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Confermato dal Consiglio di Stato lo scioglimento del comune di Capistrano per “accertata influenza mafiosa”. e l’ex sindaco annuncia il ricorso a Strasburgo: “Decisione che non condivido, normativa superata”.


CAPISTRANO (VIBO VALENTIA) – Il Consiglio di Stato ha confermato lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del consiglio comunale di Capistrano, respingendo il ricorso dell’ex sindaco Marco Martino contro la precedente sentenza del Tar del Lazio. Una decisione che i giudici di Palazzo Spada hanno motivato evidenziando la presenza di una “volontaria cooperazione degli ex amministratori con gli scopi dell’organizzazione criminale” e ribadendo come rimanga “accertata l’influenza mafiosa sull’amministrazione locale”. Gli elementi dell’infiltrazione mafiosa sono stati ritenuti “concreti, univoci e rilevanti”.

CAPISTRANO CONFERMATO LO SCIOGLIMENTO DEL COMUNE E L’EX SINDACO GUARDA A STRASBURGO: GLI ELEMENTI CHIAVE DELL’INCHIESTA E LE IRREGOLARITÀ

Tra gli elementi emersi, nella relazione di scioglimento dell’ente locale, era accertato che l’allora sindaco Marco Martino (Forza Italia) aveva inviato messaggi di auguri per la nascita della figlia di Emanuele Mancuso, esponente dell’omonimo clan della ‘ndrangheta, in seguito divenuto collaboratore di giustizia. Dalla relazione emergeva inoltre che il sindaco, in sede di audizione in Prefettura, aveva fornito una versione dei fatti “inverosimile quanto censurabile”. Irregolarità sono state riscontrate negli appalti e nei tributi. È stato inoltre evidenziato il ricorso strumentale a una “lista civetta” per non invalidare il turno elettorale.

LA VOCE DELL’EX SINDACO MARCO MARTINO: “DECISIONE CHE NON CONDIVIDO”

Marco Martino, ex sindaco di Capistrano, nonostante la conferma dello scioglimento da parte del Consiglio di Stato, accetta il verdetto ma ne contesta il merito, non condividendolo. «A mio avviso – afferma Martino – la decisione non chiarisce la reale esistenza di circostanze che giustificherebbero uno scioglimento così grave. Si colpiscono amministrazioni democraticamente elette senza che vi siano prove sufficienti o legami concreti con la criminalità organizzata». L’ex sindaco non risparmia critiche all’impianto normativo alla base dei provvedimenti di scioglimento: «La legge è nata per un contesto diverso, oggi viene applicata in modo sproporzionato. Basta una supposizione, spesso infondata o basata su episodi di decenni fa, per azzerare il voto popolare».

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Martino solleva un tema che da tempo divide giuristi e opinione pubblica: il rischio che lo strumento dello scioglimento, concepito per proteggere la democrazia, possa paradossalmente minarne le fondamenta. «Non si distingue tra la macchina burocratica, che resta sempre la stessa, e l’organo politico, che invece viene sciolto. Così facendo – osserva – si puniscono cittadini, amministratori e comunità senza una reale analisi oggettiva dei fatti». La critica dell’ex sindaco si estende anche al contesto sociale e territoriale. «Nel Mezzogiorno – dichiara – ogni sospetto si trasforma in condanna, anche senza riscontri. Le istituzioni preferiscono sciogliere e commissariare piuttosto che difendere e accompagnare la presenza democratica sui territori. Ma questo alimenta la sfiducia, il disincanto e apre la porta a vere infiltrazioni».

L’ANNUNCIO DELL’EX SINDACO: RICORSO ALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO

Nonostante il ricorso sia stato respinto, Martino non intende fermarsi. «Abbiamo già dato mandato ai nostri legali per presentare un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a Strasburgo. Non è solo una battaglia personale, è una battaglia per la verità, la democrazia e la dignità della nostra comunità». Rimarcando così la totale estraneità dell’amministrazione ai fatti contestati e denuncia il rischio di una giustizia “senza contraddittorio”. «Abbiamo prodotto documenti, relazioni e testimonianze, ma tutto è stato ignorato. Continueremo a lottare perché a Capistrano – conclude – non c’è spazio per la mafia, ma nemmeno per l’ingiustizia».

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