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Il video pubblicato sui social da un avvocato originario di Bovalino ha scatenato forti polemica: la comunità locale contesta la narrazione di Bovalino come «capitale delle peggiori ‘ndrine».


BOVALINO (REGGIO CALABRIA) – Sui social e nel paese di Bovalino non si parla praticamente d’altro. Da ieri, 8 marzo 2026, il dibattito pubblico è monopolizzato da un video che, secondo molti cittadini, «infanga il paese». Un filmato pubblicato sui social da un avvocato originario di Bovalino, e registrato durante un convegno a Palermo dedicato al tema della tutela giudiziaria dei minori appartenenti a contesti di criminalità organizzata. Nel video pubblicato si vede un uomo giovane, capelli brizzolati, accento calabrese ancora marcato nonostante gli anni trascorsi fuori regione. L’avvocato sale sul pulpito e porta la propria testimonianza personale. Il filmato della discordia pubblicato sui social dell’avvocato appare come una sequenza di estratti di un intervento più lungo, ma alcuni passaggi hanno immediatamente acceso la polemica. «La prima pistola io l’ho vista forse a 9 o 10 anni perché un mio compagnetto l’ha portata con sé nello zaino. Sono di Bovalino Marina che è la capitale sostanzialmente delle peggiori ’ndrine calabresi». Dice l’avvocato Francesco Leone che su Instagram vanta 34,6 mila follower.

NEL VIDEO CHE A BOVALINO HA SCATENATO LA FORTE POLEMICA: «HO VISTO COMPAGNETTI DI SCUOLA SPARARE DAL BALCONE DI CASA CON ARMI VERE»

«Io sono cresciuto lì. La mia famiglia – precisa – è una famiglia di persone assolutamente oneste. Tuttavia dalle scuole elementari, anzi dall’asilo, accanto a me avevo i figli dei capi ’ndrangheta delle ’ndrine più forti probabilmente del mondo. E quindi tu cresci insieme a loro però ti rendi conto che c’è qualcosa di diverso. Era assolutamente normale vedere a 12 anni a Capodanno sparare i miei compagnetti di scuola dal balcone di fronte casa con armi vere. E, vedere, quando tu hai 12 anni e vivi in questa cappa e per te è normale, come era normale per me sentire le bombe esplodere, sentire le raffiche di mitra nel negozio sotto casa».

E sull’uso delle parole «bombe» e «raffiche di mitra» che si infiamma la polemica. Ma l’avvocato, che come pubblica sui social è nato nel 1980, quindi nel video si riferisce agli anni 1990, ha proseguito: «Poi distinguere ciò che è buono e ciò che è cattivo è difficile anche per chi, come me, era figlio di due impiegati onesti. Io ho avuto l’opportunità, gli strumenti. C’è stato un welfare sociale, non lo Stato, penso a Libera, penso alle scuole, agli insegnanti che in qualche modo a mani nude hanno provato a farci capire a scuola ciò che era giusto e ciò che era sbagliato. Perché una cosa l’ho capita benissimo: il mafioso – ha concluso – ha paura che gli venga sottratto il figlio, che il figlio abbia la possibilità a la libertà di scegliere una vita realmente diversa da quella dei propri genitori». Parole che, nel giro di poche ore, hanno scatenato una vera e propria tempesta sui social, arrivando rapidamente anche al mondo politico locale.

LA REPLICA DEL COETANEO: «BOVALINO NON ERA QUESTO»

A intervenire tra i primi è un suo coetaneo, anche lui avvocato penalista. Con un lungo commento il penalista ha espresso rispetto per l’amico ma anche profondo dissenso sulla rappresentazione data del paese. «Amico mio, i fatti sono assolutamente risaputi ma mi trovi in disaccordo con la tua analisi del luogo della nostra infanzia. È vero che Bovalino è stato un paese ponte per alcune operazioni anti sequestri e anti ’ndrangheta, ma era anche un centro logistico per le forze dell’ordine. Io avrei raccontato quante volte siamo stati vessati, noi bovalinesi, con controlli e perquisizioni anche solo per una presunta parentela o per aver incontrato qualcuno in un luogo pubblico. Ricordi quante famiglie all’epoca dei sequestri si sono trovate i poliziotti in casa per delle perquisizioni? Io lo ricordo e avevo solo quattro anni». Il messaggio si conclude con una dichiarazione d’affetto verso il paese: «Sono fiero di essere di Bovalino e torno sempre con immenso piacere. Come te, come me, ci sono tanti amici nostri, gente onesta che è orgogliosa di essere di Bovalino e felice di abitarci».

PER IL VIDEO DELL’AVVOCATO LA POLEMICA ARRIVA ANCHE NELLA POLITICA LOCALE

La vicenda è presto arrivata anche sul piano politico. A intervenire pubblicamente è stato il gruppo consiliare di minoranza “SiAmo Bovalino”, che sui social ha diffuso una nota molto pesante: «Sono parole che non possono lasciare indifferenti chi vive questa comunità e chi ogni giorno si impegna, con orgoglio e senso di appartenenza, per difenderne l’immagine e valorizzarne la storia». Il gruppo consiliare riconosce che il territorio, come molte realtà del Mezzogiorno, ha attraversato momenti difficili legati anche alla criminalità organizzata, ma sottolinea che «la nostra comunità non è mai stata identificata né tantomeno definita da questo». Secondo i consiglieri, la storia del paese è «una storia sociale e culturale fatta di lavoro, impegno civile, associazionismo e di tante famiglie perbene che rappresentano la vera identità di Bovalino».

Per questo motivo il gruppo definisce «profondamente ingiusto e offensivo» che il paese venga raccontato all’esterno con espressioni così dure, come quella pronunciata nel video. «Non si può oggi – proseguono- rimanere in silenzio di fronte a chi arriva a definire Bovalino “la capitale sostanzialmente delle peggiori ’ndrine calabresi”». Il gruppo consiliare conclude chiedendo un intervento dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Vincenzo Maesano aggiungendo: «La libertà di esprimere le proprie opinioni è un valore che nessuno mette in discussione. Ma l’immagine di un paese non può essere sacrificata sull’altare della visibilità personale o della convenienza ideologica».

«PIÙ FACILE ANDARE VIA CHE RESTARE»

Nel frattempo la polemica continua sui social. Tra i commenti c’è quello di un cittadino che scrive: «Caro signore e fin troppo semplice fare affermazioni su qualsiasi cosa, quando la platea che hai difronte è priva di elementi sull’argomento e quindi senza contraddittorio. Lei non è il solo di Bovalino che ha una famiglia onesta, se ne contano a migliaia. Certo ci vuole più coraggio a rimanere nel posto in cui sei nato per cercare di cambiare il corso della storia, che andare via inseguendo i propri sogni».

Un altro utente aggiunge: «Con tutto il rispetto possibile ma qualcosa non torna! Narrazione commovente a tratti pulp se non fosse che, credo di conoscere sufficientemente il paesello di cui parli. Lo stesso dal quale dunque saresti fuggito, vista l’invivibile realtà troppo bombarola, trovando conforto non ad Assisi ma nella fantastica, “fiabesca” e idilliaca Palermo».

SOTTO IL VIDEO CHE HA GENERATO LA POLEMICA COMMENTANO ANCHE UOMINI IN DIVISA DI BOVALINO

A commentare sotto il video delle polemiche sono anche uomini che oggi indossano la divisa della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri ma che nel 1990 erano ragazzi di Bovalino. E poi ancora un altro commento: «Mi faccia capire dove ha visto queste pistole a Bovalino, come può descrivere che è la capitale della Ndrangheta. Io sono nato e cresciuto a Bovalino e se non fosse per il lavoro non sarei andato via. Carissimo avvocato noi la sera si andava in piazza si passeggiava, si frequentava il lungomare ma mai viste le pistole. Forse ha fatto tutto questo per pubblicità. Sono il primo a conoscere i problemi del mio paese, ma sentire queste parole mi fanno veramente male».

LA REPLICA DELL’AVVOCATO

Travolto dalle polemiche, l’avvocato ha provato a chiarire il senso del suo intervento direttamente nei commenti. Il legale ha spiegato che il video pubblicato è composto da estratti di un discorso molto più ampio e che il suo intervento era in realtà incentrato sulla proposta di legge. «Sono orgogliosissimo del nostro Paese e della sua gente», ha scritto. Ma qualcuno su Facebook fa notare: «Potrebbe semplicemente ammettere di aver detto inesattezze e chiudere scusa». E, intanto nel paese della Locride la discussione resta accesa. E sui social il video continua a dividere una comunità che, tra orgoglio identitario e memoria di anni difficili, non sembra a placare la polemica.

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