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Divieto terzo mandato consecutivo al presidente della Giunta regionale. La Consulta boccia la legge della Campania.


Con una sentenza destinata a segnare un passaggio cruciale nella dialettica tra autonomie regionali e principi costituzionali, la Corte Costituzionale ha bocciato la legge della Regione Campania che avrebbe consentito un terzo mandato consecutivo al presidente della Giunta regionale. Secondo la Consulta, il divieto di ricandidatura rappresenta un principio fondamentale in materia elettorale, sancito dall’articolo 122 della Costituzione.

Divieto terzo mandato valido per tutte le Regioni a statuto ordinario

Il pronunciamento, depositato con le motivazioni della sentenza del 9 aprile, non riguarda soltanto la Campania o il governatore Vincenzo De Luca – che puntava al terzo mandato consecutivo – ma tutte le Regioni a statuto ordinario. La Consulta ha ribadito che il divieto imposto dalla legge statale ha valore immediato e non necessita di una specifica adozione da parte dei legislatori regionali. In altre parole, è già pienamente in vigore per tutte le regioni, senza bisogno di ulteriori leggi locali.

Un equilibrio tra democrazia diretta e limiti costituzionali

Il cuore della motivazione sta nel riconoscimento che il limite ai mandati costituisce un “temperamento di sistema” rispetto all’elezione diretta del presidente regionale. Si tratta, secondo la Corte, di una scelta discrezionale del legislatore statale per bilanciare i principi democratici con l’esigenza di evitare la concentrazione di potere in un singolo individuo. Il divieto non attiene alla forma di governo in senso stretto – che le regioni possono modellare con i propri statuti – ma all’elettorato passivo, ambito di competenza esclusiva del legislatore nazionale.

Divieto terzo mandato: un principio non negoziabile

La Consulta è chiara: anche norme precise e puntuali, come questa, possono costituire principi fondamentali e vincolanti. E come tutti i divieti, il limite ai mandati è un precetto immediatamente applicabile. Le regioni non possono ignorarlo o derogarlo nei propri ordinamenti, pena l’illegittimità costituzionale.

Il caso della Regione Campania

Nel caso della Campania, il divieto è operativo fin dal 2009, con l’entrata in vigore della legge elettorale regionale n. 4, che non solo non lo contraddice, ma richiama esplicitamente la compatibilità con le disposizioni statali vigenti. Di conseguenza, il tentativo di legittimare un terzo mandato per De Luca è stato dichiarato incostituzionale.

Il messaggio della Consulta è inequivocabile

Il messaggio della Consulta è inequivocabile: le autonomie regionali devono muoversi entro i limiti dei principi fondamentali fissati dalla Costituzione e dalle leggi dello Stato. Il divieto del terzo mandato è uno di questi. Non si tratta di una forzatura, ma di un presidio democratico volto a garantire l’alternanza, il pluralismo e la prevenzione delle derive personalistiche.

Con questa sentenza, la Corte Costituzionale ribadisce che la democrazia non è solo libertà di scelta, ma anche rispetto di regole comuni e limiti condivisi. Il divieto di terzo mandato non è un tecnicismo, ma un caposaldo della nostra architettura istituzionale. Un principio che tutela la qualità della democrazia, l’equilibrio dei poteri e l’alternanza al vertice delle istituzioni regionali.

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