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Il confronto tra i candidati alla presidenza della Regione

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PIZZO (VIBO VALENTIA) – Un confronto che inizialmente ha visto, per più di un’ora, la presenza di soli due ospiti su quattro. Il congresso regionale della Cna, riunito nei locali dell’ex museo della Tonnara a Pizzo, è stato teatro del dibattito dei quattro candidati alla presidenza della Regione Calabria.

La giornalista di Rai News 24 Josephine Alessio chiamata a moderare l’incontro, infatti, ha potuto sottoporre le prime domande solo a Mario Oliverio e Luigi de Magistris, con Roberto Occhiuto che aveva annunciato il forfait poco prima dell’inizio e Amalia Bruni che invece non aveva annunciato un suo passo indietro, per un dibattito che si sarebbe così concentrato tutto all’interno delle forze del centrosinistra; il colpo di scena invece c’è stato all’arrivo del candidato del centrodestra Occhiuto, impegnato prima a Vibo per altri appuntamenti elettorali, seguito a strettissimo giro, da quello della candidata sostenuta dal Partito democratico, dal Movimento 5 Stelle e da altre realtà nell’alveo del civismo.

Insomma, un gioco di arrivi a scaglione che ha modificato quelli che dovevano essere i tempi e lo svolgimento del dibattito incentrato su un manifesto per la ripartenza e lo sviluppo stilato dal Cna con sette macro punti (Capitale umano; Innovazione, digitalizzazione, semplificazione; Welfare e sanità; Infrastrutture; Turismo esperienziale e sostenibile; Internazionalizzazione; Accesso al credito) rispetto ai quali i candidati alla presidenza della Regione avrebbero dovuto illustrare le loro linee programmatiche in un paio di minuti a testa.

Il punto centrale del dibattito sono stati i fondi, tanti, che arriveranno in Calabria con il Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) e la loro capacità di impiego in una regione in cui la burocratizzazione ha sempre posto dei limiti importanti allo sviluppo. De Magistris ha sottolineato come questi fondi debbano essere spesi attraverso una nuova politica che badi principalmente ai diritti essenziali che «in Calabria sono assenti. Acqua, spazzatura, sanità, trasporti, ambiente, attività di formazione per giovani che devono inserirsi nel mondo del lavoro: è su questo che dobbiamo spendere i soldi e farlo bene, perché i finanziamenti non siano favori da elargire ma diritti elargiti da una classe dirigente credibile che non emana bandi sotto elezioni».

L’ex governatore Oliverio si è mostrato molto critico su quanto fatto dalla giunta regionale uscente sul Pnrr, con un piano di investimenti presentato «che nessuno ha mai visto; pare ci sia, ma sembra essere una leggenda. Abbiamo 32mila imprese in Calabria e sembra che si punti ad attivare solo servizi senza guardare ad un modello di sviluppo che guardi al futuro. Ho governato questa Regione, ho commesso errori, ma il mio modello di sviluppo, se aggiornato, rappresenta una buona base di partenza, soprattuto sul piano delle infrastrutture».

La ricetta di Occhiuto invece punta su un pool di giovani capaci da affiancare al governatore che lo supportino nel colmare il gap tra politica e bisogni di questa fasce d’età. Inoltre «una sburocratizzazione che passi dalle associazioni e organizzazioni di categoria che diventino, di raccordo con la Regione, sportelli per offrire servizi che l’ente non riesce a dare in tempi celeri, quelli che servono agli imprenditori o gli artigiani per stare nel mercato».  

Per Amalia Bruni, il punto centrale è la completa riorganizzazione della apparato burocratico della Regione perché solo così si può mettere in campo il cambio di passo: «È evidente che la politica precedente di destra e sinistra ha sancito il fallimento della burocrazia e del management regionale. Riorganizzare la Regione Calabria è la base per andare avanti per innescare un processo di cambiamento per il quale io ho scelto di candidarmi. Puntiamo sulla digitalizzazione con aziende che diano supporto alle imprese locali e che costruiscano progettualità, in un gruppo di lavoro che conti anche personalità delle università calabresi».  

Non è mancato, infine lo scontro tra i candidati del centrosinistra con accuse reciproche sulla mancata intesa.

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