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 Tornano i maxisequestri nell’ ambito delle inchieste sull’urbanistica nella città capoluogo per la mancata autorizzazione paesaggistica in zone vincolate dalla fascia di torrenti o fiumi (LEGGI QUI). 

Dopo quella del Rio San Francesco, la Procura ha messo mano anche al vincolo del Fenestrelle. Così ieri mattina gli agenti del Corpo Forestale dello Stato, quelli del Nipaf e della sezione di Pg Della Procura del Cfs hanno posto i sigilli a due fabbricati già completati e in parte abitati in via Paolo Carafa, nella zona di San Tommaso, notificando contemporaneamente anche 13 informazioni di garanzia nei confronti di due proprietari del terreno che avevano fatto richiesta del permesso di costruire nel 2009, un costruttore che avevano ottenuto i permessi nel 2011, un imprenditore che aveva realizzato i lavori nel 2013, quattro progettisti, cinque tecnici comunali che rispondono a vario titolo di abuso in atti d’ ufficio in concorso e di violazioni delle normative urbanistiche –  e solo per tre tecnici comunali  l’accusa di falso. 

L’ inchiesta che ha portato al sequestro di ieri è scattata nel 2014, quando è  stata depositata la prima informativa del Nipaf, a coordinare le indagini il pm della Procura di Avellino Cecilia De Angelis, che ha chiesto ed ottenuto il provvedimento firmato dal Gip Vincenzo Landolfi. 

Nel mirino delle indagini finisce il primo permesso di costruire concesso nel 2011 dal Comune di  Avellino che assentiva la realizzazione di due edifici per una superficie di tremila metri quadrati, con la violazione relativa alla richiesta di autorizzazione paesaggistica e quella dell’articolo 14 del nta del Puc in quanto l’edificio assentito supera di un piano quello relativo alle norme tecniche del Puc. 

Una serie di violazioni tecniche contestate anche per la variante concessa dal Comune di Avellino qualche mese dopo, senza tenere conto che la zona, come attestato dalla informativa del Corpo Forestale e successivamente anche dalla consulenza depositata dal ctu del pm, l’ingegnere Francesco D’ Onofrio, era soggetta ad una serie di procedure che il Comune di Avellino non aveva rispettato.

 Stesso discorso vale anche per la sanatoria, rilasciata nel 2013 sempre in violazione di tutte le norme di attuazione per quella area, compresa nel Puc e secondo cfs e consulente, zona  D.  Tra le accuse contestate a tre dirigenti comunali spunta anche quella di falso in atto pubblico. Secondo le accuse, per sfuggire ad eventuali contestazioni, il responsabile del procedimento, il responsabile dello sportello unico e il dirigente attestavano falsamente che le zone in questione secondo il Prg del 1969 ricadevano in zona C2 omogenea a zona b. Quindi non soggetta a vincolo. Invece l’area ricade in una zona di espansione per cui erano necessari piani particolareggiati per tutta l’area e non era consentita espansione diretta, oltre ai vincoli sul numero dei piani, quattro e non sei come invece è stato accertato dal ctu del pm Domenico D’Onofrio e dagli agenti del corpo forestale. Dalla consulenza, che ha evidenziato la macroscopica illegittimità dei permessi a costruire e le violazioni urbanistiche è dunque derivato il provvedimento firmato dal Gip Landolfi, che ha evidenziato come ci siano anche i presupposti per contestare l’edificazione abusiva. Gli agenti agli ordini del comandante provinciale Maria Dolores Curto hanno eseguito il provvedimento di sequestro per 26 appartamenti, 46 box e 2 sottotetti. Quelli già abitati sono stati dati in custodia ai proprietari. 

A.R.

 

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