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Sentenza dei giudici di merito catanzaresi nei confronti dei tre imputati per i quali la Cassazione, nel novembre del 2022, aveva disposto un nuovo giudizio, il terzo appunto, d’Appello nell’ambito del processo “Overing”


VIBO VALENTIA – Per la terza volta si è tornati davanti la Corte d’Appello di Catanzaro: il processo “Overing” sembra non finire mai, ma oggi è stato apposto un altro tassello con la sentenza dei giudici di merito catanzaresi nei confronti dei tre imputati per i quali la Cassazione, nel novembre del 2022, aveva disposto un nuovo giudizio, il terzo appunto, d’Appello. Ebbene, il verdetto ha visto due rideterminazioni di pena e una assoluzione.

LA SENTENZA DEL PROCESSO “OVERING”

Per Domenico Cino, 72 anni, di Spilinga,  la Corte ha escluso le aggravanti di cui legate al traffico di droga abbassando l’entità della pena a 8 anni e 8 mesi di reclusione a fronte dei 10 del precedente giudizio; per lui riconosciuta la continuazione in ordine ad una serie di capi di imputazione per i quali ha già riportato condanna irrevocabile.

Aggravanti escluse anche per Fabrizio Cortese, 53 anni di San Gregorio d’Ippona, la cui pena subisce una sensibile riduzione passando da 15 anni ed 8 mesi a 7 anni e 2 mesi di reclusione; anche per lui riconosciuta la continuazione di una serie di reati per i quali ha già riportato condanna irrevocabile, in quella di 7 anni e 2 mesi di reclusione. Assoluzione infine per Salvatore Iacopetta, 66 anni, di Gioiosa Ionica, perché il fatto non costituisce reato. Nel precedente giudizio aveva subito una condanna a 2 anni e 10 mesi più 13mila euro di multa. Ad assistere i tre, gli avvocati Francesco Schimio, Giorgio Vianello Accoretti, Reitano, Brancati e Fuda.

LA SENTENZA DEI PRECEDENTI GRADI DI GIUDIZIO

Si trattava del troncone celebrato con rito abbreviato che a gennaio del 2021, aveva visto pronunciare il verdetto di secondo grado dopo un primo annullamento con rinvio da parte della Cassazione, che aveva portato alle condanne di tutti gli imputati. Da qui un nuovo ricorso presso i giudici di legittimità da parte degli imputati che si è concluso a novembre 2022 con un nuovo giudizio, il terzo, a Catanzaro per i tre accusati, insieme ad altri, di aver fatto parte di una associazione che avrebbe importato diversi chili di cocaina nel territorio italiano dal Sud America con un accordo fra vibonesi e reggini per la ripartizione dei ruoli e la suddivisione dei guadagni. L’operazione, condotta nel luglio 2015 dal Ros di Catanzaro, nasceva da una “costola” della più nota operazione “Decollo” del 2004.

L’INCHIESTA OVERING SUL NARCOTRAFFICO INTERNAZIONALE CON BASE A SPILINGA

Secondo le indagini, la droga acquistata in Colombia per poi arrivare in Italia attraverso la Spagna, era trasportata con tessuti imbevuti di cocaina, pavimenti con il fondo di droga grezza, travi in legno con all’interno la sostanza stupefacente. Quando il carico giungeva a destinazione, si staccavano le piastrelle dalla droga grezza per raffinarla e tagliarla. A gestire il traffico un’organizzazione composta da soggetti della criminalità vibonese – alcuni dei quali ritenuti vicini ai Mancuso – della fascia Jonica reggina e con le organizzazioni colombiane e albanesi. Le indagini della Dda di Catanzaro avevano consentito di acclarare la presenza della raffineria per la cocaina in un casolare di campagna a Panaia di Spilinga di proprietà del vibonese Domenico Cino. Nel corso dell’inchiesta, i carabinieri del Ros erano arrivati a sequestrare sino a 600 chili di cocaina, sbarcata in diversi scali portuali della Penisola, fra i quali figurava quello di Gioia Tauro.

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