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ALTA IRPINIA- Una ferrovia che unisca le aree interne, dalla valle del Sele alla Basilicata all’Alta Irpinia-valle Ofanto. Un progetto che non nasce oggi, anzi i primi lavori sono già iniziati a Contursi, poi mai andati avanti. E bisogna fare un salto nel tempo, fino all’Unità d’Italia, quando sotto il governo Cavour si volle dare attuazione all’idea già lanciata in periodo borbonico. Oggi quel progetto viene rilanciato con forza. Se ne è parlato recentemente a Sant’Andrea di Conza, nel corso dell’affollata riunione tenuta sul futuro delle aree interne. In quella occasione si sono fatti notare i componenti del comitato per la ferrovia Eboli-Calitri.
Giacomo Rosa è il portavoce, e al Quotidiano del Sud consegna tutta la sua vitalità, nel rilanciare con forza e determinazione questa idea che troverà un altro momento di grosso confronto nell’assemblea che è stata organizzata per il 31 gennaio a Eboli, dove confluiranno parlamentari, esponenti di associazioni, sindaci, tra cui molti dell’Alta Irpinia, in particolare Caposele, Calabritto, Senerchia, Teora, Conza della Campania, Sant’Andrea di Conza, Calitri, Lioni. Invitata anche la presidente del Consiglio regionale, Rosetta D’Amelio.
Investire sulle idee e sui progetti, incalza Giacomo Rosa, che è stato sindaco di Contursi Terme, e che rilancia quanto espresso dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nella sua recente visita a Vallo della Lucania, quando ha sottolineato la necessità di progettare per riuscire ad ottenere fondi e dunque risultati utili per i territori. Del comitato fanno parte Laura Iserchia, e Pietro Calabrese, entrambi legati al territorio, ma tutti spinti a superare i confini e a fare squadra con tutti gli altri Comuni di questa dorsale appenninica per organizzare nuove forme di sviluppo: questa ferrovia è pensata come trasporto passeggeri e merci, e da collegarsi all’Alta velocità in valle Ufita. «E’ un progetto per il quale dobbiamo spenderci fino in fondo, con tutte le nostre energie – avverte Giacomo Rosa- lo dobbiamo fare per i nostri antenati, per quelli che non ci sono più, per quelli che si sono spesi affinché la rete venisse realizzata. E lo dobbiamo fare per le nostre terre, che devono tornare a vivere».

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