalle indagini – in questo caso condotte dai carabinieri del Comando provinciale – è emerso anche come il responsabile dell’ufficio tecnico del comune si fosse opposto al rilascio delle concessioni da lui ritenute illegittime per l’assenza di Piano Strutturale Comunale (Psc) e, per questo, fosse divenuto bersaglio di diversi atti intimidatori e di minacce perpetrate, secondo l’accusa, anche dallo stesso Romeo.

L’inchiesta – portate avanti su questo versante dalla squadra mobile di Reggio e dal Commissariato di Cittanova – ha evidenziato anche il ruolo dell’ex assessore comunale di Taurianova Francesco Sposato – arrestato per associazione mafiosa – che, alleato di Romeo nel corso della prima esperienza amministrativa fatta insieme, si era poi scontrato con il primo cittadino perché, secondo l’accusa, Romeo si era opposto alle mire del clan Sposato che voleva mettere le mani sul cimitero di Iatrinoli di Taurianova.

Romeo, per questo, fu vittima di alcuni atti intimidatori e danneggiamenti: a settembre 2008 furono sparati colpi di pistola contro la sua auto, poi gli vennero recapitate buste con proiettili ed il 14 febbraio 2012 un ordigno fu fatto esplodere in una stalla di proprietà del fratello, Antonio Romeo, provocando la morte di un cavallo ed il danneggiamento del maneggio che li ospitava. Le indagini, complessivamente, hanno riguardato la cosca Zagari-Fazzalari-Viola cui sono collegate, con autonomia funzionale, quelle Sposato-Tallarida e Maio-Cianci.

Indagini che hanno evidenziato, hanno sostenuto gli investigatori, «l’ingombrante presenza della cosca Zagari-Fazzalari-Viola a Taurianova» e come la consorteria criminale «operi in un clima diffuso di intimidazione ambientale che le consente di assumere il controllo e la direzione di settori nevralgici dell’economia: quello delle intermediazioni immobiliari, quello delle produzioni serricole e delle energie rinnovabili».

 

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