INDICE DEI CONTENUTI
- 1 FAMIGLIA IANNELLO A TRIPARNI: LE SFIDE DELLA CRESCITA E L’AIUTO DELLE NONNE
- 2 LA NASCITA PREMATURA E LE CURE AL POLICLINICO GEMELLI
- 3 FAMIGLIA IANNELLO A TRIPARNI: LO STUDIO RIGOROSO E LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
- 4 TRIPARNI, I SACRIFICI E SOGNI PER IL FUTURO ARTISTICO DEI RAGAZZI DELLA FAMIGLIA IANNELLO
- 4.1 Ragazzi, come fate a conciliare bene studio e pratica della musica con l’impegno scolastico?
- 4.2 Per voi genitori i sacrifici sono intuibili: accompagnarli a scuola, al Cantiere musicale, in giro per le master class…
- 4.3 Una domanda un po’ scontata: vista la situazione, avete mai pensato di formare un gruppo?
- 4.4 I gemelli diventeranno dei maestri, nei loro rispettivi strumenti. Qual è il sogno che voi genitori avete per loro?
- 4.5 E voi ragazzi, cosa avete da dire ai vostri genitori?
Triparni, forse un caso unico: i componenti (genitori e quattro gemelli) sono provetti artisti la Famiglia Iannello, è qui la musica. Per i ragazzi si profila un futuro professionale davvero esaltante.
(VIBO VALENTIA)In Italia, a quanto se ne sa, i casi di famiglie con quattro gemelli sono molto rari. Quello che vi raccontiamo però è ancora più raro, forse davvero unico: un’intera famiglia dedita alla musica. Sì, perché il papà è un esperto tastierista, diplomato al Conservatorio, ha suonato con vari gruppi. La mamma è una provetta cantante (si sono conosciuti proprio sul palco) e loro, i gemelli, suonano tutti e quattro uno strumento diverso. In vista di un futuro che si profila davvero esaltante.
Siamo a Triparni, dove vive la famiglia Iannello, un nucleo molto particolare, visto che accoglie nel suo seno, appunto, quattro gemelli che oggi hanno 16 anni. I genitori sono Giuseppe, insegnante, e Tiziana, casalinga. I gemelli si chiamano Nazzareno, Mario, Chantal e Silvana e suonano, rispettivamente, la batteria, la chitarra, il basso e il violino. E’ un piacere per gli occhi vederli insieme, tutti sorridenti, mentre dialoghiamo nel salotto di casa, a Triparni.
Voi genitori cos’avete pensato quando il ginecologo vi ha informati?
«E’ stata una bella sorpresa indubbiamente. Lì per lì c’è stato un momento di smarrimento. Sa, quattro figli in un colpo…. Ma poi la gioia ha avuto il sopravvento. Col ginecologo è stato un percorso particolare». (sorridono entrambi)
In che senso?
«Alla prima visita ci ha informati che mia moglie aspettava un bambino. Alla seconda, mentre faceva l’ecografia ci, l’ecografia dura più a lungo: signora ci sono tre cuoricini che battono… Alla quarta visita: ci mette ancora più tempo, lo vediamo che quasi suda, guarda l’ecografia, la riguarda… Alla fine, prende coraggio e ci dice: vi devo informare che i gemelli sono quattro. Gli facciamo, celiando: dottore, non verremo per altre visite altrimenti il numero aumenterà ancora».
FAMIGLIA IANNELLO A TRIPARNI: LE SFIDE DELLA CRESCITA E L’AIUTO DELLE NONNE
Com’è stato crescere quattro gemelli?
«E’ stato difficile, e molto. Pensi: cambiarli, fare il bagnetto, dar loro le pappine, portarli un po’ in giro, addormentarli… Ma noi l’abbiamo fatto sempre con serenità, senza scoraggiarci».
Un grosso impegno. Soprattutto per la mamma, immagino.
«Eh sì, io aiutavo come potevo perché fino al primo pomeriggio lavoravo. Per fortuna ci hanno dato un grande aiuto le due nonne. No, non è stato facile, pensi che a volte, quando si dava la pappina al primo, finché si arrivava alla quarta passava parecchio tempo ed era già quasi ora di ricominciare da capo. Senza contare quando erano ammalati, per fortuna poche volte».
LA NASCITA PREMATURA E LE CURE AL POLICLINICO GEMELLI
Mi dicevate che alla nascita i bambini erano molto gracili.
«Proprio così. Mario, il più “robusto” pesava 1,3 chili, Silvana, la più piccola appena 900 grammi. Peso che, per altro, si è un po’ ridotto per il calo fisiologico. Dobbiamo ringraziare tantissimo i medici del Gemelli di Roma che hanno preparato tempestivamente le quattro incubatrici dentro le quali sono rimasti per 46 giorni».
Se una famiglia con quattro gemelli è un caso raro, ancor di più lo è una famiglia in cui tutti i suoi componenti, dai genitori ai figli, sono musicisti. Com’è nato in voi gemelli questa passione?
«Beh (parla Chantal) è stato grazie ai nostri genitori. Quando eravamo piccoli li sentivamo spesso suonare e cantare e così la musica è entrata in noi. E’ stato insomma una specie di “imprinting”». (sorridono)
FAMIGLIA IANNELLO A TRIPARNI: LO STUDIO RIGOROSO E LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
Quando e come voi genitori vi siete accorti di questa loro inclinazione, decidendo che andava coltivata?
«Da musicisti l’abbiamo notato subito: quando c’era un brano in tv o suonavamo noi, vedevamo che battevano il tempo col piede, partecipavano insomma. Da lì abbiamo capito che avevano delle potenzialità».
Non si tratta di pratica amatoriale, mi dicevate che stanno studiando regolarmente musica.
«Esatto. Frequentano con grande profitto il liceo musicale “Capialbi”, sono tutti nella stessa classe, cosa che dura fin dall’asilo. In più studiano al Cantiere musicale internazionale di Mileto, diretto dal maestro Giordano. Inoltre partecipano di continuo in tutta Italia ad importanti master class dei loro rispettivi strumenti. Di recente Mario ne ha seguita una per tre giorni a Reggio Calabria, il mese scorso è toccato a Chantal e a Silvana, tra qualche giorno dovremo accompagnare Nazzareno a Roma, dal maestro De Lazzaretti che lo segue alla batteria».
TRIPARNI, I SACRIFICI E SOGNI PER IL FUTURO ARTISTICO DEI RAGAZZI DELLA FAMIGLIA IANNELLO
Ragazzi, come fate a conciliare bene studio e pratica della musica con l’impegno scolastico?
«E’ un po’ gravoso, indubbiamente, ma noi ci mettiamo tanto impegno e perciò non abbiamo grossi problemi».
Per voi genitori i sacrifici sono intuibili: accompagnarli a scuola, al Cantiere musicale, in giro per le master class…
«Eh sì, sono sacrifici non indifferenti, anche a livello economico, visto che lavoro solo io. Ma loro ce la mettono tutta per ripagarci. Vedere la loro costante crescita artistica è la nostra migliore gratificazione».
Una domanda un po’ scontata: vista la situazione, avete mai pensato di formare un gruppo?
«No, dico davvero. Crediamo infatti che sia giusto che i nostri ragazzi facciano le loro esperienze fuori dalla famiglia, che si confrontino con gli altri. L’idea di un gruppo esclusivamente familiare ci sembra una forzatura».
I gemelli diventeranno dei maestri, nei loro rispettivi strumenti. Qual è il sogno che voi genitori avete per loro?
«Innanzi tutto che siano felici, che possano fare ciò che desiderano. Dunque, diventare primo violino in una grande orchestra, bassista o batterista in una band. C’è poi Mario che vorrebbe diventare maestro di chitarra classica. Il loro sogno è il nostro sogno ma, ripetiamo, auguriamo loro soprattutto di essere felici».
E voi ragazzi, cosa avete da dire ai vostri genitori?
«Intanto ringraziarli per quanto hanno fatto e fanno per noi, supportandoci ogni giorno nelle nostre scelte. Perciò li ringraziamo e ce la metteremo tutta per ripagarli dei tanti sacrifici che hanno fatto e fanno per noi».
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