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VIBO VALENTIA – L’obiettivo era quello di sgominare quella parte del clan Patania che era ancora in libertà, dopo i diversi arresti operati negli ultimi mesi nei confronti della cosca di Vibo Valentia. Per questo, i carabinieri del Comando provinciale hanno ricostruito i ruoli di quanti erano vicini al sodalizio, arrivando all’emissione del provvedimento di fermo emesso dalla Direzione distrettuale di Catanzaro. Prima la ricostruzione degli omicidi, poi quella degli affiliati, grazie anche al prezioso contributo di diversi collaboratori di giustizia. E’ questo l’esito complessivo dell’operazione “Romanzo criminale”, portata a termine con l’emissione di 11 fermi, tra i quali anche quello di un ex maresciallo dei carabinieri.

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I particolari sono stati resi noti nel corso della conferenza stampa che si è svolta a Catanzaro, alla presenza del procuratore Vincenzo Antonio Lombardo; dell’aggiunto, Giovanni Bombardieri, del comandante provinciale dei carabinieri di Vibo Valentia, il colonnello Daniele Scardecchia; del comandante del Reparto operativo, tenente colonnello Vittorio Carrara; del comandante del Nucleo investigativo, tenente Marco Califano.

LE PERSONE FERMATE

I fermati sono 11, si tratta di: Bruno Patania, 39 anni, Alessandro Bartalotta, 23 anni, Antonio Sposato, 38 anni, Iliya Krastev, 33 anni, Maria Consiglia Lopreiato, 31 anni, Caterina Caglioti, 32 anni, Alex Loielo, 21 anni, Natale De Pace, 62 anni, Toni Mazzeo, 38 anni, Riccardo Cellura, 32 anni. Associazione mafiosa, estorsione, usura, danneggiamento, detenzione di armi, possesso di segni distintivi contraffatti e favoreggiamento personale i reati, a vario titolo contestati.

L’EX MARESCIALLO INFEDELE E IL SACERDOTE

In manette anche il maresciallo Sebastiano Cannizzaro, già alla guida della Stazione dei carabinieri di Sant’Onofrio (Vv), centro confinante con Stefanaconi. L’ex militare è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Avrebbe agevolato le attività della cosca Patania di Stefanaconi. Cannizzaro era già indagato, sospeso nel maggio 2012 e radiato nel febbraio scorso. Un ex maresciallo dei carabinieri che avrebbe tenuto nel cassetto denunce ed atti che avrebbero potuto creare problemi alla cosca e un parroco che si sarebbe interessato in maniera troppo assidua degli affari del clan. Ci sono anche queste due figure nell’operazione “Romanzo criminale”.

Cannizzaro è stato arrestato a Vibo Marina dagli stessi colleghi del Comando provinciale.

Ma nelle carte dell’inchiesta c’è anche il nome del sacerdote don Salvatore Santaguida, già indagato e sottoposto anche a perquisizione nell’ambito del precedente filone investigativo in cui si ipotizzava il passaggio di informazioni da parte sua alla cosca vibonese. Nei confronti del sacerdote non sono stati assunti nuovi provvedimenti, dal momento che i fermi sono stati adottati, come ha spiegato il procuratore distrettiale di Catanzaro Vincenzo Antonio Lombardo durante una conferenza stampa, «nei confronti di quelle persone per le quali si presupponeva il pericolo di fuga e posizioni più complesse». Per quanto riguarda l’ex maresciallo dei carabinieri, è stato evidenziato che lil sottufficiale è stato sospeso dal servizio nel 2012, all’inizio delle inchieste sulla cosca Vibonese, mentre lo scorso mese di febbraio è stato radiato dall’Arma.

«I carabinieri – ha evidenziato il colonnello Daniele Scardecchia, comandante provinciale di Vibo – hanno fatto pulizia al loro interno, senza guardare in faccia nessuno, con il provvedimento di radiazione che è stato adottato di impulso da parte degli stessi vertici dell’Arma. Un’azione necessaria, perchè altrimenti non si sarebbe potuta fare piena luce su quanto accaduto, considerato anche che in poco tempo abbiamo ottenuto trenta arresti nei confronti di questa cosca». 

Il ruolo dell’ex carabiniere è stato definito «inquietante», dagli investigatori. Cannizzaro avrebbe, infatti, omesso di trasmettere alla Procura le denunce presentate da Michele Fiorillo contro i Patania, nelle quali l’uomo dichiarava di subire continue vessazioni. Solo dopo l’omicidio dello stesso Fiorillo, l’ex maresciallo si sarebbe preoccupato di preparare una ricevuta di deposito degli atti in procura, risultata però falsa. Si tratta, però, solo di una delle omissioni che lo stesso avrebbe compiuto. 

Il tenente colonnello Vittorio Carrara, comandante del Reparto operativo vibonese, ha aggiunto: «Sono emerse diverse omissioni da parte dell’ex maresciallo, il quale pensava di poter fare da arbitro al di là della magistratura». Netta la presa di posizione del procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri: «La Procura non guarda in faccia a nessuno, come d’altronde fanno le forze dell’ordine – ha detto – e non c’è alcuna possibilità di restare impuniti».

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