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Un viaggio nel mondo della cultura pop ma prima tutta la verità su essa e sul mondo del collezionismo
La verità, vi prego, la verità sulla Cultura Pop e sul Collezionismo. Prima di iniziare il nostro viaggio nel mondo della cultura pop e nella luna che intorno vi orbita cioè la dimensione del collezionismo, consapevoli che ci porterà ove nessun cacciatore di Pokemon è mai stato prima, oltre ogni Contea o Monte Fato, più in alto dei Cieli di Escaflowne e più in profondità di ogni Terracava popolata da dinosauri non modificati geneticamente, fissiamo alcuni punti fermi, delle pietre miliari conficcate con vigore in un virtuale piano cartesiano di ascisse e ordinate (Perché le mappe le lasciamo a chi gioca di ruolo), che ci facciano da meridiane capaci di indicare la strada verso ciò che più desideriamo, cioè la verità (Oltre ad una copia in buone condizioni di Detective Comics 27, albo a fumetti dove appare per la prima volta Batman).
Se ci fossero 100 verità sul mondo della Cultura Pop la numero trentotto sarebbe questa: “I cartoni animati e i film della Disney contengono tutte le risposte ad ogni singola domanda filosofica, sociologica ed esistenziale che l’essere umano (e anche quello animale) si potrà mai porre”. Dimostriamolo. Corre l’anno 2010. Nathan Greno e Byron Howard (A cui dobbiamo chicche come Bolt, Encanto e Zootropolis) danno vita a Tangled, lungometraggio che, se vivessimo in una nazione in cui i titoli dei film vengono tradotti con un po’ di criterio, sarebbe diventato “Aggrovigliato”. Ma dato che il meccanismo di adattamento dei titoli dei film in italiano è un mistero avvolto in enigma chiuso in una scatola cinese posta al centro di un labirinto il cui ingresso è custodito da una sfinge cieca, sorda e muta, il cinquantesimo classico della Disney giunge in Italia come “Rapunzel – L’intreccio della torre”.
Stendiamo a tal proposito un tendone da circo pietoso perché un velo non basta e andiamo avanti. La nostra protagonista, la chiomata Rapunzel, si ritrova in un bar di tagliagole picari dall’aspetto poco raccomandabile. E, ovviamente, parte una canzone anche perché è un cartone della Disney, mica un film di Nolan. Il titolo del pezzo è Ho un sogno anch’io, e trasmette questo concetto di base: per quanto tu possa essere la feccia della feccia della feccia, per quanto tu possa essere stato sconfitto e umiliato dalla vita, per quanto il dolore sia la tua cifra stilistica, tu coverai dentro di te sempre e comunque un sogno, un desiderio, un’aspirazione che sarà il tuo generatore di energia a moto perpetuo e ti permetterà di continuare a vivere e a respirare.
Nel corso della canzone, la banda di tagliagole enuclea le proprie aspirazioni: chi sogna l’amore, chi ama fare giardinaggio, chi adora il bricolage, o il design… ma è al minuto 2.01 della canzone che la verità viene pronunciata, in una piccola e significativa frase: “…e collezionando Vladimir ha un grosso svago”. In sette parole tutta la verità di un mondo. Vladimir è un omaccione alto un palazzo e mezzo, così grande che neppure entra nell’inquadratura della camera (O almeno così è disegnato). Tra le mani regge con delicatezza due oggettini, dall’aria fragile. L’oggetto della sua collezione. Il suo svago. Il tuo sogno.
Questo è il collezionismo: un’arte capace di astrarre la mente dal reale, di focalizzare l’attenzione su qualcosa che non diviene pensiero ridondante e generativo, per quanto derivativo, capace di aprire mondi sconosciuti. Collezionare apre la mente e chiude ai riverberi esistenziali. In una parola, rilassa. E cosa a che fare il collezionismo con la Cultura Pop? Bé, la Cultura Pop è per la sua stessa natura, dai tempi di Warhol, confusa e infinita.
Se per Pop intendiamo popolare, cioè diffusa ma non del popolo, allora tutto ciò che caratterizza comportamenti di massa diventa Pop. O quasi. La cultura Pop diventa ciò che influenza, attraverso il gusto e la percezione, la visione del reale e l’interazione con esso di grandi gruppi sociali. E il collezionismo? Il collezionismo è ciò che permette una conservazione, una comprensione e una catalogazione di questi strumenti capaci di influenzare, distrarre o attrarre, le masse.
Spaventati? Non è che l’inizio.
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