INDICE DEI CONTENUTI
- 1 DICHIARATO INCANDIDABILE, LA VALUTAZIONE COMPLESSIVA DEGLI ELEMENTI SU MACRÌ EX SINDACO DI TROPEA
- 2 GLI APPALTI E LE PROCEDURE AMMINISTRATIVE SOTTO OSSERVAZIONE
- 3 IL CONTESTO TERRITORIALE E IL PRECEDENTE SCIOGLIMENTO
- 4 I RAPPORTI CON SOGGETTI VICINI AI CLAN
- 5 DICHIARATO INCANDIDABILE DELL’EX SINDACO DI TROPEA: LE DICHIARAZIONI DELLO STESSO MACRÌ
- 6 RESPINTA LA RICHIESTA PER GRETA TRECATE
- 7 POSSIBILE RICORSO NEI SUCCESSIVI GRADI DI GIUDIZIO
L’ex sindaco di Tropea, Giovanni Macrì, è stato dichiarato incandidabile per due turni a causa di omissioni e carenti controlli amministrativi.
TROPEA (VIBO VALENTIA) – Non una responsabilità penale, ma una responsabilità amministrativa legata a omissioni, carenze nei controlli e all’incapacità di impedire che il Comune diventasse vulnerabile a possibili condizionamenti esterni. Sono queste, in sintesi, le ragioni che hanno portato il Tribunale civile di Vibo Valentia a dichiarare incandidabile per due turni elettorali l’ex sindaco di Tropea Giovanni Macrì, alla guida della città dal 2018 fino allo scioglimento del Consiglio comunale disposto dal Governo nell’aprile 2024 per presunte infiltrazioni mafiose. Chiaramente l’attuale sindaco resterà in carica fino a verdetto negativo definitivo. Respinta poi, la richiesta di incandidabilità per Greta Trecate, già assessore nella Giuntà Macrì e nuovamente rieletta in questa tornata elettorale.
Le motivazioni della sentenza, depositate nelle scorse ore dalla sezione civile del Tribunale, presieduta dal giudice Giulia Orefice, offrono una ricostruzione dettagliata delle valutazioni che hanno condotto all’accoglimento della richiesta avanzata dal Ministero dell’Interno nei confronti dell’ex primo cittadino. Un provvedimento che si inserisce nel solco della procedura conseguente allo scioglimento dell’ente e che punta ad accertare se gli amministratori abbiano avuto, con la loro condotta, un ruolo causale o quantomeno agevolatore rispetto alle situazioni che hanno determinato l’intervento dello Stato.
DICHIARATO INCANDIDABILE, LA VALUTAZIONE COMPLESSIVA DEGLI ELEMENTI SU MACRÌ EX SINDACO DI TROPEA
Nelle motivazioni il Tribunale chiarisce come la decisione non sia stata fondata su un singolo episodio specifico ma sulla valutazione complessiva di una pluralità di circostanze emerse durante l’attività della Commissione d’accesso e successivamente approfondite in sede giudiziaria.
Secondo i giudici, gli elementi raccolti mostrano una «progressiva stratificazione di indici concorrenti» che, considerati nel loro insieme, delineano una situazione nella quale l’amministrazione comunale non sarebbe riuscita a garantire quella necessaria impermeabilità rispetto alle possibili interferenze della criminalità organizzata.
La sentenza evidenzia come il sindaco, in qualità di vertice politico e istituzionale dell’ente, fosse titolare di specifici doveri di indirizzo, vigilanza e controllo sull’azione amministrativa. Doveri che, secondo il Tribunale, non sarebbero stati esercitati con la necessaria efficacia in alcuni settori particolarmente sensibili.
GLI APPALTI E LE PROCEDURE AMMINISTRATIVE SOTTO OSSERVAZIONE
Uno dei capitoli centrali delle motivazioni riguarda la gestione degli affidamenti pubblici. I giudici richiamano una serie di procedure che, secondo quanto emerso dalla relazione prefettizia, avrebbero presentato criticità sotto il profilo della trasparenza e dei controlli.
Vengono citati affidamenti diretti ripetuti nel tempo, proroghe contrattuali e procedure di somma urgenza che avrebbero consentito a determinati operatori economici di mantenere rapporti continuativi con l’ente. In alcuni casi, evidenzia il Tribunale, tali soggetti risultavano gravati da precedenti o collegamenti che avrebbero richiesto verifiche più approfondite da parte dell’amministrazione.
Per i magistrati non è tanto la singola procedura a risultare decisiva, quanto il quadro complessivo che emerge dall’analisi degli atti. Un quadro che avrebbe mostrato «carenze sistematiche» nell’attività di vigilanza e controllo da parte degli organi politici.
IL CONTESTO TERRITORIALE E IL PRECEDENTE SCIOGLIMENTO
Un elemento particolarmente rilevante nella valutazione del Tribunale riguarda il contesto nel quale si è sviluppata l’azione amministrativa. I giudici ricordano infatti che Tropea era già stata interessata in passato da un provvedimento di scioglimento per infiltrazioni mafiose. Una circostanza che avrebbe imposto, secondo la sentenza, un livello di attenzione ancora maggiore rispetto a quello richiesto normalmente agli amministratori pubblici. Proprio la consapevolezza del contesto territoriale avrebbe dovuto indurre l’amministrazione ad adottare strumenti di controllo più rigorosi e a mantenere una vigilanza costante nei confronti dei soggetti che intrattenevano rapporti con il Comune.
Secondo il Tribunale, invece, alcune situazioni problematiche sarebbero state sottovalutate o comunque non adeguatamente affrontate, contribuendo a creare un clima di permeabilità dell’azione amministrativa.
I RAPPORTI CON SOGGETTI VICINI AI CLAN
Tra gli elementi esaminati dai giudici figurano anche alcune relazioni personali e familiari tra amministratori, candidati e soggetti ritenuti vicini alla cosca La Rosa, organizzazione criminale storicamente radicata nel territorio tropeano. La sentenza precisa che tali circostanze non vengono considerate come prove di collusione diretta con la criminalità organizzata, ma come fattori che avrebbero richiesto maggiore prudenza e maggiore attenzione istituzionale.
In particolare, il Tribunale ritiene che alcuni episodi, sebbene singolarmente non decisivi, contribuiscano a delineare quel quadro di criticità complessiva che ha poi portato allo scioglimento dell’ente.
DICHIARATO INCANDIDABILE DELL’EX SINDACO DI TROPEA: LE DICHIARAZIONI DELLO STESSO MACRÌ
Nelle motivazioni trova spazio anche il contenuto delle dichiarazioni rese dallo stesso Giovanni Macrì durante l’attività ispettiva della Commissione d’accesso. L’ex sindaco aveva rivendicato un ruolo particolarmente attivo nella gestione dell’amministrazione comunale, sostenendo di seguire direttamente numerose pratiche e di monitorare personalmente diversi settori strategici dell’ente.
Secondo il Tribunale, tale circostanza finisce per assumere una particolare rilevanza processuale. Se da un lato conferma il forte coinvolgimento del sindaco nell’attività amministrativa, dall’altro rende meno credibile l’ipotesi che egli potesse ignorare le anomalie e le criticità successivamente evidenziate dalla Commissione d’accesso.
A parere dei magistrati, dunque, la posizione di vertice ricoperta da Macrì comportava una responsabilità diretta nella prevenzione di situazioni che avrebbero potuto compromettere il corretto funzionamento dell’ente. Una responsabilità amministrativa e non penale. La sentenza sottolinea più volte la distinzione tra il giudizio di incandidabilità e l’accertamento di eventuali responsabilità penali. Il Collegio chiarisce infatti che l’incandidabilità prevista dalla normativa sugli enti locali non presuppone la commissione di reati né l’esistenza di rapporti organici con le organizzazioni mafiose. Ciò che viene valutato è piuttosto il comportamento amministrativo dell’eletto e la sua capacità di impedire che l’ente venga esposto a forme di condizionamento o interferenza. Nel caso specifico, i giudici parlano di una «inerzia colposa» e di una insufficiente attività di vigilanza che avrebbe consentito il consolidarsi di situazioni incompatibili con il principio di buon andamento della pubblica amministrazione.
RESPINTA LA RICHIESTA PER GRETA TRECATE
Diversa la conclusione raggiunta dal Tribunale nei confronti dell’ex assessore agli Affari generali Greta Trecate dove il Collegio ha respinto la richiesta di incandidabilità ritenendo che gli elementi raccolti non fossero sufficienti a dimostrare una sua responsabilità diretta nelle vicende che hanno determinato lo scioglimento del Comune. La sentenza evidenzia infatti come le contestazioni mosse all’ex assessore riguardassero prevalentemente rapporti di parentela e frequentazioni con persone aventi precedenti giudiziari o ritenute vicine ad ambienti criminali. Circostanze che, secondo il Tribunale, non consentono però di affermare l’esistenza di una condotta amministrativa tale da giustificare l’applicazione della misura interdittiva.
POSSIBILE RICORSO NEI SUCCESSIVI GRADI DI GIUDIZIO
La vicenda giudiziaria, tuttavia, potrebbe non essere conclusa. L’ex sindaco Giovanni Macrì potrà infatti impugnare la decisione nei successivi gradi di giudizio, contestando le conclusioni raggiunte dal Tribunale civile di Vibo Valentia. Una sentenza, questa, che rappresenta uno dei più importanti pronunciamenti collegati allo scioglimento del Comune di Tropea e riaccende il confronto politico in una città che negli ultimi anni è stata al centro dell’attenzione nazionale per le vicende amministrative e giudiziarie che hanno interessato Palazzo Sant’Anna.
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