X
<
>

2 minuti per la lettura

Martedì l’incarico dei consulenti che dovranno effettuare l’autopsia sul corpo di Domenico, il bimbo trapiantato con un cuore danneggiato: sette medici indagati per omicidio colposo.


NAPOLI – Entra nel vivo l’inchiesta sulla tragica morte di Domenico Caliendo, il bambino di due anni  e 4 mesi deceduto il 21 febbraio 2026 dopo un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi. È fissato per martedì 2 marzo 2026, davanti al GIP del Tribunale di Napoli, Sorrentino, il conferimento dell’incarico ai periti che dovranno eseguire l’autopsia sul corpo del piccolo. I magistrati della VI sezione (Lavoro e colpe professionali) hanno iscritto nel registro degli indagati sette medici dell’equipe che ha seguito il caso. L’ipotesi di reato formulata è omicidio colposo in concorso. L’esame autoptico sarà il passaggio cruciale per accertare eventuali negligenze e stabilire il nesso di causalità tra le procedure seguite e il decesso. Ciascuno degli indagati avrà la facoltà di nominare consulenti di parte per assistere agli accertamenti.

NOMINA DEI CONSULENTI CHE EFFETTUERANNO L’AUTOPSIA SUL BIMBO TRAPIANTATO CON CUORE DANNEGGIATO CONSULENTI E IL GIALLO DEI DISPOSITIVI INUTILIZZATI

Mentre la magistratura prepara gli accertamenti tecnici, emerge un dettaglio inquietante dalla relazione di 295 pagine inviata dalla Regione Campania al Ministero della Salute. Il cuore destinato a Domenico sarebbe stato trasportato in un comune box termico blu, un contenitore privo dei sistemi di monitoraggio avanzati necessari per organi così delicati. Eppure, la tecnologia adeguata era presente in ospedale. Secondo quanto documentato dai vertici dell’Azienda dei Colli, l’ospedale disponeva di ben tre Paragonix. Due dispositivi erano pronti all’uso nella sala operatoria dei trapianti, mentre un terzo dispositivo era stoccato come riserva nella farmacia ospedaliera. Questi macchinari di ultima generazione garantiscono temperature costanti e monitorate, parametri definiti “fondamentali” per la sopravvivenza dei tessuti durante il trasporto.

LA REPLICA DELL’EQUIPE: «NON SAPEVAMO DI AVERLI»

L’aspetto più controverso riportato nella relazione firmata dal Direttore Generale Anna Iervolino e dal Direttore Sanitario Angela Annechiarico riguarda proprio la giustificazione fornita dai medici. Interpellati sul mancato utilizzo dei Paragonix, i componenti dell’equipe avrebbero risposto di non essere a conoscenza della disponibilità di tali dispositivi in azienda, nonostante l’ospedale ne fosse dotato già dal 2023. La discrasia tra le dotazioni tecnologiche d’eccellenza dell’Azienda e l’effettivo protocollo seguito sul campo sarà uno dei punti centrali dell’inchiesta, tesa a chiarire se il fallimento del trapianto possa essere legato alle modalità di conservazione del cuore.

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

SFOGLIA