INDICE DEI CONTENUTI
- 1 ELEZIONI A PLATÌ CANDIDATURE MANCATE E LA LETTERA APERTA DI ROSY CANALE
- 2 L’ATTO DI ACCUSA: PRESSIONI E SMANIA DI CONTROLLO
- 3 ELEZIONI A PLATÌ , LA CRITICA DELLA CANALE ALLA CULTURA DEL POSSESSO E ALLA GESTIONE AMMINISTRATIVA
- 4 LE RESPONSABILITÀ POLITICHE E LE DINAMICHE DEL RITIRO
- 5 ELEZIONI A PLATÌ, LA CANALE DENUNCIA PRESSIONI PER IL RITIRO DELLA CANDIDATURA
- 6 MINACCE DI ESPULSIONE
A Platì per le elezioni resta in campo (per ora) un solo candidato sindaco, ricusata la lista di Sergi ma scoppia il caso Rosy Canale: «Minacciata per ritirarmi».
PLATÌ (REGGIO CALABRIA) – Il 25 aprile è per l’Italia il giorno della Liberazione ma a Platì, in questo 2026, la parola “liberazione” ha assunto un sapore diverso: quello delle carte bollate, delle firme contestate, di porte sbattute in faccia, di dubbi e qualche oscurità. Al vaglio della commissione elettorale, infatti, delle tre liste presentate, due si sono sgretolate. Il caso più clamoroso è quello della lista di Rosario Sergi, l’ex sindaco decaduto mentre nel 2018 era stato sciolto per infiltrazione mafiosa. La sua lista è stata ricusata per l’incandidabilità del candidato a sindaco.
«Attendo la notifica del decreto al fine di valutare eventuale ricorso al Tar», ha scritto Sergi nella tarda serata del giorno della Liberazione. E, la sua non è l’unica lista ad esser stata, almeno momentaneamente, bloccata: anche quella con il candidato sindaco Francesco Pollifroni che sembrerebbe esser stata costruita in fretta e furia, è crollata sotto il peso di un difetto di forma nell’autenticazione della firma del candidato sindaco. Anche questa potrebbe ricorrere al Tar. L’unica lista certa che concorrerà alle elezioni amministrative di Platì è al momento quella di Giovanni Sarica, attuale sindaco facente funzioni che proprio Sergi cinque anni fa aveva candidato nella sua lista.
ELEZIONI A PLATÌ CANDIDATURE MANCATE E LA LETTERA APERTA DI ROSY CANALE
Nel quadro delle candidature mancate si inseriscono anche quelle annunciate e mai presentate. Nicola Foti l’aveva annunciata come «risposta concreta di un territorio che chiede una stagione nuova». Per poi ritirarsi all’ultimo minuto da candidato a sindaco. «La decisione è stata presa a seguito di una serie di valutazioni politiche e personali», ha detto, candidandosi però nella lista di Sergi. E c’era anche quella che sarebbe stata la lista guidata da Rosy Canale, ex presidente del movimento “Rosa Donne” di San Luca, poi arrestata nel 2013 nell’ambito dell’inchiesta “Inganno”. L’ex paladina dell’antimafia nella giornata di ieri, 26 aprile 2026, ha divulgato una lettera pubblica indirizzata a Sergi.
L’ATTO DI ACCUSA: PRESSIONI E SMANIA DI CONTROLLO
Al centro del testo, una serie di episodi che, secondo Canale, avrebbero inciso sulla sua decisione di ritirarsi dalla corsa elettorale in cui parla apertamente di pressioni e tentativi di dissuasione. «Giovedì – scrive Canale –, si sono verificati incontri con soggetti che si sono qualificati come appartenenti a contesti istituzionali, i cui inviti a ritirarmi sono apparsi non solo inopportuni e fortemente dissuasivi, ma a tratti minacciosi». Il riferimento sembrerebbe essere riconducibile a un incontro avvenuto in un noto bar di Bovalino tra Canale, Sergi e almeno altre tre persone, tra cui un uomo poi individuato da Canale come «appartenente a contesti istituzionali».
La lettera di Canale si sviluppa come un atto d’accusa politico, culturale e non solo a Sergi. «Platì è cosa nostra: o meglio, è cosa sua», esordisce Canale, chiarendo subito che il riferimento non riguarda dinamiche di criminalità organizzata, ma «qui si parla di senso di possesso, di smania di controllo: di quella distorsione che – scrive – porta certi personaggi a credere che un paese appartenga a qualcuno, anziché a tutti coloro che ne condividono il destino».
ELEZIONI A PLATÌ , LA CRITICA DELLA CANALE ALLA CULTURA DEL POSSESSO E ALLA GESTIONE AMMINISTRATIVA
Nel testo, Canale rivolgendosi direttamente a Sergi scrive: «Rosario, esiste una cultura arretrata, a tratti primitiva, che anche quando, nei fatti, provi a combattere finisce per penetrarti. Una cultura fondata sull’idea del possesso e non del servizio: la mentalità di chi confonde le istituzioni con proprietà private ed esclusive. Una mentalità che porta a credere che esista un diritto di prelazione, una sorta di autorizzazione implicita per poter affrontare un’esperienza elettorale: persino un potere nel decidere chi può candidarsi e chi no nel ‘proprio’ paese»..
«Come – prosegue- se candidarsi a sindaco non fosse un diritto garantito dalla democrazia, ma una concessione controllata. Come se esistesse una regia invisibile che decide chi può scendere in campo e chi invece deve essere fermato prima ancora di iniziare. Sono vent’anni che entri ed esci dal palazzo comunale di Platì dove hai progressivamente appiattito il valore dell’amministrare alla mera gestione dell’ordinario. Come se bastasse cambiare una lampadina o multare un cittadino per governare. Il paese più giovane d’Italia continua a svuotarsi: evidentemente non c’è stata quella crescita necessaria per garantire alle nuove generazioni una possibilità».
LE RESPONSABILITÀ POLITICHE E LE DINAMICHE DEL RITIRO
E ancora, Canale va sul piano politico-amministrativo. «Sono vent’anni che entri ed esci dal palazzo comunale di Platì dove hai progressivamente appiattito il valore dell’amministrare alla mera gestione dell’ordinario. Come se bastasse cambiare una lampadina o multare un cittadino per governare. Il paese più giovane d’Italia continua a svuotarsi: evidentemente non c’è stata quella crescita necessaria per garantire alle nuove generazioni una possibilità. E allora la domanda è inevitabile: è davvero sempre colpa della malavita? O esiste anche una seria responsabilità politica fatta di incapacità, mancanza di idee, assenza di visione, di prospettiva e perché no: di un ossessivo attaccamento alla poltrona?».
ELEZIONI A PLATÌ, LA CANALE DENUNCIA PRESSIONI PER IL RITIRO DELLA CANDIDATURA
È al termine della nota che Canale fa riferimento al motivo del suo ritiro dalla competizione elettorale. «In questi mesi hai posto in essere una serie di iniziative e interlocuzioni finalizzate a scoraggiare la mia candidatura. Incontri, contatti, discorsi ambigui, prospettive di accordo che lasciavano intendere la possibilità di un mio passo indietro». «Sostenevi – prosegue- che non sarei riuscita neanche riuscita a raccogliere le firme e sono state avviate interlocuzioni con persone a me vicine nel tentativo di farmi desistere. A qualcuno dei miei collaboratori tu hai anche scorrettamente proposto di candidarsi con te. Mi sono state rappresentate ipotesi di incarichi e ruoli, anche di rilievo, subordinati al ritiro della mia candidatura».
MINACCE DI ESPULSIONE
Mentre precisa: «Alcuni dei miei candidati sono stati contattati da Giancarlo Affatato, segretario di Libertà e Democrazia, e posti di fronte a scelte che nulla hanno a che vedere con la libertà politica. La minaccia di essere espulsi dal partito qualora si fossero candidati nella mia lista a Platì. Anche questi sono segnali chiari, inequivocabili».
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