X
<
>

2 minuti per la lettura

Ricette false e rimborsi illeciti: nell’indagine dei carabinieri Nas a Reggio Calabria coinvolte sei professionisti tra medici e farmacisti accusati di truffa.


REGGIO CALABRIA — Sembrerebbe essere un collaudato sistema di frode ai danni del Servizio Sanitario Nazionale e Regionale quello smantellato dai Carabinieri del Nas di Reggio Calabria. Gli elementi raccolti dagli investigatori hanno spinto il Giudice per le indagini preliminari a emettere un’ordinanza di custodia cautelare e interdittiva nei confronti di sei persone, tra cui figurano medici e farmacisti dell’area reggina. Le indagini sono della Procura di Reggio Calabria. Le accuse contestate a vario titolo sono di corruzione, truffa aggravata ai danni dello Stato e falsità ideologica.

I PROVVEDIMENTI: ARRESTI DOMICILIARI E SOSPENSIONI PROFESSIONALI

L’ordinanza eseguita dai militari dell’Arma ha disposto misure differenziate per i sei indagati. Tre persone sono finite agli arresti domiciliari. Un medico è stato colpito dalla misura interdittiva dall’esercizio dell’ufficio pubblico e dal divieto di esercitare la professione medica per la durata di sei mesi. Mentre due indagati hanno ricevuto l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. L’indagine è stata condotta unendo i metodi di osservazione tradizionali a una massiccia attività di intercettazione telefonica e ambientale.

FALSE DENUNCE A REGGIO: IL MECCANISMO DELLE “RICETTE FANTASMA” E LE MAZZETTE AL 10 PER CENTO

Al centro del sistema fraudolento ci sarebbe la titolare di una farmacia della provincia reggina. Secondo quanto accertato dai Carabinieri del Nas, la donna avrebbe stretto un vero e proprio patto illecito con tre medici di medicina generale. La donna sarebbe stata supportata attivamente dal padre (anche lui medico) e da una dipendente della stessa farmacia. I medici di base compilavano prescrizioni farmaceutiche fittizie, intestandole formalmente a ignari pazienti, senza alcuna visita preliminare o reale necessità terapeutica. In cambio di questo “favore”, i medici ricevevano un corrispettivo in denaro pari al 10% del prezzo dei farmaci indicati nelle false prescrizioni. Dal canto suo, la farmacia incassava dal Servizio Sanitario ingenti e indebiti rimborsi per medicinali costosi che, in realtà, non venivano mai dispensati ai cittadini.

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

SFOGLIA