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La dimora del confino di Pavese a Brancaleone

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Cesare Pavese, quel sovversivo piemontese mandato al confino nel profondo Sud, a Brancaleone; La casa dove visse lo scrittore è oggi un piccolo museo


Il 4 agosto del 1935 scese dal treno, scortato dai carabinieri, nello scalo ferroviario di Brancaleone in provincia di Reggio Calabria un giovane uomo di bassa statura, occhialuto e smunto. Gli abitanti del luogo guardavano con curiosità e un pizzico di stupore quel sovversivo piemontese che il regime fascista aveva mandato al confino nel profondo Sud. Nessuno sapeva di trovarsi di fronte a colui che sarebbe diventato uno degli scrittori italiani più brillanti del XX secolo. Il soggiorno forzato di Cesare Pavese nella cittadina calabrese rappresentò per la breve esistenza del letterato (morì suicida nel 1950 a 42 anni) una parentesi estremamente importante.

I suoi scritti attinsero da quella drammatica esperienza dove la solitudine fu triste compagna di vita. La sua unica “colpa” in quegli anni di tirannia per subire un simile trattamento fu di ricevere lettere indirizzate alla sua fidanzata del tempo, militante del Partito comunista d’Italia allora clandestino.

IL LEGAME INSTAURATO DA PAVESE CON GLI ABITANTI DI BRANCALEONE

Da uomo intelligente Pavese seppe comunque valorizzare quegli anni di oppressione e riuscì a stringere un legame intimo con Brancaleone e la Calabria. Molte sono infatti le lettere che Pavese scrisse dal confino, indirizzate alla sorella e agli amici, nelle quali riservò parole di stima nei confronti dei suoi provvisori compaesani: «La gente di questi paesi è di un tatto e di una cortesia che hanno una sola spiegazione: qui una volta la civiltà era greca. Persino le donne che, a vedermi disteso in un campo come un morto, dicono “Este u’ confinatu”, lo fanno con una tale cadenza ellenica che io mi immagino di essere Ibico e sono bell’è contento».

Oggi, la casa dove visse al confino Cesare Pavese è allestita per la fruizione turistica. L’edificio, acquistato e ristrutturato grazie all’intervento di Tonino Tringali, appassionato di letteratura, è diventato in pochi anni un punto di riferimento per incontri culturali e itinerari turistici. La dimora è ubicata lungo il Corso Principale di Brancaleone, la piccola e umile stanzetta museo conserva ancora oggetti di arredo ed effetti personali dello scrittore. Il letto, la scrivania, la lampada da tavolo e altri elementi che ricordano il passato e la dolorosa solitudine vissuta da Pavese in quella esperienza impattante. È possibile, grazie alla Pro Loco locale, inoltre effettuare visite guidate di gruppo su prenotazione, proponendo un percorso storico culturale che comprende anche itinerari dedicati alla vita di Cesare Pavese.

Una stanza della dimora del confino di Cesare Pavese a Brancaleone, ora museo

IL PERCORSO PAVESIANO A BRANCALEONE

“Il percorso Pavesiano” si snoda partendo dal centro della cittadina e arrivando a toccare tutti quei luoghi frequentati dallo scrittore piemontese nel corso del confino. A pochi passi dalla casa che lo vide confinato, Pavese era solito frequentare il “Bar Roma” dove lo scrittore andava a leggere il giornale, sempre guardato a vista dai carabinieri presso i quali al tramonto doveva recarsi per palesare la propria identità e firmare. La finestra, dalla quale ammirava il mare, affascinato e allo stesso tempo impressionato da quella che riteneva la «quarta parete del carcere» a cielo aperto che viveva. La scatola dei libri che gli venivano inviati dalla sorella e che non smetteva mai di chiedere per dare sfogo attraverso lo studio e la lettura ai suoi patimenti.

Ancora fino a qualche anno fa era possibile ascoltare le testimonianze dirette di chi da ragazzo ricevette ripetizioni di latino dallo scrittore. Tutti erano colpiti dalla sua cordialità e dalla sconfinata cultura che cozzavano con il fermo immagine dell’uomo sceso dal treno in manette alla stregua dei peggiori malfattori in quella rovente estate del 1935.

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