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Ponte sullo Stretto, esposto della Cgil alla Corte dei Conti. Landini sul possibile danno erariale: «Quando si tratta di miliardi si deve pretendere trasparenza». Ciucci: «Pieno rispetto delle norme e per la tutela del denaro  pubblico».


ROBERTA JERACE

REGGIO CALABRIA- Non si fermano le azioni legali contro il Ponte sullo Stretto, questa volta è stata la Cgil a presentare un esposto alla Corte dei conti per chiedere di accertare se, nella gestione del progetto della mega opera, siano stati impiegati correttamente i soldi pubblici o se, al contrario, vi siano i presupposti di un danno erariale. L’esposto, firmato dal segretario generale Maurizio Landini e presentato alle Procure regionali della Corte dei conti della Sicilia e del Lazio e alla Procura Generale presso la Sezione giurisdizionale d’appello della Corte dei conti per la Regione Siciliana, «nasce da un principio molto semplice: quando sono in gioco miliardi di euro dei cittadini – sostiene la sigla sindacale – è un dovere pretendere trasparenza, legalità e un uso rigoroso delle risorse pubbliche».

LE MOTIVAZIONI DELL’ESPOSTO DELLA CGIL ALLA CORTE DEI CONTI SUL PONTE DELLO STRETTO

La Cgil riprende le motivazioni della bocciatura della magistratura contabile imposta alla delibera Cipess e, in particolare, segnala che: il costo definitivo dell’opera non è ancora determinato, permangono dubbi sul rispetto della normativa europea in materia di appalti e tutela ambientale e molte delle infrastrutture indispensabili al funzionamento del Ponte non risultano ancora finanziate o completate. A fronte di queste incertezze, la Cgil ritiene «doveroso chiedere alla magistratura contabile di verificare se le enormi risorse pubbliche siano state utilizzate nel rispetto della legge e nell’interesse generale o se, invece, esista il rischio concreto che si stia producendo un danno alle finanze dello Stato. Non si tratta di una battaglia ideologica né di una contrapposizione pregiudiziale all’opera, ma di difendere il denaro pubblico. Ogni euro sprecato per il Ponte è un euro tolto agli ospedali, alle scuole e alle vere infrastrutture di cui il Sud ha bisogno».

I COSTI CRESCENTI E LA RICHIESTA DI TRASPARENZA SULLE RISORSE

La Cgil ricorda ancora che «parliamo di un’opera il cui costo supera ormai i 13 miliardi e che continua ad aumentare. Nel frattempo, la società Stretto di Messina ha già assorbito ingenti risorse pubbliche senza che sia stato realizzato il Ponte e senza che i cittadini abbiano visto alcun beneficio concreto». «Per questo – concludono  – chiediamo alla Corte dei conti di fare piena luce sulla gestione delle risorse destinate al Ponte sullo Stretto. Difendere il denaro pubblico significa difendere i diritti dei cittadini. Significa evitare che miliardi di euro vengano impiegati senza adeguate garanzie, mentre il Paese continua ad avere bisogno di investimenti utili, infrastrutture moderne e servizi pubblici efficienti».

LA REPLICA DI STRETTO DI MESSINA E LA POSIZIONE DELL’UGL

Appresa con «sorpresa» la notizia dell’esposto, l’ad della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ha difeso l’operato della società ribadendo che la stessa «opera nel pieno rispetto delle norme e con la massima attenzione per tutela del denaro pubblico destinato alla realizzazione del Ponte. I meccanismi di controllo sono articolati, definiti e trasparenti. Siamo una società interamente pubblica, in house, e pertanto sottoposta al controllo analogo del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ovvero alla vigilanza sulle principali attività della società. La società, inoltre, è soggetta al controllo della Corte dei Conti esercitato dal magistrato delegato che assiste alle sedute del Consiglio di amministrazione e del Collegio sindacale».

Per il segretario generale dell’Ugl, Paolo Capone, l’iniziativa legale intrapresa dalla Cgil «rappresenta un atto puramente pretestuoso e viziato da un’impostazione ideologica e pregiudiziale. Dietro la formula di rito della “difesa del denaro pubblico” si cela l’ennesimo tentativo ostile di bloccare lo sviluppo infrastrutturale del Paese e di azzoppare la crescita del Mezzogiorno».

«Il Ponte sullo Stretto – ha ribadito Capone – non è affatto una cattedrale nel deserto o una spesa improduttiva, ma un’opera infrastrutturale di valenza altamente strategica non solo per la Sicilia e la Calabria, ma per l’Italia intera e per l’Unione Europea. È la chiave di volta per connettere stabilmente le reti ad alta velocità e capacità con i principali hub portuali e logistici del Mediterraneo. Accantonare o rallentare questo progetto significa tarpare le ali a una reazione a catena virtuosa in grado di innescare il potenziamento di porti, ferrovie e viabilità secondaria, garantendo competitività e centralità alle imprese del Sud».

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