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Emessa a Como la sentenza per tre calabresi accusati del sequestro e omicidio di Cristina Mazzotti, uccisa il 1 agosto 1975.
COMO – Ore 14:55. Il ticchettio dell’orologio nell’aula della Corte d’Assise di Como smette di scandire il tempo dell’attesa per diventare cronaca. Una verità giudiziaria, seppur in primo grado, che arriva oggi 4 febbraio 2026 con cinquant’anni dopo, ma che arriva con il peso del “fine pena mai”. Per l’omicidio della 18enne Cristina Mazzotti, i giudici hanno pronunciato la parola definitiva: ergastolo per Giuseppe Calabrò (74 anni originario di San Luca residente a Bovalino) e Demetrio “Luciano” Latella. Assoluzione piena, invece, per Antonio Talia (73 anni di Africo), per non aver commesso il fatto. È una sentenza che tenta di ricucire una ferita aperta nel cuore della Brianza quel 30 giugno 1975, quando Cristina, appena diciottenne, fu inghiottita dal buio davanti alla villa di Eupilio.
SENTENZA PER IL SEQUESTRO DI PERSONA E L’OMICIDIO DI CRISTINA MAZZOTTI: IL DISPOSITIVO
Il tribunale ha tracciato una linea netta tra il reato di sequestro di persona e quello di omicidio. Se per il rapimento a scopo di estorsione i giudici hanno dichiarato il «non doversi procedere» per intervenuta prescrizione. Il verdetto è stato invece implacabile sulla morte della giovane. Come richiesto dal pm Calabrò e Latella sono stati riconosciuti colpevoli di omicidio volontario aggravato.
Oltre al carcere a vita, i due condannati dovranno risarcire i familiari di Cristina: il fratello e la sorella di Cristina riceveranno una provvisionale di 600 mila euro ciascuno. Una cifra che non restituisce una vita, ma che sancisce la responsabilità civile di chi quel futuro lo ha spezzato.
Cristina venne rapita 30 giugno 1975, morì invece l’1 agosto 1975, probabilmente stordita da una dose letale di sedativi in quella prigione sotterranea. Eppure, mentre la diciottenne giaceva già senza vita, i suoi carcerieri continuavano a recitare la macabra farsa della trattativa, riuscendo a estorcere alla famiglia Mazzotti un miliardo e 50 milioni di lire. Un debito enorme per i genitori, pagato per riavere una figlia che non ritonò mai più a casa viva. L’1 settembre il corpo della ragazza venne ritrovato ischeletrito a Galliate in provincia di Novara, nella discarica del Varallino. Tre giorni dopo ai suoi funerali parteciparono oltre 25 mila persone.
LA SVOLTA DOPO ANNI DALL’OMICIDIO DELLA 18ENNE CRISTINA MAZZOTTI OGGI LA SENTENZA
Per anni la storia di Cristina Mazzotti sembrava destinata a restare senza colpevoli. Ma la tenacia del fratello e della sorella e la tecnologia nel 2026 diedero una svolta al caso. Un’impronta sulla carrozzeria della Mini Minor di Cristina, processata nel 2006 dal sistema Afis, ha dato un nome al destino: Demetrio Latella. Da quel “match” della Polizia Scientifica, portò Latella a una confessione.
L’ACCUSA: RICHIESTO L’ERGASTOLO
La Procura non ha usato mezzi termini durante la requisitoria dello scorso luglio, chiedendo per tutti e tre gli imputati la pena dell’ergastolo.
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I VOLTI IN AULA
In un’aula carica di tensione, spiccavano le felpe e volti giovani degli studenti del Liceo Carducci di Milano. Erano lì per lei, una ragazza di quella scuola rimasta per sempre diciottenne. Calabrò e Latella restano interdetti, condannati al pagamento delle spese e al risarcimento. Per Antonio Talia, invece, il processo finisce qui.
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