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La città di Napoli si prepara a conferire la cittadinanza onoraria ad Aurelio De Laurentiis, presidente della SSC Napoli. Un riconoscimento che, nel dibattito del Consiglio Comunale, ha progressivamente oltrepassato i confini della celebrazione sportiva per assumere una valenza più ampia, identitaria e culturale.
NAPOLI – Il Consiglio Comunale di Napoli ha scelto una linea chiara: riconoscere ad Aurelio De Laurentiis un ruolo che va oltre la dimensione sportiva, proponendo il conferimento della cittadinanza onoraria con un ampio consenso trasversale. Un solo voto contrario e un’astensione hanno accompagnato un passaggio che, al di là dell’iter amministrativo, assume il valore di una dichiarazione politica e culturale sulla città e sul suo rapporto con il calcio. La proposta, presentata dal gruppo di Forza Italia, ha trovato in Aula una narrazione forte e identitaria. «Napoli vive di calcio, respira calcio, si riconosce nel calcio», ha affermato la capogruppo Iris Savastano, rivendicando il ruolo dello sport come infrastruttura emotiva e simbolica della città. Un’idea che si intreccia con la storia recente del club e con la sua trasformazione sotto la guida di Aurelio De Laurentiis.
Aurelio De Laurentiis riceverà la cittadinanza onoraria di Napoli
Il punto di svolta evocato in Aula è il 2004: l’anno in cui il Napoli, reduce dal fallimento sportivo e societario, riparte dalla Serie C1 con un futuro incerto e una tifoseria ferita. Da quella frattura nasce un ciclo che, secondo i promotori dell’ordine del giorno, ha ridefinito non solo la traiettoria della società ma anche l’immagine della città nel mondo. Sotto la gestione De Laurentiis, il modello organizzativo del club si è fondato su sostenibilità economica, controllo dei costi e programmazione tecnica di lungo periodo. Una filosofia spesso divisiva, ma che ha prodotto risultati sportivi difficilmente contestabili: la risalita stabile ai vertici del calcio italiano ed europeo e la conquista di quattro scudetti complessivi nella storia recente del club, oltre a tre Coppe Italia e due Supercoppe Italiane per l’era moderna del Napoli.
Il Napoli di De Laurentiis
Ma nel dibattito consiliare il perimetro del riconoscimento si è allargato oltre il campo. Il Napoli di De Laurentiis è stato descritto come un vettore di promozione territoriale, capace di proiettare Napoli in una dimensione internazionale non solo sportiva ma anche turistica e culturale. Lo stadio Diego Armando Maradona viene ormai percepito come luogo-simbolo, attrazione globale e punto di riferimento per visitatori che associano la città alla sua squadra. Non è mancata, tuttavia, una voce critica. Il presidente della Commissione Cultura, Turismo e Attività Produttive del Consiglio Comunale Luigi Carbone ha sollevato un nodo politico non secondario: la cittadinanza onoraria, ha osservato, non può essere ridotta a una somma di risultati imprenditoriali o sportivi. E ha sottolineato come l’impatto occupazionale diretto della gestione De Laurentiis non sia stato, a suo avviso, particolarmente significativo.
Il calcio come infrastruttura culturale e turistica
Una puntualizzazione che ha spostato il dibattito su un piano più complesso: quale debba essere oggi il criterio di merito per un riconoscimento simbolico che rappresenta l’identità della città. La replica della maggioranza ha riportato il confronto sul terreno dell’immaginario collettivo. Il calcio, come ribadito, non è solo industria sportiva ma anche infrastruttura culturale e turistica. Un asset intangibile che incide sulla percezione internazionale di Napoli, sulla sua capacità di attrazione e sulla sua narrazione globale.
«Non è un atto di parte, ma un atto della città», è stata la sintesi politica di Savastano. Un gesto che, nelle intenzioni dei proponenti, dovrebbe certificare una trasformazione già avvenuta nella percezione pubblica: quella di un Napoli tornato stabilmente protagonista anche grazie alla propria squadra. Resta, sullo sfondo, la domanda più ampia che questa decisione riapre: quanto il calcio possa essere considerato oggi un fattore identitario e istituzionale al pari delle tradizionali forme di merito civico. E fino a che punto la gratitudine collettiva verso i suoi protagonisti possa diventare riconoscimento ufficiale. Una domanda che Napoli, ancora una volta, non si limita a porsi: la vota e la consegna alla propria storia.
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