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Riace, maggioranza Lucano sotto attacco: La minoranza interviene sull’atto di Città Futura protocollato al Comune. Preoccupa la questione di un vecchio carico debitorio legato all’accoglienza.
I consiglieri di minoranza del Comune di Riace all’attacco dell’amministrazione Lucano, sindaco decaduto per la legge Severino, dopo la recente sentenza della Corte d’appello di Reggio Calabria e in attesa della decisione della Cassazione, dove l’interessato ha anticipato di volere presentare l’ultimo ricorso. I due gruppi d’opposizione, rappresentati da Franco Salerno e Antonio Trifoli, questa volta hanno voluto informare direttamente i cittadini di Riace attraverso un manifesto, e dire la loro su un’azione legale “avviata” dall’associazione locale “Città Futura”, “nei confronti del Comune”. Alla base dell’atto, depositato al protocollo comunale nei giorni scorsi, ci sarebbe “una richiesta di pagamento pari a euro 767.926 per attività legate alla gestione dell’accoglienza”.
LA MAGGIORANTA A RIACE E LUCANO: I DUBBI DEI CONSIGLIERI SULLE RISORSE PUBBLICHE E LA TRASPARENZA
Nell’informazione pubblica della minoranza di Riace si legge ancora che si tratta di «cifra rilevantissima, che si aggiunge ai milioni di euro (diciannove milioni) già transitati negli anni passati. Oggi, ancora una volta – spiegano i consiglieri di minoranza firmatari del documento -, qualcuno torna a chiedere risorse pubbliche attingendo però alle misere casse comunali. Emergono elementi che, se confermati, delineerebbero un quadro preoccupante: rapporti professionali, coincidenze e possibili intrecci tra soggetti coinvolti nella gestione dell’accoglienza legata a Domenico Lucano». E poi, gli stessi si chiedono: «È tutto regolare? È tutto trasparente?».
CHIARIMENTI LEGALI SULL’ATTO DI CITAZIONE IN RIASSUNZIONE
Specificano anche: «Qui non si tratta di polemica politica. Si tratta di rispetto verso un’intera comunità. Se tutto è regolare, lo si dimostri subito. Se non lo è, si intervenga senza esitazioni. Non accetteremo silenzi – concludono gli oppositori dell’amministrazione Lucano -, zone d’ombra, che Riace venga nuovamente esposta a dubbi e sospetti». In realtà, l’atto è stato notificato nei giorni scorsi al Comune di Riace, ma si tratterebbe di un «atto di citazione in riassunzione» – come specificato da uno dei rappresentanti dello studio legale che l’ha notificato. Già la definizione dell’atto fa significare che è la continuazione di un qualcosa già avviato in precedenza.
E allora, di altro non si tratta che di «uno strumento processuale utilizzato per fare proseguire un giudizio civile precedentemente interrotto, sospeso o cancellato dal ruolo, oppure a seguito di una sentenza di incompetenza, che va notificato entro il termine perentorio di 3 mesi dal verificarsi dell’evento». Fin qui la norma. Nei fatti, l’associazione “Città Futura” di Riace, circa tre anni fa, aveva notificato al comune, quando non era sindaco Domenico Lucano, un atto con il quale chiedeva il pagamento delle somme dovute per l’accoglienza dei migranti dei progetti Sprar e Cas, quest’ultime per l’accoglienza straordinaria. Detti finanziamenti non erano stati ancora percepiti dal ministero dell’Interno e dalla Prefettura, che avevano sospeso la relativa erogazione, sollevando delle irregolarità nell’utilizzo dei soldi a copertura dei servizi per i migranti.
L’INCHIESTA XENIA E IL BLOCCO DEI FONDI STATALI
A Riace erano partite in quegli anni le ispezioni e poi l’indagine della Guardia di Finanza e della Procura della Repubblica di Locri, sfociata nell’operazione Xenia. Già prima, quindi, dell’inchiesta penale, con i soldi bloccati, l’associazione Città Futura, con gli altri soggetti coinvolti, avevano potuto godere del credito riconosciuto dalla Banca Etica, che aveva sostenuto attivamente il “modello Riace” attraverso il finanziamento per il recupero di abitazioni abbandonate e sostenendo la raccolta fondi “Una casa per Riace” promossa dalla Rete dei Comuni Solidali (Recosol) e dalla stessa associazione “Città Futura” per il riavvio delle attività.
Per via dei ritardi e della cancellazione dei fondi statali per Riace, si sono interrotti i pagamenti e i rimborsi, a Banca Etica, così come per le forniture da parte degli operatori economici del territorio, presso i quali era enormemente aumentato il carico debitorio. E così tutto è sfociato in una serie di atti di citazione davanti al giudice per avere riconosciuti i titoli di pagamento.
Ultimamente è intervenuta la prima decisione del Tribunale di Locri, che ha stabilito la propria incompetenza territoriale per la parte dei finanziamenti che riguardavano la Prefettura di Reggio Calabria. Per il resto l’azione dovrebbe proseguire davanti ai giudici civili locresi. Ed è allora per questa novità che lo studio legale che assiste l’associazione “Città Futura” (l’atto non risulta comunque a firma dell’avvocato difensore di Domenico Lucano, cioè Andrea Daqua), ha dovuto notificare, rinnovandolo, l’atto al Comune di Riace, che in realtà non è il soggetto obbligato ai circa 800 mila euro di debito accumulato negli anni per i progetti di accoglienza dei migranti.
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