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Pippo Pattavina

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L’attore catanese, Pippo Pattavina, decano del teatro italiano e interprete d’eccezione delle opere di Luigi Pirandello, in tour in Calabria con lo spettacolo “Il piacere dell’onestà”



«87 anni e ancora con la valigia in mano!». Con queste parole si descrive Pippo Pattavina, interprete straordinario del teatro di Luigi Pirandello, uno degli autori italiani più conosciuti e rappresentati al mondo. Proprio Pattavina sarà protagonista qui in Calabria de Il Piacere dell’Onestà, testo che esprime tutto il genio dell’autore siciliano specie nei temi dell’identità, della maschera e dell’esplorazione del labirinto della mente umana. AMA Calabria, diretta da Francescantonio Pollice, presenta 3 date, giovedì 12 marzo a Vibo Valentia, venerdì 13 marzo al Teatro Comunale di Catanzaro e sabato 14 marzo al Teatro Grandinetti di Lamezia Terme, con inizio alle ore 21.

PIPPO PATTAVINA, PIRANDELLO E IL TOUR IN CALABRIA

Il piacere dell’onestà svela, con lucidità disarmante, le ipocrisie della società borghese: un mondo in cui la verità si piega alle convenienze e l’onestà, anziché essere un valore, diventa una maschera capace di ferire chi la indossa senza crederci davvero. Al centro della pièce c’è Angelo Baldovino, uomo dal passato turbolento, che accetta un patto singolare: sposare una giovane rimasta incinta di un uomo già sposato, per salvare le apparenze. La sua unica condizione è che venga rispettata in modo assoluto la forma dell’onestà. Quella che nasce come cinica farsa si trasforma così in un dramma di grande intensità: Baldovino prende il ruolo così sul serio da costringere tutti gli altri a fare i conti con la verità, ribaltando i rapporti di forza e trasformando la finzione in uno strumento di riscatto. A capo di tutto c’è il talento indiscusso e celebrato di Pippo Pattavina, ma il grande successo dello spettacolo vive anche su tutta la compagnia e la regia di Romania si muove con eleganza tra le righe pirandelliane, restituendo tutta la follia delle relazioni umane che Pirandello mette in scena. Abbiamo avuto l’onore di parlare di Pirandello e di teatro proprio con Pattavina.

Come si è preparato per il complesso ruolo di Baldovino?


«Mi sono preparato come sempre: studiando a fondo il testo e rivedendo altre edizioni. Poi ho costruito il mio modo personale di avvicinarmi al personaggio, cercando di interpretarlo nel modo più vicino possibile all’intenzione di Pirandello. Devo dire che sono molto soddisfatto del risultato, non solo del mio lavoro, ma dello spettacolo nel suo complesso, dalla scenografia alla compagnia, che considero davvero ottima. Gli attori li ho scelti uno per uno, quindi ero certo della loro qualità. Lo spettacolo sta riscuotendo un notevole successo e sono sicuro che anche in Calabria sarà accolto molto bene».

Quali sono per lei gli aspetti di contemporaneità ne Il piacere dell’onestà di Pirandello?

«Pirandello è sempre attuale, ma il tema dell’onestà oggi lo è più che mai. L’onestà è diventata una merce rara e poche persone ne riconoscono il vero valore, questo vale nella politica come nei rapporti umani. L’uomo moderno è isolato, diffida degli altri perché non trova l’onestà intellettuale che desidera. Si vive all’insegna del tornaconto personale, spesso a scapito dei valori con la “V” maiuscola. Pirandello mette in scena un uomo disonesto, Baldovino, che recita la parte dell’onesto per convenienza, ma finisce poi per diventarlo e nello smascherare gli altri rivela come molti che si mostrano onesti, in realtà, non lo sono affatto».

Pippo Pattavina, tra le tante opere pirandelliane che ha interpretato, qual è quella che ama di più?

«Senza dubbio Sei personaggi in cerca d’autore. È un capolavoro assoluto. Quando uscì fu quasi scandalo: una rivoluzione teatrale, il teatro nel teatro, gli attori che entravano dal palcoscenico, l’assenza di scene tradizionali. È un testo magistrale che spero di portare in scena in futuro».

E un testo non pirandelliano che le sta particolarmente a cuore?


«Ce ne sono tanti. Amo La governante di Brancati, amo moltissimo Pippo Fava. Tra i grandi adoro Arthur Miller, Morte di un commesso viaggiatore, è un testo che vorrei tantissimo interpretare. Poi, certo, non posso più permettermi progetti troppo a lunga scadenza, ma lo speriamo».

Come è nata la sua passione per il teatro?


«Da piccolo desideravo fare il cantante e l’ho fatto nei locali notturni per sei o sette anni. Ma non ero soddisfatto perché volevo un rapporto più diretto con il pubblico. Così entrai come suggeritore al Teatro Stabile di Catania. Dopo tre anni, però, temevo di fossilizzarmi in quel ruolo, così chiesi al direttore artistico, Mario Giusti, di impiegarmi come attore. Lui si dispiacque perché come suggeritore avevo una paga sicura, mentre da attore non poteva promettermi nulla. Ma io rischiai: volevo recitare. La prima occasione arrivò con Il villaggio Stepancikovo, in cui servivano molti attori. Poi arrivò L’isola dei Pupi, uno spettacolo brillante, con musica, imitazioni, orchestra. Era terreno perfetto per me. Feci quasi tutto lo spettacolo e Giusti si innamorò del mio lavoro. Da lì divenni attore stabile per tutta la stagione, per decenni. Solo cinque o sei anni fa mi sono distaccato dallo Stabile per andare al Teatro ABC di Catania, che produce anche questo spettacolo. E così eccomi qua, alla veneranda età di 87 anni, ancora con la valigia in mano!»

Dopo quasi settant’anni di palcoscenico, quali emozioni prova ancora quando si apre il sipario?

«Immense. Recitare è un’emozione continua. L’attore non si adagia mai: ogni sera è come la prima volta, perché il pubblico non è mai lo stesso. C’è entusiasmo, paura, gusto, il desiderio di migliorarsi sempre. È una sfida quotidiana e meravigliosa».

Non è la prima volta che viene in tournée in Calabria. Che rapporto ha con questa regione?


«Ho un rapporto bellissimo. Forse sono stato fortunato, perché negli ultimi anni ho portato spettacoli che hanno avuto un grande successo: Uno, nessuno e centomila e Pensaci, Giacomino! sono stati accolti in maniera straordinaria. Ho lasciato un bel ricordo e vengo sempre accolto con grande affetto. E io do molto per meritare quell’accoglienza. È uno scambio d’amore incredibile».

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