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La piazza dei giovani ha un piano pronto per il nuovo sindaco. Lavoro, mare, servizi, università, sport: «Cambiare Reggio copiando le buone idee». Sullo Stretto coinvolti in meno di un anno centinaia di cittadini.


C’è una grande novità nella campagna elettorale per le Comunali di Reggio Calabria. Viene il dubbio che sia l’unica, lette le solite liste di folgorati dalla politica all’ultimo minuto e le consuete, immaginifiche promesse. Ci sono invece giovani che da quasi un anno lavorano a un progetto condiviso: lo presenteranno al nuovo sindaco (un maschio, unica certezza). Intanto lo hanno illustrato in Piazza Italia, davanti a tanta gente, provocando un certo stupore.

Quel giorno, un piccolo miracolo di partecipazione. Oggi, un racconto a due voci: Davide Latella, 27 anni, funzionario del Ministero della Giustizia e dottorando in procedura penale, diritto penitenziario; Giulia Melissari, 33 anni, progettista nel sociale con il Consorzio Macramè e Save The Children.

DL: «Viviamo qui, siamo partiti a metà 2025 per rappresentare un bisogno diffuso della nostra generazione. Incontrarsi, restare, crescere, lavorare».

GM: «Cercavamo uno spazio, anche fisico. Ci siamo spesso appoggiati ad Agape. Con un imperativo: nessun lamento, solo tavoli, sinergie, reti sociali. Partecipazione dal basso, otto tavoli tematici, dall’Università ai trasporti, dall’ambiente all’uso del mare come risorsa sottovalutata. Un uso massiccio dei nuovi media, per arrivare più in fretta ai giovani, un passaparola non solo digitale. Un nuovo metodo. Rispetto ai nostri coetanei di inizio secolo, un vantaggio: siamo sempre connessi, partiamo, torniamo, viaggiamo di più».

PER IL NUOVO SINDACO: DIALOGO INTERGENERAZIONALE E L’AUTONOMIA DEI GIOVANI

Over 40 esclusi per principio?

DL: «No, il dialogo intergenerazionale è obbligatorio. Di sicuro abbiamo bisogno della loro esperienza e della loro memoria: pensi solo al mondo del lavoro. Ci serviva il ruolo del facilitatore, di chi ha esperienza amministrativa e associativa».

GM: «Quando gli adulti entrano in contesti pensati per i giovani, il rischio è che finiscano per orientare o limitare la libertà di espressione, anche in modo involontario. Per me/noi è importante che esistano luoghi in cui le nuove generazioni possano confrontarsi tra pari, costruire pensiero critico e assumersi responsabilità senza sentirsi osservati o guidati. Questo non significa escludere i più grandi, ma riconoscere che il loro ruolo può essere più efficace se resta di supporto, senza sovrapporsi. Più che una riserva, una scelta educativa e politica: creare equilibrio tra accompagnamento e autonomia».

Eccoci allora alle vostre proposte. Il documento è rintracciabile sul sito www.forumdelleidee.it e vale più di molti saggi scritti a tavolino.

DL: «I temi sono nati da questionari, da discussioni. I giovani sono scarsamente rappresentati nelle istituzioni, il primo elemento di discussione è proprio questo».

GM: «E rappresentanza vuol dire anche controllo sulle scelte: ci è capitato di analizzare situazioni al limite della legge».

Naturalmente, siete partiti dal lavoro.

DL: «E abbiamo bisogno di numeri, il mondo va avanti a dati, i dati controllano il mondo. Siamo coscienti di essere in zona retrocessione, se non ultimi, in Europa. In testa nella triste colonna di quelli che non studiano e non cercano occupazione. Ma sappiamo anche che con qualche incentivo economico, molti giovani tornerebbero, potendo lavorare a distanza».

GM: «È quello che si chiama South Working. Nel documento lanciamo una delle tante proposte: un’attività di scouting verso aziende non presenti fisicamente in città, ma interessate a inserire profili qualificati in modalità remota, permettendo al territorio di competere in un mercato del lavoro sempre più globale. Ma se i giovani restano, hanno bisogno di servizi che funzionano: scuola, sanità. E se permette, anche di marciapiedi a norma, senza sosta selvaggia: lo dico da mamma».

AL NUOVO SINDACO: MODELLI VINCENTI E L’ASCOLTO DEI PIÙ GIOVANI

Per fortuna, le nostre Università non sono in zona retrocessione. Dagli Atenei possono arrivare buone idee.

DL: «Uno dei tavoli è appunto dedicato a Reggio città universitaria, con un occhio alle altre realtà della regione. Ma abbiamo cercato di studiare modelli vincenti, per esempio quello di Parma. Dove ho chiesto aiuto a Leonardo Spadi, delegato ai rapporti istituzionali per il Comune. Mi ha risposto subito».

Sembra quasi stupito. Quindi esistono dei modelli, delle città da imitare.

GM: «Vale come principio generale, copiare le idee buone non è peccato. E bisogna ascoltare anche i più piccoli».

In che senso?

GM: «Il Forum ha avuto un’estensione anche a duecento bambini delle scuole elementari, hanno espresso i loro bisogni, e si sa che i più piccoli sono la bocca della verità. Chiedono spazi liberi dove poter giocare a calcio, basket. Molte scuole sono senza palestre, lo ha certificato anche OpenPolis. E che la città sia sporca, che la gestione dei rifiuti sia carente, lo dicono anche loro».

TRASPARENZA, RIGENERAZIONE URBANA E RETI TERRITORIALI

Perché, secondo voi?

GM: «Riduttivo dare la colpa ai “lordazzi”, come si dice  sullo Stretto».

DL: «È un argomento oscuro, anche qui mancano i dati. C’è poca trasparenza anche sulla gestione delle acque, dei depuratori. Da giurista mi chiedo se l’eterno allarme rifiuti sia all’altezza della città. In ogni caso: pochi controlli, anche su quelli che non pagano le tasse».

Siete coscienti del fatto che una città non si cambia da un giorno all’altro? Credo valga per tutto il Sud.

DL: «E infatti il nostro Forum guarda al 2031, i nostri contatti vanno da Palermo al Molise, a esperienze come l’Agrifest di Taurianova, il Talent Garden di Cosenza: una Rete che vogliamo potenziare. E ci interessa studiare leggi che vanno nella stessa direzione, come quella della Regione Sardegna sul rientro dei talenti».

GM: «Rifiuto per principio il “non c’è nenti”, l’espressione che chiude a ogni speranza. Ma devo raccontare anche un’esperienza vissuta con un gruppo di scout adolescenti in una parrocchia. Abbiamo chiesto a ognuno: cosa faresti da sindaco, avendo a disposizione soldi illimitati? Anche i più bravi si fermano alla fogna nel mare, alle buche da aggiustare. C’è un ordinario disagio strutturato».

E voi come avete reagito?

GM: «Noi siamo ambiziosi, è il contrario del lamento. Un bel misto di sognatori e idealisti, che spesso vivono dentro la stessa persona. Bisogna pensare in grande, con l’argento vivo in corpo».

DL: «Fra i nostri punti, c’è quello della rigenerazione urbana. Quanti edifici abbandonati, non finiti potrebbero servire alla città? Eppure sono lì da decenni».

CONTRO LA DIASPORA: REGGIO COME PUNTO DI AGGREGAZIONE LA PROPOSTA DEI GIOVANI AL NUOVO SINDACO

Come vivete la diaspora dei giovani?

GM: «Della mia classe siamo rimasti in due o tre, e questo mi fa rabbia. Ci sono quelli che si mettono a disposizione: ‘Voglio trovare un modo di tornare’. Magari sono scesi solo per le feste di settembre. Ci ha scritto una reggina che vive a New York. E poi ci sono quelli che pensano e dicono: ‘Non c’è niente da fare’. Un sentimento inutile».

DL: «L’ottanta per cento dei miei compagni è andato via, ci sono quelli che sono residenti solo sulla carta. E poi ci sono i pendolari per necessità. La mia ragazza per un lungo periodo ha fatto 15 giorni a Reggio e 15 a Firenze. Io stesso ho vissuto fuori e sono riuscito a tornare».

Il vostro Forum può essere un punto di aggregazione?

DL: «Abbiamo coinvolto centinaia di giovani, probabile che lo sia già diventato. A uno degli ultimi aperitivi è arrivata una ragazza e ha detto: “Sono qui, vi porto le mie competenze, le relazioni internazionali, ma manco da dieci anni e voi mi dovete aiutare. Dalla nostalgia diffusa nascono buone idee».

Siete coscienti di saperne di più sulla città della maggior parte dei candidati al consiglio comunale?

DL: (sorriso) GM: «Forse perché il nostro progetto è nato dal basso: non siamo stati chiamati, non dobbiamo nulla a nessuno». Buona fortuna (anche alla città).

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