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Le colonne di Tresoldi in discarica

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Le colonne passano dalla cultura alla discarica: L’“Opera” di Tresoldi sul lungomare di Reggio Calabria diventa un caso.


REGGIO CALABRIA – A Reggio Calabria torna al centro del dibattito pubblico la gestione delle risorse destinate alla cultura e al decoro urbano. A sollevare il caso è l’architetto Antonella Postorino, responsabile del Dipartimento Urbanistica e Pianificazione della Città del coordinamento cittadino di Forza Italia, che punta il dito contro la vicenda dell’installazione “Opera” dell’artista Edoardo Tresoldi. E lo fa con tanto di inoppugnabile corredo fotografico.

Perché alcune delle splendide colonne di “Opera” sono state divelte da agenti atmosferici (ciclone Harry) ed anche dalla mano umana (per mettere in sicurezza l’area) ed attualmente giacciono…in una discarica. “Opera” nata nel 2020 come installazione permanente di arte pubblica sul lungomare di Reggio Calabria, promossa e commissionata dal Comune e dalla Città Metropolitana, per celebrare la relazione contemplativa tra il luogo e l’essere umano attraverso il linguaggio architettonico classico e la trasparenza della Materia Assente, espressa tramite la rete metallica, voleva essere quindi un nuovo monumento attraversabile e completamente fruibile a cittadini e visitatori. Ma quell’architettura aperta oggi, a quanto spiega l’architetto Postorino, è diventata invece “conferibile”, nel senso proprio di …gettata in discarica.

LE COLONNE DI TRESOLDI A REGGIO: UN INVESTIMENTO DA QUASI UN MILIONE DI EURO TRATTATO COME SCARTO E “SISTEMATEO” IN DISCARICA

«Quando dico “Tre soldi buttati in discarica” non ricorro a una formula retorica o ad una metafora, ma si fotografa con precisione una vicenda amministrativa in cui un investimento pubblico rilevante finisce per essere trattato come uno scarto».  È esattamente ciò che sta accadendo con l’installazione ‘Opera’ dell’artista Edoardo Tresoldi, divenuta nel tempo emblema di una gestione che ha progressivamente smarrito coerenza tecnica, controllo e visione, fino all’esito finale rappresentato dal taglio delle colonne e dal loro abbandono.

Secondo Postorino, quella di “Opera” rappresenta un esempio emblematico «di cattiva gestione amministrativa». L’opera, finanziata con fondi pubblici per un importo di oltre 939 mila euro nell’ambito del “Patto per lo sviluppo della Città Metropolitana”, per la realizzazione di 46 colonne metalliche alte 8 metri e con l’affidamento dei lavori, deliberato “direttamente” nel luglio 2020, in favore della società Sub Divo S.r.l., titolare dei diritti dell’artista Edoardo Tresoldi, avrebbe progressivamente accumulato criticità fino all’epilogo attuale: il taglio delle colonne metalliche e il loro triste abbandono. Le strutture sarebbero state in parte tranciate alla base e trasferite nell’area del Palasport di Pentimele, dove giacciono tra detriti e materiali di risulta. Una scelta che, oltre a sollevare interrogativi sul piano amministrativo, apre anche questioni ambientali e di trasparenza, considerata la destinazione dell’area.

CRITICITÀ PROGETTUALI E CONFRONTO CON ALTRE OPERE DEL SUD

Nel mirino dell’architetto non c’è solo la fase conclusiva dell’intervento, ma l’intero iter progettuale. Già in fase preliminare, sottolinea, «erano state espresse perplessità sulla collocazione dell’opera, individuata successivamente alla progettazione e senza adeguate verifiche tecnico-ambientali». Un aspetto cruciale, soprattutto per un’installazione esposta in un contesto costiero e soggetta a condizioni meteorologiche complesse. Gli eventi atmosferici (ricordiamo il ciclone Harry che ne ha divelte alcune) che hanno danneggiato la struttura, secondo Postorino, non possono essere considerati una giustificazione sufficiente. Piuttosto, evidenzierebbero una sottovalutazione dei parametri progettuali e un approccio definito “eccessivamente sperimentale”, privo di adeguate analisi di contesto.

A rafforzare le critiche della professionista, ci sarebbe anche il confronto con altri esempi: opere esposte a condizioni climatiche anche più severe avrebbero dimostrato maggiore resilienza. Tra queste, e per rimanere nello stesso perimetro del Sud Italia, viene citata la scultura “Nike” di Carmelo Mendola a Giardini Naxos, che nel tempo ha resistito a eventi estremi (anche allo stesso ciclone Harry) diventando simbolo di solidità strutturale.

REGGIO, COLONNE DI TRESOLDI MESSE IN DISCARICA: IL FUTURO INCERTO DI UN SIMBOLO DELLA PROGRAMMAZIONE CITTADINA

Resta ora aperta la questione del futuro dell’installazione: non è chiaro se si procederà a una ricostruzione, a una sostituzione parziale o all’abbandono definitivo del progetto, né quali ulteriori risorse pubbliche potrebbero essere impiegate. Un’incertezza che, secondo Postorino, rischia di trasformare un investimento significativo in un precedente negativo per la gestione delle opere pubbliche. Un’incertezza a fronte della certificata permanenza in discarica delle colonne divelte. Resta inoltre aperta una questione dirimente quale sarà il destino dell’installazione, se si procederà a una ricostruzione fedele o a una sostituzione parziale, se si farà ricorso nuovamente all’autore o a maestranze locali e, soprattutto, con quali ulteriori risorse pubbliche. “La questione non è estetica”, conclude l’architetto, “ma riguarda la responsabilità progettuale e amministrativa”. In assenza di risposte chiare, il caso “Opera” rischia di diventare il simbolo di una programmazione debole, Dove il provvisorio si trasforma in permanente e l’interesse collettivo passa in secondo piano.

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