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L’avvocato Pisani sollecita il Governo: dopo la condanna definitiva, lo Stato chieda scusa alla famiglia di Salvatore Giordano per l’incuria.
NAPOLI – Una ferita aperta da dodici anni per questo che l’avvocato Sergio Pisani, legale della famiglia di Salvatore Giordano, ha inviato un appello formale alla Presidente del Consiglio e al Presidente della regione Campania: «Affinché intervengano pubblicamente sulla tragica morte del quattordicenne, ucciso nel luglio 2014 dal crollo dei fregi della Galleria Umberto I di Napoli».
Dopo oltre un decennio di battaglie legali, la giustizia ha emesso il suo verdetto finale, confermando le responsabilità penali. «Dopo quasi 12 anni – ricorda l’avvocato Pisani in un comunicato – è arrivata una condanna definitiva che vede, tra gli altri, come responsabile anche un dirigente della Protezione civile del Comune di Napoli». Nonostante la sentenza sancisca che Salvatore sia stato vittima dell’incuria pubblica, la risposta delle istituzioni è stata, finora, un muro di gomma.
IL CASO DI SALVATORE GIORNATO E IL PARAGONE CON SANREMO: «TEMPI DIVERSI PER LE SCUSE»
Il legale contesta duramente il silenzio dei vertici dello Stato, sottolineando una disparità di attenzione mediatica e politica rispetto ad altri contesti: «Ho chiesto una cosa minima: una parola, delle scuse ai genitori, un gesto di responsabilità e un aiuto, ma finora silenzio totale. A Sanremo, però, le istituzioni trovano il tempo di intervenire subito».
Salvatore Giordano non morì per una tragica fatalità inevitabile, ma per il cedimento di un monumento che lo Stato aveva l’obbligo giuridico e morale di manutenere. «Salvatore è stato ucciso dal crollo di un monumento che lo Stato aveva il dovere di mettere in sicurezza. E oggi lo stesso Stato non trova neanche il coraggio di chiedere scusa ai suoi familiari», conclude Pisani. L’istanza presentata alla Presidenza del Consiglio mira a rompere questa inerzia, chiedendo che il riconoscimento della colpa nelle aule di tribunale si trasformi finalmente in un atto di umana e civile vicinanza verso una famiglia distrutta da una morte pubblica.
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