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La corte d'appello di Catanzaro

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Un vero e proprio terremoto, scarcerati dalla corte d’Appello di Catanzaro alcuni tra i principali presunti boss dei clan di ‘ndrangheta vibonesi


VIBO VALENTIA – Si allarga il fronte delle scarcerazioni eccellenti nell’ambito dei procedimenti legati alle consorterie vibonesi. La Terza Sezione Penale della Corte d’Appello di Catanzaro, presieduta dal magistrato Antonio Battaglia, ha disposto l’immediata liberazione di tre figure centrali, accogliendo i ricorsi presentati dai rispettivi collegi difensivi, che si vanno ad aggiungere ad altre già – tra queste Domenico Cracolici e Salvatore Morgese, il primo difeso dagli avvocati Antonio Galati e Sergio Rotundo e il secondo da Santo Cortese e Diego Brancia – tornate libere in questi giorni se non detenute per altra causa.

Ora sono arrivate le notifiche per Domenico Macrì, Francesco Antonio Pardea e Michele Dominello, i primi in particolare due ritenuti ai vertici delle cosiddette nuove leve del crimine di Vibo. Il primo difeso dagli avvocati Stefano Luciano e Salvatore Staiano; gli altri due dall’avvocato Diego Brancia e dal collega Renzo Andricciola. Scarcerato anche Luciano Macrì, difeso dall’avvocato Giuseppe Morelli, condannato a 20 anni in primo e in secondo grado per sequestro di persona in concorso aggravato dalle modalità mafiose.

Torna libero Domenico “Mommo” Macrì

Domenico Macrì, noto come “Mommo”, addirittura passa dal 41 bis all’essere completamente libero. La Corte ha disposto la sua immediata liberazione accogliendo il ricorso presentato dagli avvocati Stefano Luciano e Salvatore Staiano. Macrì aveva ricevuto una condanna in primo grado a 20 anni di reclusione e in Appello a 19 anni e 8 mesi. Anche qui, secondo i giudici, la sentenza di condanna emessa nei suoi confronti non è ancora definitivamente esecutiva, facendo così venire meno il presupposto giuridico per il mantenimento della custodia in carcere.

Il caso Francesco Antonio Pardea

Per Francesco Antonio Pardea (classe 1986), la Corte ha dichiarato la non esecutività della sentenza di condanna emessa nell’ottobre 2023. Sebbene Pardea fosse stato condannato inizialmente a 14 anni e 8 mesi per associazione mafiosa, la Cassazione ha annullato senza rinvio l’aggravante del “carattere armato” del clan (art. 416-bis comma 6 c.p.). I giudici, richiamando la giurisprudenza delle Sezioni Unite, hanno stabilito che finché la pena deve essere rideterminata dal giudice di merito con criteri discrezionali, la sentenza non può essere considerata esecutiva. Di conseguenza, l’ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale è stato annullato.

Riduzione della pena e scarcerazione per Michele Dominello

Analoga decisione è stata adottata per Michele Dominello, coinvolto nel medesimo filone giudiziario e condannato in primo grado con il rito abbreviato per associazione mafiosa. Il percorso giudiziario di Dominello ha visto una significativa evoluzione: Condanna iniziale: 14 anni e 4 mesi di reclusione. Rideterminazione: A seguito dell’opposizione presentata dai legali, la pena è stata ricalcolata a 10 anni. Anche in questo caso, la Corte ha ravvisato la mancanza dei presupposti di irrevocabilità necessari per il mantenimento della detenzione in questa fase processuale.
I riflessi giuridici

Il principio: la carcerazione non può essere eseguita se pende una valutazione discrezionale sulla quantificazione della pena

Tutti i provvedimenti poggiano su un principio cardine: la carcerazione non può essere eseguita se pende ancora una valutazione discrezionale sulla quantificazione della sanzione. Per i giudici catanzaresi, l’eseguibilità richiede che la sentenza sia irrevocabile non solo sull’accertamento della responsabilità, ma anche sul calcolo finale della pena. Per tutti gli interessati, la Corte ha ordinato la scarcerazione immediata, a meno che non siano detenuti per altra causa.

E saranno destinati a tornare liberi – se non detenuti per altro – a seguito del pronunciamento della la Suprema Corte, i seguenti imputati: Raffaele Antonio Giuseppe Barba, Paolo Carchedi, Carmelo Chiarella, Filippo Di Miceli, Michele Dominello, Nazzareno Franzè, Francesco Gallone, Sergio Gentile, Gregorio Giofrè, Giuseppe Lopreiato, Domenico Macrì, Domenico Pardea, Francesco Antonio Pardea, Michele Pugliese Carcheri, Filippo Orecchio, Pasquale Gallone, ritenuto braccio destro del boss Luigi Mancuso, Domenico Camillò, Carmelo Salvatore D’Andrea, Giovanni Claudio D’Andrea, Nicola Lo Bianco, Salvatore Lo Bianco, Domenico Prestia e rinvio per rideterminazione della pena, Gregorio Niglia e Luca Belsito.

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