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Arriva a Napoli la “Natura Morta” di Jago: un’opera da 12 milioni che conferma il ruolo dell’arte come strumento di lettura della realtà. Uno spazio in cui la bellezza riesce ancora a farsi voce, che colpisce, affascina e inquieta. Perché a volte, la bellezza deve urlare.
NAPOLI – Una natura morta senza frutta, ma colma di armi. Non è una natura morta. Non ci sono frutti, fiori, serenità. C’è la morte. C’è la violenza. C’è il rumore dei conflitti che l’arte trasforma in marmo, in un cesto che non porta nutrimento, ma pistole, proiettili, strumenti di distruzione. Una denuncia scolpita nel marmo, pesante come la storia che racconta. È “Natura Morta”, l’ultima, la nuova opera di Jago destinata a diventare uno dei simboli più potenti dell’arte contemporanea italiana. Dal 20 dicembre la scultura entra ufficialmente nella collezione dello Jago Museum della chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi, nel cuore pulsante del rione Sanità.
Arriva a Napoli la “Natura Morta” di Jago: un’opera da 12 milioni
Valutata 12 milioni di euro, l’opera è un grido che travolge ed è tra le più preziose del maestro. A certificarne il valore è il broker assicurativo Massimo Maggio della Wide Group, che spiega come la stima derivi da una combinazione di fattori: il numero e il prestigio delle esposizioni, la presenza nei cataloghi internazionali, la complessità tecnica e la qualità artistica dell’opera, oltre alla collocazione in luoghi d’eccellenza. E proprio uno di questi luoghi, la Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, ha ospitato “Natura Morta” per sei mesi, in un dialogo serrato con la celebre Canestra di frutta di Caravaggio. Secondo Maggio, «Jago è oggi l’artista contemporaneo più quotato in Italia», un riconoscimento che si riflette nella crescente attenzione internazionale verso le sue creazioni.
Il marmo statuario diventa materia viva, fredda e potente, trasformando un cesto apparentemente innocuo in un un monito sulla violenza dei conflitti e sulla fragilità della vita nel nostro tempo. Ogni arma, scolpita con precisione chirurgica, racconta una storia di fragilità, paura, violenza. Jago trasforma così un soggetto apparentemente quieto in un corpo contundente di verità. un’opera che non si limita a essere guardata, ma pretende di essere ascoltata. Lo spettatore è costretto a sentire, a reagire, a riflettere.
Jago Museum
Lo Jago Museum, recentemente rinnovato dopo i restauri, accoglie così un’opera che non solo decora, ma scuote. “Natura Morta” è un invito urgente a interrogarsi sul mondo che ci circonda: sull’arte che non tace, sulla bellezza che diventa coscienza, sul tempo in cui vivere e sopravvivere.
Per Napoli, che ha accolto Jago e ne ha accompagnato la crescita artistica, l’ingresso della scultura rappresenta una tappa significativa: un gesto che conferma il ruolo dell’arte come strumento di lettura della realtà e come spazio in cui la bellezza riesce ancora a farsi voce, che colpisce, affascina e inquieta. Perché a volte, la bellezza deve urlare.
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