Il commissario straordinario dell'Asp di Vibo, Gianfranco Tomao
3 minuti per la letturaSanità a Vibo, il commissario straordinario dell’Asp Gianfranco Tomao, in merito al caso di un paziente 93enne di Filandari: «Quella ricostruzione dell’episodio non è corretta», bacchettate alla dottoressa che aveva raccontato il caso ad una testata on line locale
VIBO VALENTIA – «Quella ricostruzione non rispecchia l’andamento reale dei fatti».
Si può riassumere così il pensiero del prefetto Gianfranco Tomao, commissario straordinario dell’Asp di Vibo che, come vedremo, smentisce seccamente quanto dichiarato ad una testata giornalistica on line da un medico di famiglia in merito all’odissea di un suo paziente 93enne di Filandari. Secondo l’interessata, il suo paziente era stato «rifiutato dall’ospedale di Vibo e rimandato a casa a morire». Un’accusa gravissima, come si vede, che Tomao si è affrettato a smentire, con una nota nella quale ricostruisce quelli che ritiene gli esatti contorni dell’episodio, sulla base dell’indagine da lui prontamente avviata.
Scrive dunque Tomao: «In relazione alla notizia, fornita dalla dottoressa Donatella Fazio ed apparsa il 29 novembre scorso su una testata giornalistica locale on line (non si tratta del Quotidiano del Sud, ndr), riguardante il caso di un paziente di 93 anni, affetto da frattura del femore, si ritiene doveroso fornire alcune precisazioni per la corretta informazione dei cittadini». In pratica, al suo arrivo al pronto soccorso dello Jazzolino, l’anziano paziente «è stato immediatamente preso in carico dall’infermiere del triage e prontamente visitato dal medico in servizio, il quale avviava il percorso clinico previsto dal protocollo in uso nell’unità operativa di pronto soccorso e medicina d’urgenza».
Sanità a Vibo, il prefetto Tomao spiega il caso del 93enne di Filandari
Sono stati pertanto eseguiti gli opportuni esami clinico-strumentali e una consulenza specialistica. Al termine, continua Tomao, gli veniva diagnosticata una “frattura pertrocanterica del femore sinistro”, che richiedeva un intervento chirurgico ma esso non poteva essere eseguito nell’ortopedia dello Jazzolino perché non c’erano posti letto disponibili per il ricovero. Il paziente è stato pertanto sistemato presso l’Obi (osservazione breve e intensiva) del pronto soccorso per terapia e monitoraggio H24 dei parametri vitali, naturalmente con controllo specialistico ortopedico.
«Contemporaneamente veniva attivata la ricerca di un posto nelle ortopedie della Regione e alla fine lo si è trovato presso l’Istituto ortopedico Mezzogiorno d’Italia di Reggio Calabria, dove il paziente è stato subito trasferito in autoambulanza. Lì è rimasto per alcuni giorni e quindi dimesso in quanto ritenuto non operabile per rischio anestesiologico». Insomma, c’era il concreto rischio che, soprattutto a causa dell’età avanzata, non sopportasse l’anestesia.
Il ritorno all’ospedale di Vibo e il ricovero
Il paziente è tornato così nuovamente al pronto soccorso di Vibo e qui, verificata la disponibilità del posto letto in ortopedia, «se ne disponeva il ricovero, gestendo in piena autonomia il caso clinico, come avviene quotidianamente per tutti i pazienti che numerosi fanno ricorso alle cure della struttura dell’emergenza urgenza. Altra stoccata di Tomao: l’anziano non ha mai lasciato il pronto soccorso di Vibo per essere portato all’ospedale di Lamezia Terme: «Presso quest’ultimo nosocomio il paziente non è stato mai trasferito, sebbene il commissario dell’Asp di Catanzaro avesse manifestato la disponibilità ad esaminare il caso, comunicando ciò con solerzia alla testata giornalistica che aveva evidenziato la vicenda».
Cortese nei toni ma dura nella sostanza la chiusa della nota di Tomao: «Tanto si rappresenta in quanto si ritiene che la correttezza delle informazioni sia un valore indispensabile e che a tale doveroso compito debbano attendere, a tutela degli stessi cittadini, sia coloro che esercitano la professione sanitaria sia coloro che svolgono la professione di diffusione delle notizie».
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