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REGGIO CALABRIA – La Procura distrettuale di Reggio Calabria ha chiuso le indagini del procedimento “Saggezza” nei confronti di 58 persone.

Nell’inchiesta seguita dal sostituto procuratore Antonio De Bernardo della Dda reggina è emersa per la prima volta una sovrastruttura della ‘ndrangheta finora sconosciuta che è la ”Corona”, un livello intermedio tra il “locale” che gestisce un territorio limitato e un “mandamento”, di cui facevano parte i capi locale di Antonimina (famiglia Romano), Ardore (famiglia Varacalli), Canolo (famiglia Raso), Ciminà (famiglia Nesci) e Cirella di Platì (famiglia Fabiano), finalizzata “al controllo mafioso dei territori di tali comuni”, si legge negli atti, e al raggiungimento di scopi illeciti.

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Questi personaggi avrebbero avuto contatti con le famiglie di ‘ndrangheta di diversi comuni della fascia jonica reggina e con elementi di spicco del mondo politico e della massoneria.

 

Gli ‘ndranghetisti imponevano le proprie ditte di riferimento negli appalti, minacciarono un maresciallo dei carabinieri intimandogli di non fare controlli, strinsero un patto collusivo con personaggi chiave per agire in oligopolio nel settore del taglio boschivo. Secondo le indagini, inoltre, avrebbero condizionato gli appalti pubblici con una concorrenza sleale grazie al controllo, diretto o indiretto, di imprese edili e movimento terra oltre a condizionare il libero esercizio di voto, ad esempio, l’elezione del presidente della comunità montana “Aspromonte orientale”. Nell’operazione sono state coinvolte 58 persone di cui 39 arrestate.

Gli arresti sono stati eseguiti anche nelle province di Cosenza, Vibo Valentia e Como, con le accuse di associazione di tipo mafioso, estorsione, porto abusivo e detenzione di armi, usura, illecita concorrenza volta al condizionamento degli appalti pubblici, minaccia, esercizio abusivo dell’attività di credito, truffa, furto di inerti, intestazione fittizia di beni, con le aggravanti di avere agito al fine di agevolare la ‘ndrangheta, e della transnazionalità. Oltre agli arresti, sono scattati sequestri per quattro imprese attive nel settore edile e del taglio boschivo, tutte con sede nella Locride, per un valore complessivo stimato in un milione di euro circa. 

 
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