Samuele Bersani

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Il sette marzo il tour farà tappa al Rendano di Cosenza

SAMUELE Bersani, il ritorno è live. Attessisimo, Bersani tornerà a calcare le scene dal vivo dopo uno stop forzato causato da un problema ad una corda vocale, come aveva scritto lo scorso autunno sui social il cantautore, annunciando il rinvio del tour “La fortuna che abbiamo”. Tira il fiato e riparte Bersani. Dal prossimo 21 febbraio il cantautore tornerà in concerto nelle principali città italiane con la nuova tournée prodotta da F&P Group che prende il nome dall’ultimo progetto discografico dell’artista, uscito lo scorso giugno e accompagnato da un video con Petra Magoni. Un ritorno molto atteso che arriva a tre anni di distanza dall’ultimo “Nuvola Numero Nove TOUR” (2014) e a due dal suo ultimo live show, “Plurale Unico” (2015), serata evento che lo aveva visto festeggiare i suoi 25 anni di straordinaria carriera discografica in uno spettacolo corale insieme ai grandi nomi della musica italiana.

Tra sperimentazioni e arrangiamenti inediti, “La fortuna che abbiamo Tour” propone 25 anni di canzoni di Samuele in 12 esclusive date nei grandi teatri italiani. Da “Giudizi Universali” a “Chicco e Spillo”, da “Coccodrilli” a “Spaccacuore”, fino a “Psyco” ed “En e Xanax”, in concerto verranno riproposte le versioni live dei pezzi che hanno fatto di Bersani uno tra i cantautori più apprezzati in Italia.

il tour 

Dopo la data zero del 16 febbraio a Fermo (Teatro dell’Aquila), il tour partirà ufficialmente da Roma il 21 febbraio dall’Auditorium Parco della Musica, e proseguirà in diverse città tra cui Cosenza per il concerto del 7 marzo al teatro Rendano organizzato dalla Essemme Musica.

Ed è lui, il cantautore tra gli artisti con il maggior numero di riconoscimenti da parte del Club Tenco, a raccontare lo speciale ritorno e non solo.

Bersani, il ritorno dopo uno stop forzato che emozioni dà?

«Mi sembra di tornare molto indietro. Mi ricorda le mie prime tournée. Perché con gli anni è anche possibile che una passione possa diventare mestiere, in questo caso è proprio il contrario. Questi concerti è come fossero i primi. Non cantare davanti a nessuno mi ha fatto fare i conti con me stesso e con la paura di non poterlo fare più».

Prendendo a prestito il nome del tour e della canzone, qual è la fortuna che abbiamo?

«“La fortuna che abbiamo”… Intanto da quando ho scritto quella canzone ho perso un po’ la voce perché è una canzone pirotecnica e scomoda per me. Voglio dire non mi son fatto un vestito su misura… Non so neanche se la riproporrò. Lo scoprirò quando inizieranno le prove. Ma la domanda è una domanda adulta e merita una risposta adulta. Io credo che la fortuna che abbiamo è quando ci rendiamo conto di essere speciali per gli altri anche nella quotidianità e nella vita privata».

C’è un gesto che la commuove?

«Mi commuovo facilmente. Non sono di quelli che si nascondono a se stessi. Certo la commozione a volte è un dispetto. Capita quando arriva in mezzo alla canzone. Però, ben venga».

Il video con Petra Magoni…Vi conoscete da tanto?

«Sì ci conosciamo da anni. Lei è una cantante eccezionale come ce ne sono poche. L’ho chiamata perché mi dava un’ idea di purezza. È una collega che va “amplificata”, vorrei la conoscessero più persone».

Lei ha ricevuto più di un riconoscimento al Premio Tenco. A cinquant’anni dalla sua scomparsa come lo ricorda?

«Lo ricordo perché la sua voce è stata uno dei suoni che ha riempito casa mia quando crescevo, quando ero bambino e mia mamma era la padrina del giradischi. Conosco a memoria le canzone di Tenco. Le mie purtroppo no».

Non ci credo…

«È vero, è vero…».

Le parole, che rapporto ha?

«Le parole sono quelle che pensiamo e ci escono spontaneamente. Hanno un ritmo loro anche senza la musica ma quando trovano il loro corrispettivo musicale danno vita alle canzoni. Io sono un ex logorroico , però siccome per mestiere mi devo riascoltare quando ho scoperto di essere logorroico ho tirato il freno a mano e ho ascoltato di più gli altri. E allora mi sono ispirato alle storie degli altri ma non gli ho mai rubato le parole».

Quanto salva l’ironia rintracciabile anche in alcuni suoi testi?

«L’ironia nei testi è importante ma è più importante averla come persona. I testi sono dei riverberi di quel che si è».

Se non avesse fatto il cantautore?

«Boh, penso il Cinema inteso come scritture di storia. Ecco questa sarebbe stata una cosa che avrei potuto fare».

Tre aggettivi che le fanno dire: questo sono io…?

«Ma queste son quelle cose che dovrei appiccicare con un post-it al frigo… Non lo so… Sono passionale in quello che faccio, sono umorale quindi non sono costante e sono curioso».

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