L'ex ministro Claudio Scajola

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MILANO – Il Tribunale di Reggio Calabria ha condannato a due anni con sospensione condizionale della pena l’ex ministro dell’Interno e attuale sindaco di Imperia, Claudio Scajola, e a un anno Chiara Rizzo, moglie di Amedeo Matacena, politico e armatore italiano, il quale è latitante a Dubai. Assolti, invece, i collaboratori dell’ex parlamentare di Forza Italia, Maria Grazia Fiordaliso e Martino Politi.

Il reato contestato a Scajola e Rizzo è di procurata inosservanza di pena, ovvero di aver aiutato Matacena a sottrarsi alla reclusione dopo la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa. Decadono, invece, per Scajola le aggravanti, in particolare quella mafiosa.

La sentenza di primo grado ha fortemente ridimensionato la ricostruzione accusatoria. Il pm di Reggio Calabria aveva chiesto 4 anni e mezzo per Scajola, 11 anni e 6 mesi per Chiara Rizzo e 7 anni e 6 mesi per i collaboratori Fiordaliso e Politi.

«Spazzata via l’aggravante relativa alla fantascientifica ma infamante accusa portata avanti con pervicacia dalla procura di Reggio Calabria di aver in qualche modo agevolato la ‘ndrangheta e pena più che dimezzata. Si riparte da qui». È il primo commento di Elisabetta Busuito, legale dell’ex ministro Scajola.

«Rispetto alle richieste del pubblico ministero – prosegue l’avvocato Busuito – ci troviamo con una pena più che dimezzata. Eravamo certi che la richiesta del pm sarebbe stata rigettata. Siamo convinti della bontà delle nostre tesi e quindi di vedere riconosciuta l’assoluzione dell’onorevole Scajola in secondo grado. Già oggi questo verdetto dimostra come la tesi accusatoria del pm Lombardo, quella che ha giustificato mesi di indagini gravose, l’arresto preventivo dell’onorevole Scajola cinque anni e mezzo fa e tante paginate di giornali, sia stata letta in modo profondamente diverso dai giudici, cui spetta la verifica di prove e circostanze».

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