Eman
INDICE DEI CONTENUTI
- 1 C’eravamo lasciati nel 2023 con “Distratto”, frutto di una tua fase artistica più introspettiva, possiamo dire che in “Luce dalle crepe” questa fase continui?
- 2 In questo brano affronti il tema della sofferenza, sia in maniera più introspettiva ma anche con uno sguardo alla collettività. Ci racconti un po’ come nasce questa canzone, quando nasce e l’esigenza che ti ha portato a scriverla?
- 3 Si può dire dunque che con questo brano hai raggiunto delle nuove consapevolezze?
- 4 Questo brano infatti apre la strada ad un nuovo album. Che cosa ci puoi anticipare?
- 5 Andando a ritroso, partendo da Come Aceto (singolo del 2009), Amen (album del 2016) o anche il Sound System Pennywise (il collettivo fondato da Eman nel 2005; ndr), quanto è cambiato Eman e quanto è cambiato Emanuele?
- 6 L’hai detto che è stato un periodo molto intenso: sei diventato papà ma poi sei anche reduce da una tournée che ti ha impegnato molto e sei già pronto a ritornare live, è forse la tua dimensione più autentica?
- 7 Questa catarsi ci sarà presto, e mi soffermo sulla data dell’1 agosto, perché torni a casa, non solo perché è un concerto in Calabria, ma anche perché si tratta del Be Alternative Festival. E mi pare di capire che con gli organizzatori del festival ci sia anche una bella amicizia.
L’intervista al cantautore calabrese Eman: racconta del suo nuovo singolo “Luce dalle crepe” che anticipa un album e i prossimi appuntamenti live
C’è un’immagine potente, quasi una ferita aperta che si trasforma in feritoia, nel ritorno discografico di Eman. Il cantautore calabrese, capace di muoversi con disinvoltura tra il reggae delle origini, l’elettronica e la canzone d’autore più raffinata, è tornato con un nuovo singolo dal titolo “Luce dalle crepe”, pubblicato mercoledì 22 aprile 2026 per Mazinga Dischi e distribuito da Believe. Il singolo non è solo un brano, ma il primo tassello di un mosaico più ampio: un nuovo album di inediti atteso per giugno 2026.
Eman si conferma una delle voci più oneste del panorama attuale. In un mercato che insegue l’algoritmo della felicità a tutti i costi, la sua ‘luce’ ci ricorda che l’autenticità passa spesso per le strade più buie, quelle che non hanno paura di mostrare i segni del tempo e dell’anima. Dopo l’ep “Distratto” uscito nel 2023 e una tournée di successo, ora si prepara a questo nuovo progetto discografico e ad una serie di live che lo vedranno protagonista anche in Calabria, come l’1 agosto al Be Alternative Festival nella rassegna “Concerti sul lago” a Camigliatello Silano. Così, lo abbiamo raggiunto per chiedergli qualcosa in più del suo nuovo brano.
C’eravamo lasciati nel 2023 con “Distratto”, frutto di una tua fase artistica più introspettiva, possiamo dire che in “Luce dalle crepe” questa fase continui?
«Ma sì, in verità, non è che l’ho mai abbandonata quella fase lì, è che semplicemente ora pensavo di darle più spazio. È una fase più matura forse, oppure, è semplicemente che mi sono accorto di essere cambiato in qualche modo e nella mia musica oggi si riflette questo mio cambiamento, questa mia evoluzione».
In questo brano affronti il tema della sofferenza, sia in maniera più introspettiva ma anche con uno sguardo alla collettività. Ci racconti un po’ come nasce questa canzone, quando nasce e l’esigenza che ti ha portato a scriverla?
«L’esigenza è sempre quella di esprimermi, non c’è un secondo fine. È nato in un periodo in cui ho vissuto delle cose un po’ particolari, delle cose personali e pensandoci mi sono accorto che effettivamente questo qua è un periodo storico in cui la gente, in generale, prova a fuggire dal dolore, quindi a non affrontarlo. Per ogni cosa c’è una pillola, per qualsiasi cosa c’è qualche goccia che fa in modo che questo dolore si plachi. Che poi non è un soffrire e basta, è quel malessere che viviamo a fase alterna un po’ tutti, però oggi ci fa un po’ più paura perché non siamo più abituati. Questa è la mia idea almeno.
Ho ritrovato in verità poi un libro che si chiama “La società senza il dolore” di Han, è un filosofo, guarda caso poi ho letto, ed effettivamente mi ritrovavo anche quello che pensava lui. Credo sia un periodo in cui la gente non ha il coraggio di affrontare alcune cose. Invece mi sono accorto che l’unico modo per non averlo più, il dolore, è viverlo, accettarlo per quello che è. Senza andare a cercare altri mezzi per non farlo tornare più. In verità, penso che sia un punto di partenza, il fondo da cui uno spinge, poi per risalire su».
Si può dire dunque che con questo brano hai raggiunto delle nuove consapevolezze?
«Sì, credo sia in generale il disco ad essere più consapevole, anche poi il modo in cui l’ho fatto: è completamente suonato, ha completamente altri suoni».
Questo brano infatti apre la strada ad un nuovo album. Che cosa ci puoi anticipare?
«Che cosa vi posso dire? Io penso che ogni disco alla fine fotografi un periodo, sono di quell’idea lì, non sono dell’idea che ogni anno uno debba fare un disco. Ogni anno puoi dire qualcosa, ma a volte hai voglia di esprimerti, altre volte invece hai bisogno di vivere. E questo è un disco che chiude un periodo di vita che è stato bello complesso, pieno di cose, pieno di cambiamenti: sono diventato padre, ho mollato una strada per prenderne un’altra, sono completamente indipendente, ho deciso di autoprodurre un disco anche perché volevo essere libero di poter dire tante cose, magari un po’ più dense, un po’ più profonde, qualcuno direbbe un po’ più tristi, ma in verità non lo sono. È semplicemente che penso che il periodo me lo imponga. Anche per il periodo storico che il mondo vive, credo ci sia bisogno anche di dirle alcune cose».
Andando a ritroso, partendo da Come Aceto (singolo del 2009), Amen (album del 2016) o anche il Sound System Pennywise (il collettivo fondato da Eman nel 2005; ndr), quanto è cambiato Eman e quanto è cambiato Emanuele?
«Ma in realtà vanno di pari passo a dire il vero, non ho mai voluto essere altro che Eman o Emanuele, il primo è semplicemente un diminutivo del mio nome. Nonostante i primi progetti facciano parte della mia gioventù, che è solitamente più spensierata, anche lì c’era una ricerca e compariva già questa mia fase introspettiva. Se pensiamo a “Insane” o “Amen” per esempio, ma anche in tanti altri brani, c’è una ricerca interiore e questa è una cosa che a me preme, una cosa che voglio fare, una cosa che penso sia fondamentale per l’uomo: stare lì a guardarsi dentro e a capirsi».
L’hai detto che è stato un periodo molto intenso: sei diventato papà ma poi sei anche reduce da una tournée che ti ha impegnato molto e sei già pronto a ritornare live, è forse la tua dimensione più autentica?
«Sì, è proprio il posto dove più mi trovo. Ma poi la musica secondo me va più espressa in quel senso, incontrare il pubblico, vedere l’effetto che ha la tua musica sulle loro facce, sui loro volti. Vedere che lo cantano con te ha qualcosa di magico, almeno personalmente è molto importante. Il live è una di quelle cose che mi completano, ed è pure un atto tecnico portare la tua musica e far vedere quando la canti, come la canti, cosa provi mentre canti. E quello che a me piace, è vedere che ogni volta torno a quando ho scritto il brano, lo canto e avviene quella magia lì: c’è uno scambio di emozioni, è una catarsi».
Questa catarsi ci sarà presto, e mi soffermo sulla data dell’1 agosto, perché torni a casa, non solo perché è un concerto in Calabria, ma anche perché si tratta del Be Alternative Festival. E mi pare di capire che con gli organizzatori del festival ci sia anche una bella amicizia.
«In verità siamo anche collaboratori. Quando ho deciso di creare il mio staff ho pensato a loro perché c’è la amicizia e perché sapevo benissimo che potevano essere quelli giusti. Quindi sì, sono contentissimo, poi il Be Alternative Festival è bellissimo, il luogo è fantastico, sono stracontento».
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