L'aula bunker della Fondazione Terina che ospita il processo Rinascita Scott
4 minuti per la letturaForse non si può parlare di una Caporetto ma di ridimensionamento certamente sì, il giudizio di Appello di Rinascita-Scott si chiude tra riduzioni di pena e assoluzioni clamorose
VIBO VALENTIA – Se non è un caporetto per la Dda poco ci manca. Il processo d’Appello di Rinascita-Scott si conclude infatti con forti riduzioni di pena rispetto al primo grado e qualche assoluzione anche clamorosa come quella di Pasquale Bonavota, ora completamente libero, indicato dagli inquirenti come il vertice del clan omonimo di Sant’Onofrio.
Poi, chiaramente tengono le contestazioni per altri personaggi di primissimo livello del panorama criminale come Luigi Mancuso, indiscusso boss di Limbadi, e Antonio Accorinti, a capo della Locale di ’ndrangheta di Zungri, per i quali è stato confermato il verdetto di primo grado (30 anni) ma stridono con le rideterminazioni anche importanti di altri soggetti, soprattutto della zona grigia, e le prescrizioni per via della caduta delle aggravanti, soprattutto mafiose. Assoluzione per l’ex consigliere regionale Pietro Giamborino. E assoluzione anche per l’avvocato Nazzareno La Tassa, condannato in primo grado a 4 anni.
OPERAZIONE RINASCITA SCOTT, LA SENTENZA DI APPELLO
Atteso era il verdetto per uno dei principali imputati, soprattutto per via del suo passato professionale e politico, Giancarlo Pittelli: ebbene dagli 11 anni del primo grado e dai 14 richiesti dalla Dda in appello, l’ex parlamentare di Forza Italia si è visto ridurre la pena a 7 anni e 8 mesi. Per l’ex funzionario della Dia, Michele Marinaro, la derubricazione del reato e l’esclusione delle aggravanti con la prescrizione delle accuse. Prescrizione anche per l’ex comandante dei vigili di Vibo, Filippo Nesci.
Riduzioni di pena ma restano comunque pesanti le pene per Rosario Pugliese 21 anni e 1 mese, per Nicola Bonavota 17 anni e 6 mesi; per Domenico Bonavota 23 anni e 6 mesi; per Saverio Razionale 21 anni; per Orazio Lo Bianco 18 anni e 3 mesi; per Paolino Lo Bianco 19 anni e 8 mesi, per Michele Lo Bianco 12 anni e 6 mesi. Assoluzioni invece confermate per gli ex assessori comunali di Vibo, Vincenzo De Filippis e Alfredo Lo Bianco.
Diversi i collaboratori di giustizia presenti nel processo come Andrea Mantella, condannato a 8 anni, e Francesco Fortuna (10 anni). Per quanto concerne gli imprenditori tra i nomi più noti quello di Gianfranco Ferrante, ex gestore del Cin Cin Bar, che si è visto rideterminata la pena, scesa a 14 anni e 2 mesi contro i 20 anni e due mesi del precedente giudizio. Sensibile sconto di pena anche per l’imprenditore Mario Lo Riggio, 7 anni e 2 mesi (17 anni in primo grado). Condanne ridotte sensibilmente in appello per i fratelli Artusa, noti commercianti di Vibo: Mario è passato da 21 anni a 9 anni e 2 mesi; Maurizio da 18 anni a 8 anni e 2 mesi.
I RISARCIMENTI DISPOSTI PER LE PARTI CIVILI
Per quanto concerne i risarcimenti alle parti civili, la Corte ha emesso la refusione per tutti gli imputati per i quali è stata confermata la pronuncia di condanna per il reato associativo, in solido tra loro, delle spese di costituzione e della difesa sostenute da Regione Calabria, Provincia di Vibo Valentia, e dai comuni di Vibo Valentia, Sant’Onofrio, Pizzo, Limbadi, Stefanaconi, Nicotera, Filandari, Filogaso, Mileto, Tropea, Ricadi, San Costantino Calabro, lonadi, San Gregorio D’Ippona, Cessaniti, Maierato, Zungri, nonché dell’Associazione Libera, dell’Associazione antiracket e antiusura Provincia di Vibo, liquidandole in euro 3000, oltre accessori di legge, per ciascuna.
Condannati, altresì, Luigi Mancuso alla rifusione delle spese di costituzione e difesa sostenute dalla parte civile Cooper. Poro Edile Società (3000 euro oltre accessori di legge); Nicola Barba alla rifusione delle spese alla parte civile Giuseppe Sergio Baroni (3000 euro); Nicola Barba, Francesco Cannatà, Gianfranco Ferrante e Domenico Bruno Moscato, in solido tra loro, alla rifusione delle spese alla Fondazione “Interesse Uomo- Onlus” (3000 euro).
E ancora Domenico Bonavota e Andrea Mantella condannati, in solido, alla rifusione delle spese alla parte civile Anna Boseggia (2.000 euro); Domenico Camillò, Luigi Federici e Giuseppe Suriano alla rifusione delle spese alla parte civile Filippo La Scala (3000 euro); Chiarina Cristelli alla rifusione delle spese a favore dell’Asp di Vibo (3000 euro). Condanna inoltre per Andrea Mantella alla rifusione delle spese alla parte civile Vincenzo Alberto Maria Renda (3000 euro); Salvatore Mazzetta alla rifusione delle spese alla parte civile Danova Vanya Lekova (2.000 euro); Rosario Pugliese alla rifusione delle spese alla parte civile Arena Bartolomeo (collaboratore di giustizia), che liquida in 3000 euro; Concetta Vozza alla rifusione delle spese alla parte civile Vittoria Leonardina Sicari, deceduta nel frattempo) per 3000 euro.
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