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Maxi evasione IVA sui carburanti: sequestri per 260 milioni, coinvolti 40 “missing traders” italiani.


NAPOLI – Maxi sequestro della Guardia di Finanza di Napoli per una frode fiscale nel settore dei carburanti che ha generato un mancato versamento di circa 260 milioni di euro di IVA. L’operazione, condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della città partenopea su richiesta della Procura Europea (EPPO) di Napoli e Bologna, ha colpito una società riconducibile a un imprenditore campano già condannato in primo grado a otto anni di reclusione e a una multa di 8.600 euro, con confisca di beni fino a 73 milioni di euro.

Maxi evasione Iva sui carburanti: l’indagine

Secondo gli accertamenti, la società, formalmente intestata alla moglie dell’imprenditore, disponeva di un deposito fiscale a Magenta (Milano), utilizzato per facilitare schemi di frode carosello IVA nel commercio di carburanti. Il carburante veniva importato da fornitori in Croazia e Slovenia, oltre che da altri Paesi. Inoltre, veniva immesso sul mercato italiano attraverso una rete di oltre 40 “missing traders” che scomparivano senza versare l’IVA dovuta.

L’indagine ha coinvolto complessivamente 59 indagati e 13 società. Il gruppo era stato già smantellato nel marzo 2024 con misure cautelari per otto persone, tra cui i presunti capi. A aprile dello stesso anno, i finanzieri avevano sequestrato beni per 20 milioni di euro, tra cui un resort turistico e oltre 150 immobili. Secondo gli inquirenti, le operazioni simulate avrebbero generato fatture per oltre un miliardo di euro, causando il mancato pagamento di circa 260 milioni di IVA. L’organizzazione è inoltre sospettata di aver riciclato oltre 35 milioni di euro tramite conti bancari di società con sede in Ungheria e Romania.

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