Il sostituto procuratore Benedetta Callea

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VIBO VALENTIA – Le segnalazioni erano costanti nel tempo, con il comune costretto ad emanare ripetute ordinanze di non potabilità per il superamento del limite dei valori del ferro. Nella frazione Vena Superiore lo stato dell’arte da diversi mesi a questa parte è il seguente, da quando cioè si è ingenerata nello scorso mese di aprile quando gli esiti di un campionamento presso la fontanina pubblica di via Emilia – replicati il successivo giugno – avevano dato parere positivo, vale a dire l’acqua era contaminata. Ma adesso la Procura della Repubblica di Vibo vuole vederci chiaro e pertanto, su mandato del pm Benedetta Callea, gli uomini della sezione Polizia giudiziaria – tutela ambiente e territorio – hanno effettuato nella giornata di ieri una serie di acquisizioni documentali presso la sede della Sorical.

In pratica si tratta di due note della Società del 12 maggio e del 20 luglio di quest’anno e la convenzione per l’affidamento in gestione degli acquedotti regionali della Calabria e del relativo servizio di erogazione di acqua per uso idropotabili. Nella prima nota, la Sorical trasmetteva alla Regione, al sindaco di Vibo e al dipartimento regionale Tutela della salute il certificato delle analisi effettuate sui campioni di acqua prelevati in uscita dal serbatorio di proprietà della stessa società a Vena Superiore che avevano confermato la piena conformità della risorsa idirica erogata da Sorical: «Le cause della non conformità sono dunque da ricercarsi nella rete idrica comunale che, come noto, sono del tutto estranee a noi».

La seconda, indirizzata sempre agli stessi enti, faceva riferimento anche alle segnalazioni della popolazione evidenziando, tuttavia, come fosse amplissimamente dimostrata la più che assoluta estraneità di Sorical alle non conformità rilevate. Peraltro i residenti, nell’esposto presentato presso la Procura, non si lamentavano di carenze di qualità ma esprimevano solo preoccupazione per il fatto che l’Azienda sanitaria provinciale avesse fatto emettere delle non potabilità per via delle analisi alla fontanina e da queste riteneva che anche l’acqua alle loro case fosse non buona. È pertanto da qui che nasce l’interesse del sostituto procuratore Benedetta Callea – la stessa che rappresenterà l’accusa al processo “Acqua sporca” – di andare in fondo alla questione delegando degli accertamenti la polizia giudiziaria coordinata dal comandante Pino Colloca.

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