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L'ingresso della sede dell'Asp di Vibo Valentia

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Vittorio Sestito, commissario dell’Asp di Vibo, in conferenza stampa: “L’assistenza ad Ivan Tavella non è mai venuta meno”


VIBO VALENTIA – «Una cosa è certa, scrivetelo chiaramente: l’assistenza ad Ivan Tavella non è mai venuta meno e non subirà alcuna interruzione. La questione su chi debba accollarsene i costi è secondaria rispetto alla necessità che egli riceva tutte le cure di cui ha bisogno».

Perentorie le parole di Vittorio Sestito, commissario dell’Asp, chiamata in causa di recente per la situazione di un paziente vibonese che da anni, a Parma, è costretto all’immobilità pressoché assoluta, da una grave forma di sclerosi multipla. Una storia, la sua e quella di un suo fratello gemello affetto dalla stessa patologia (poi deceduto) che anni fa commosse i vibonesi i quali condivisero le proteste portate avanti con ammirevole tenacia dalla combattiva madre.

La vicenda è tornata d’attualità anche su input della prefetta Colosimo che ha chiesto lumi all’Asp. Ieri alla sede ex Inam Sestito ha incontrato i giornalisti allo scopo, ha ribadito, non di fare polemiche ma solo chiarezza. Erano presenti il direttore sanitario Ilario Lazzaro, la dirigente amministrativa del distretto Maria Grazie Vavalà, Sara Fiorillo dirigente delle professioni sanitarie e Sabrina Caglioti, dell’ufficio legale.

«Vorrei innanzi tutto ricordare – ha esordito il commissario – che, a conferma della nostra costante attenzione al paziente, subito dopo esserci insediati abbiamo acquistato per lui una carrozzina di tipo particolare, un ausilio molto costoso e tecnologicamente all’avanguardia che non viene di norma fornito ai pazienti». La situazione di Ivan, ha spiegato, è particolare: risiede a Vibo ma riceve assistenza a Parma dove abita da parecchio tempo, e questo crea una certa confusione su chi debba coprire i costi. A Parma è seguito costantemente da un’équipe sanitaria (medici e infermieri), fornita da quell’Asp ma il cui costo, ha confermato Sestito, è sostenuto dall’Asp di Vibo.

«Oltre a loro – ha aggiunto – poiché Tavella ha scelto, com’è suo diritto, di vivere in casa invece che in una struttura sanitaria attrezzata, ci sono tre persone, in gergo tecnico “cargivers” che lo accudiscono 24 ore su 24 nelle sue necessità alimentari, d’igiene personale, di controllo del funzionamento dei macchinari. Non sono medici, non sono infermieri, sono appunto “caregivers”, persone che si prendono cura di lui ma non a livello sanitario. Infatti, dalle autorità sanitarie di Parma, in una comunicazione a noi inviata, l’assistenza di queste operatrici è classificata come sociale».

Poiché le norme dicono che i costi dell’assistenza sanitaria competono all’Asp mentre quella sociale è a carico del Comune, «abbiamo subito avviato un dialogo con palazzo Razza che ha chiesto del tempo per esaminare e valutare la questione. Nel frattempo, però, Ivan non può e non deve restare senza i suoi cargivers, che lui conosce e stima, legato a loro da un rapporto di fiducia. E allora, nelle more che il Comune decida, l’Asp si sta facendo carico anche di questi costi. Vedremo dopo come regolare le cose con il Comune, l’aspetto economico è del tutto secondario, l’importante è che il paziente continui ad essere accudito h 24».

Insomma, ha ancora ribadito Sestito, ad Ivan dev’essere assicurata la massima assistenza possibile: «Per noi non è un problema di soldi, lo dico perché su qualche testata locale (non Il Quotidiano, ndr) la si è presentata come una questione economica. L’assistenza deve continuare, come del resto sta continuando, poi se deve pagare l’Asp di Parma o la nostra o il Comune di Vibo è cosa che vedremo tra noi. E ripeto: l’assistenza ad Ivan non si è mai fermata, lo ribadisco perché in qualche articolo si è fatto intendere che il paziente fosse abbandonato. Non è assolutamente vero».

Pertanto, in attesa che il Comune decida, l’Asp ha stabilito, autonomamente, di continuare a farsi carico anche dell’assistenza sociale che ora naturalmente dev’essere esplicitamente accettata da Ivan. Chi deve pagare è un problema che ad Ivan non interessa, «a lui interessa solo avere l’assistenza completa. Col Comune ce la vedremo poi noi». Ultima annotazione: quello della responsabilità economica è un aspetto che indubbiamente va chiarito anche perché, commenta chi sa di cose legali, se l’Asp facesse fronte a costi che invece toccano ad altri, potrebbe essere chiamata a rispondere di danno erariale.

Questo dunque lo stato dell’arte. Quando si tratta di competenze tra enti il rischio è che il cittadino, qui il paziente, si venga a trovare come un vaso di coccio tra vasi di ferro. Per fortuna, nel caso di Ivan questo non si sta verificando. E non è cosa da poco.

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